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ROLEX
Mare profondo
Si chiama Sea-Dweller DeepSea il nuovo riferimento per la modellistica subacquea professionale “tradizionale”. A realizzarlo è naturalmente la Rolex, che sposta a 3.900 metri di profondità il suo limite in immersione, scrivendo così un’altra pagina della storia orologiera contemporanea.
Anche nell’anno del suo centenario, la Rolex ha confermato la sua politica di continuità con i modelli di sempre, dal fascino indiscusso e intramontabile. Insomma, la Casa coronata riesce sempre a essere sulla bocca di tutti, anche senza stupire con effetti speciali e tuttavia senza mai deludere. Per i suoi primi cento anni, dunque, nessun esemplare del tutto inedito o con valenza commemorativa, nessuna eclatante edizione speciale, ma di Rolex se ne è parlato tantissimo lo stesso, pur se la Maison è andata semplicemente a rivisitare le sue arcinote collezioni. Anche se, a dire il vero, “semplicemente” non è proprio la parola giusta, viste le notevoli innovazioni tecniche apportate al suo modello più tecnico: il Sea-Dweller.
Prima di andare ad analizzarlo, facciamo qualche passo indietro nel tempo per conoscere l’evoluzione di questo esemplare.
Un po’ di storia
Il primo prototipo di Sea-Dweller nasce nel 1967. Ancora in fase sperimentale, la Ref. 1665 garantiva un’impermeabilità fino a 500 metri e presentava sul fondello la scritta “Patent Pending” ossia “in attesa di brevetto”. Nel 1969, su commissione della ditta francese Comex (Compagnie Maritime d’Expertise), specializzata in operazioni e interventi sottomarini, Rolex realizza un Submariner dotato di valvola a elio, per ovviare ai problemi di pressione che si verificavano a causa dell’elio impiegato nelle camere iperbariche, che causava la frantumazione del vetro una volta che l’orologio tornava alla normale pressione atmosferica. La Ref. 5514, dunque, presentava la valvola sulla carrure al 9 (che tra l’altro era già stata sperimentata sul prototipo del Sea-Dweller 1665) e riportava sia sul quadrante che sul fondello la scritta Comex, oltre al numero di dotazione di fornitura alla ditta. L’impermeabilità era garantita fino a 200 metri di profondità.
Il primo vero Oyster Perpetual Date Sea-Dweller arriva nel 1971, mettendo a frutto queste nuove soluzioni tecniche. Si trattava del “primo orologio subacqueo, impermeabile fino a 610 metri, provvisto di una valvola a elio”, che manteneva la Ref. 1665 del primo prototipo. La cassa e il vetro erano aumentati di spessore e rispetto agli altri modelli con calendario era sprovvisto di lente “Cyclops” sul datario. Al suo interno batteva il calibro automatico 1530.
La Ref. 1665 rimane sostanzialmente immutata fino alla fine degli anni ’70, quando - nel 1978 - viene lanciata la Ref. 16660 (l’uscita di catalogo della Ref. 1665 avviene nel 1981), con alcune varianti sostanziali, che ne confermano un utilizzo professionale sempre più accentuato. Raddoppia infatti il dato di impermeabilità, che arriva fino a 1.220 metri, grazie anche alla nuova corona Tiplock, con guarnizione O-Ring esterna e in più aumentano le dimensioni della valvola di decompressione per favorire meglio lo smaltimento dei gas e di conseguenza la protezione del movimento. La lunetta diventa unidirezionale per garantire maggiore sicurezza in immersione. Da notare, poi, che questo esemplare abbandona la denominazione Submariner sul quadrante, a sottolineare la nascita di un nuovo e ben personalizzato modello. “Dovunque scenda il palombaro Comex, il suo Rolex lo accompagna”: così recita negli anni ’80 un libretto di istruzioni della ditta francese, che riportava il record raggiunto dalla compagnia con un sub sceso fino a 406 metri dopo una permanenza di 24 ore in camera di compressione, migliorato nei giorni successivi fino a 501 metri e, nel 1992, fino a 701 metri.
Con un salto di dieci anni, arriviamo al 1988, quando la Ref. 16660 esce di produzione per lasciare il campo alla Ref. 16600 con bracciale Fliplock, che proprio da questo 2008 non sarà più in catalogo e viene sostituita dal nuovo DeepSea.
In principio fu l’Oyster
Il famoso sistema di serraggio a vite del fondello, detto Oyster, che permetteva una resistenza all’acqua prima impensabile, fu inventato da Rolex nel 1927 e fu sperimentato in quegli anni dalla nuotatrice inglese Mercedes Gleitze nella sua seconda traversata della Manica a nuoto. L’orologio, regolarmente indossato, si presentò alla fine perfettamente funzionante e senza nessuna traccia interna di umidità. La cassa Oyster è diventata un vero e proprio simbolo della Casa con la corona a cinque punte, e da lì le evoluzioni sono state tantissime. Vediamo dunque l’ultima in ordine di tempo, che raggiunge dei risultati davvero sorprendenti nel nuovo Sea-Dweller.
Cominciamo dal nome, che aggiunge alla denominazione Sea-Dweller anche quella DeepSea (letteralmente “mare profondo”). Un riferimento, questo, che lascia pochi dubbi su uno dei cambiamenti più rilevanti. L’impermeabilità, infatti, dalle precedenti 122 atmosfere passa ora a ben 390. Rispetto al modello capostipite (che ricordiamo era impermeabile fino a 61 atmosfere), dunque, il dato è ben più di sei volte maggiore, ma di anni da allora ne sono passati più di trentacinque. Quello che colpisce è che la differenza d’impermeabilità con l’esemplare dell’ultima generazione si è triplicata, a significare la notevole evoluzione tecnica degli ultimi tempi. Per poter soddisfare questa esigenza, dunque, è cambiata l’architettura della cassa in acciaio 904L - tra l’altro aumentata di diametro di 3 millimetri - con l’utilizzo del cosiddetto Ringlock System, brevettato da Rolex.
