|
home >> l'Orologio Speciale >> sommario >> articolo |
|
OMEGA 50 anni di Moon Watch “Il nuovo cronografo con tachimetro e produttometro, creato per la scienza, l’industria e lo sport”. Così recitava nel 1957 lo slogan di presentazione sul mercato dello Speedmaster. Omega celebra oggi i cinquant’anni del suo storico modello con una speciale serie commemorativa, un degno omaggio a questo straordinario cronografo che ha fatto la storia della Casa di Bienne e non solo. “Houston, abbiamo un problema”. Il serbatoio di ossigeno numero 2 del modulo di servizio dell’Apollo XIII era esploso, danneggiando il serbatoio primario. L’avaria provocò in breve anche la perdita di acqua e di energia elettrica e tutti i dispositivi di cronometraggio a bordo furono irrimediabilmente danneggiati. Bisognava cambiare destinazione: non più la Luna, che fu salutata dagli astronauti come “lost Moon”, bensì la Terra. Era il 1970 e a salvare la situazione fu l’unico strumento per la misurazione del tempo ancora funzionante: lo Speedmaster al polso del comandante James Lowell, di cui egli si servì per calcolare, con uno scarto di errore non superiore al secondo, l’istante fondamentale in cui accendere razzi di frenata per garantire il sicuro ritorno di tutto l’equipaggio sulla Terra. Ma la “carriera” di questo orologio era iniziata molto prima di quel drammatico momento, che gli valse tra l’altro lo Snoopy Award, il più alto riconoscimento assegnato dalla NASA. Prodotto per la prima volta nel 1957, l’Omega Speedmaster si annunciò fin da subito come un cronografo assolutamente rivoluzionario: “Une ère nouvelle s’ouvre avec votre chronographe Omega” era la frase riportata sulle istruzioni per l’uso di questo modello al momento del lancio. Questa affermazione si è dimostrata assolutamente vera: al polso di Armstrong, Aldrin e Collins nella missione Apollo XI del 1969, quando per la prima volta l’uomo mise piede sulla Luna, lo Speedmaster è stato l’unico cronografo a superare tutti i controlli effettuati dalla NASA per scegliere l’orologio da indossare nello spazio. Il primo modello realizzato nel 1957 era dotato di quadrante nero, lancette luminescenti di cui quella delle ore a forma di grossa freccia, scala tachimetrica incisa sulla lunetta, cassa impermeabile di 39 millimetri, fondello a vite, protezione aggiuntiva del movimento mediante un coperchietto interno, vetro infrangibile curvo, anse dritte, bracciale estensibile di metallo. Il primo calibro adottato fu il 321, realizzato dalla Lemania e messo a punto da Albert Piguet e Jaques Reymond, con funzioni cronografiche comandate da una ruota a colonne, frequenza di oscillazione di 18.000 alternanze/ora, spirale Breguet, bilanciere ad autocompensazione, riserva di marcia di 46 ore. Nel 1959 aumenta il diametro della cassa, portata a 40 millimetri, vengono adottate lancette Alpha, sui pulsanti crono sono montate delle guarnizioni “O-Ring”. Ma è con il modello del 1963 che lo Speedmaster assume il design che lo caratterizza ancora oggi: la cassa passa alla forma quasi tonneau, per l’adozione di protezioni laterali per pulsanti e corona che le conferiscono un aspetto asimmetrico sulla parte destra. Nel 1968, poi, viene montato per la prima volta il nuovo calibro 861, con cronografo a navette, che presentava una sostanziale modifica al movimento di base: la frequenza passava da 18.000 a 21.600 alternanze/ora, permettendo l’adozione di una spirale piatta e migliorando contemporaneamente la precisione di marcia. Con il 1969, anno dell’allunaggio, la Casa lancia il primo esemplare in oro; sul fondello compare la scritta “Omega Speedmaster - Apollo XI 1969 - The first watch worn on the moon”. Già dal 1962 la NASA aveva iniziato ad eseguire alcuni test su dodici modelli di importanti Case orologiere per valutarne l’utilizzo nelle missioni spaziali. I test da superare riguardavano la resistenza all’elevata umidità, alla corrosione, alle temperature estreme, alle vibrazioni, al rumore, alla pressione, e via dicendo. Fu ovviamente lo Speedmaster a passare tutti i test, assumendo, nel 1966, la denominazione “Professional”. Il primo Speedmaster a carica automatica con datario, che allora ospitava il calibro 1040 di fabbricazione sempre Lemania, è uscito dalla fabbrica nel 1971, con una cassa ancora rivisitata, che diventa monoblocco senza la lunetta aggiunta. L’anno successivo, in occasione del 125° anniversario di Omega, viene realizzato lo Speedmaster 125 in serie limitata a 2.000 esemplari con certificazione ufficiale di cronometro del COSC (la prima volta per un cronografo del marchio). Dal luglio 1975, data della storica cooperazione spaziale fra le navicelle Apollo e Soyuz, anche l’Ente Spaziale Russo sceglie lo Speedmaster per i suoi cosmonauti. Superata la crisi dell’orologeria degli anni ’70, dovuta all’avvento del quarzo, affiancando alla produzione tradizionale modelli simili nell’estetica agli esemplari giapponesi (anche con l’affissione digitale LCD), a partire dagli anni ’80 inizia una nuova serie dello Speedmaster con fondello trasparente, seguita da altre varianti, tra le quali la prima versione con fasi lunari e datario, del 1985, equipaggiata dal calibro manuale 866. Nel 1998, lo Speedmaster si proietta ancora verso lo spazio in rotta verso Marte con il modello X-33 in titanio, progettato in collaborazione con astronauti americani ed europei, cosmonauti russi e piloti professionisti, che integrava le più recenti caratteristiche tecniche richieste dagli esperti nel settore delle missioni spaziali con equipaggio. A bordo della navicella spaziale MIR, al polso dei cosmonauti sovietici, lo Speedmaster Professional X-33 ha inoltre ricevuto il certificato di idoneità NASA per le missioni dello Space Shuttle. Oggi lo Speedmaster continua la sua vitalissima evoluzione, mantenendo sempre una qualità senza compromessi e un design di comprovata efficacia. Il 2007 è l’anno del suo cinquantesimo compleanno: cinquant’anni portati splendidamente e che lo vedono tutt’oggi ancora in primo piano nella modellistica sportiva. Quindi, dopo aver superato undici test NASA, sei allunaggi, tutte le missioni spaziali USA con equipaggio e attualmente a bordo della stazione spaziale internazionale ISS, lo Speedmaster non perde il suo smalto e celebra la sua eterna giovinezza con una serie di modelli commemorativi di questo suo primo mezzo secolo di vita. Lo Speedmaster Professional Chronograph Moon Watch, realizzato in edizione limitata a 5.597 esemplari in acciaio, è un vero e proprio omaggio al modello del 1957, dal quale riprende il quadrante nero con i contatori tono su tono e la scala tachimetrica sulla lunetta. Cambia la meccanica, che comunque conserva la carica manuale, come nel movimento originario, sostituito ora con il calibro 1861, sviluppato dalla Lemania e testato a gravità zero. Questo calibro presenta le stesse caratteristiche tecniche dell’861, tranne un rubino in più (18 invece che 17) e una colorazione diversa che ora diventa rodiata, non più rosata. Il 1861 è il movimento attualmente utilizzato per le versioni di Moonwatch con fondello chiuso. Sul quadrante, inoltre, spicca il logo commemorativo del cavalluccio marino dorato al 12 e la dicitura “50th Anniversary”. Le lancette sono di tipo Dauphine, non come il capostite di tipo Broad Arrow, che sono invece riprese da un altro degli esemplari commemorativi, lo Speedmaster Broad Arrow Co-Axial, il quale adotta il celebre scappamento coassiale, in grado di offrire affidabilità e precisione migliori rispetto alla media. La versione qui fotografata, in acciaio con lunetta, pulsanti e corona in oro rosa, si fregia di un bel quadrante marrone sul quale spiccano le caratteristiche lancette Broad Arrow (che furono appunto sostituite nella modellistica Speedmaster nel 1963) e la data “1957” in rosso al 12. Il suo cuore è il calibro automatico 3313, modificato rispetto al vecchio 3303 (sviluppato con Fréderic Piguet e derivante, per grandi linee, dal calibro FP1185), anch’esso con tecnologia coassiale. È disponibile anche con quadrante nero lucido o argenté, in oro rosso o giallo. Al di fuori della serie commemorativa, lo Speedmaster Moon Watch continua la sua evoluzione proponendo anche una nuova versione di un modello creato dalla Casa nel 1974, denominato in seguito “chocolate-dial”. Il quadrante, infatti, originariamente nero, ha assunto nel tempo una colorazione marrone dovuta all’invecchiamento del colore che ne copre il fondo. Alla Omega è piaciuto questo “mutamento”, tanto da decidere di rinnovare questo esemplare a Basilea 2007, con una rivisitazione estremamente fedele dal punto di vista estetico (inalterato anche il cinturino brown in pelle), ma con la meccanica modificata. Il calibro 1863, infatti, sostituisce l’861 dal quale deriva, ma con finiture rodiate. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta e oggi, che dal primo allunaggio seguito con stupore e meraviglia da milioni di telespettatori siamo passati alle prime costosissime vacanze in giro per il cosmo, i viaggi nello spazio sono diventati una realtà sempre più vicina alla nostra dimensione quotidiana. Una cosa però non è cambiata: lo Speedmaster continua a conservare tutto il suo fascino allora come oggi e si conferma fra gli orologi più amati dagli appassionati di bella orologeria. di
Simonetta Suzzi |