In cosa consiste? La cassa si compone di tre elementi: un anello ad alta resistenza, il vetro zaffiro, e il fondello (realizzato con una lega di titanio, inossidabile ed estremamente resistente). Tra questi ultimi due elementi viene collocato l’anello realizzato in acciaio inossidabile con uno specifico trattamento all’azoto, per contrastare la pressione esercitata dall’acqua sui due componenti principali della cassa. La maggiore resistenza alla pressione è dovuta anche al maggiore spessore, rispetto agli altri modelli Oyster, del vetro zaffiro sintetico, leggermente bombato.
Le altre innovazioni: cassa e quadrante
Aumentando le dimensioni della cassa, proporzionalmente aumentano anche quelle della valvola automatica per l’elio, che permette la fuoriuscita di questo gas, utilizzato in miscela con l’ossigeno per respirare nelle campane sottomarine alle alte profondità. A livello estetico, è da notare la nuova veste della lunetta girevole unidirezionale per calcolare i tempi di immersione: il disco nero in ceramica (il materiale è denominato Cerachrom e brevettato dalla Casa), infatti, le conferisce un appeal più contemporaneo e una resistenza pressoché eterna all’usura. Tra l’altro, per una maggiore sicurezza in immersione, il triangolo della scala graduata che indica lo zero contiene una capsula con un inedito materiale luminescente blu che lo rende più visibile nell’oscurità delle profondità marine.
Andando ad analizzare il quadrante, a prima vista non si notano grandi differenze con il modello che lo precede. Stesso colore (nero), stesse lancette Mercedes e stessi indici applicati in oro bianco. Ma osservandolo bene ci si può accorgere della differenza sostanziale, che aumenta la funzionalità di questo esemplare: indici e lancette sono ora più grandi e sono trattati con lo stesso materiale luminescente della lunetta, per migliorarne la leggibilità in qualsiasi condizione.
Il bracciale
Anche per il bracciale la Casa utilizza l’acciaio 904L, diversamente dalla maggior parte degli orologi odierni, realizzati in acciaio 316L. La lega adottata da Rolex, acciaio 904L appunto, aggiunge alla sua composizione del rame (Cu), che lo rende ancora più resistente a tutti i tipi di corrosione. Perciò, mentre il 316L è un acciaio inossidabile al Cr-Ni-Mo (austenitico, non temprabile, induribile mediante deformazione a freddo, con resistenza a corrosione intercristallina e alla vaiolatura da cloruri), il 904 L è un acciaio superinossidabile al Ni-Cr-Mo-Cu, quindi con l’aggiunta di rame (acciaio austenitico, resistente alla vaiolatura, alla corrosione sotto tensione e a quella interstiziale).
Il doppio sistema di regolazione di cui è dotato il bracciale permette un agevole utilizzo sulla muta fino a sette millimetri di spessore grazie alle lamelle aggiuntive Fliplock. Inoltre, la nuova chiusura Glidelock ne regola esattamente la lunghezza. Dopo aver sollevato la levetta di sicurezza che chiude la fibbia, si può alzare la placchetta centrale con i dentini, che copre la fibbia: si fa scorrere la maglia del bracciale in un verso o nell’altro (per allungarlo o accorciarlo); una volta richiusa la placchetta i dentini la bloccheranno alla lunghezza desiderata. Ogni scatto in avanti o indietro è di 1,8 millimetri e l’allungamento è possibile fino a 18 millimetri, con un massimo perciò di dieci scatti.
Il movimento
Il movimento è il “tradizionale” e collaudato calibro 3135, certificato cronometro COSC, adottato già nel Submariner dell’ultima generazione. Si tratta di un calibro ben noto per le sue caratteristiche di affidabilità. Da notare, però, un importante cambiamento: è stata abbandonata la spirale Nivarox per la nuova in Parachrom, fabbricata da Rolex in manifattura. Si tratta di una lega innovativa ideata dalla Casa ginevrina, che garantisce maggiore resistenza agli urti e ai campi magnetici, e già utilizzata dal marchio su tutti gli ultimi modelli tecnici, dal GMT-Master II al crono Yacht-Master II e al Milgauss. È realizzata con una lega di Niobio (elemento principale, la cui ossidazione le conferisce una particolare colorazione blu) e Zirconio, fusi assieme a una temperatura di 2.300°C e legati con altri metalli.
Conclusioni
In sostanza, ci troviamo di fronte a un subacqueo sempre più professionale, destinato a tutti coloro i quali non si limitano certo a un tranquillo bagno in mare o in piscina. I test effettuati dalla Rolex per garantirne un funzionamento ottimale sono tra i più rigorosi. Il DeepSea deve superare prove di impermeabilità realizzate grazie a speciali attrezzature sviluppate dalla Comex appositamente per il marchio.
Per concludere, ricordiamo che il nome DeepSea richiama un nobile predecessore del nuovo Sea-Dweller: il Rolex DeepSea Special, che nel 1960, attaccato alla parte esterna del batiscafo Trieste guidato dal “re degli abissi” Jacques Piccard (morto lo scorso 1 novembre in Svizzera, all’età di 86 anni), arrivò a toccare il fondo della Fossa delle Marianne, nell’Oceano Pacifico, stabilendo un record di immersione di 10.908 metri di profondità.
Le credenziali sono delle migliori. Ai posteri, anzi al mercato, l’ardua sentenza…
di
Simonetta Suzzi
foto di Alessandro Neri
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