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La crescita continua

Il mondo del collezionismo sta vivendo un momento particolarmente felice, che vede finalmente un aumento dei nomi in vendita. E così, mentre ancora non si sono spenti gli echi dell’asta monotematica Rolex, già troviamo un’asta Panerai da Sotheby’s e aspettiamo la vendita Omega nel prossimo aprile da Antiquorum.

Mentre scriviamo queste note, il 2006 collezionistico è ben lungi dall’essere finito, mancano infatti ancora due appuntamenti decisamente importanti (l’asta Antiquorum dell’11 e 12 novembre a Ginevra, con ben 380 pezzi all’incanto, e quella del 14 novembre sempre nella stessa città, ma organizzata dalla Sotheby’s e con 331 modelli in vendita), tuttavia è più che lecito iniziare a trarre le prime “somme” riguardanti l’andamento di questo mercato.
La prima considerazione da fare, non così scontata, è che il collezionismo orologiero oggi “tira” più che mai. O, per meglio dire, è tornato a livelli altissimi e segna quotazioni che neanche nei fantastici anni ’90 saremmo riusciti ad immaginare. Il merito è della globalizzazione del mercato, che ha permesso a nuovi e facoltosi operatori di entrare in lizza a fianco della vecchia guardia, principalmente italiana e giapponese. Si stanno così facendo avanti nuovi collezionisti dalla Cina, dall’India, dal Sudafrica, dagli Stati Uniti e da tutti quei Paesi, piccoli o grandi, del sud-est asiatico, che stanno iniziando a spendere tutto quello che guadagnano con le loro mille fabbriche di ogni genere. Per non parlare dei russi, che sebbene ancora vengano immancabilmente catturati dai pavé di diamanti spalmati su accessori di ogni foggia e funzione, molto prima di quanto ci si aspetti cresceranno anche in cultura orologiera, e allora la concorrenza dei loro imperi economici si farà sentire.
Sarà anche per questo che le Case d’asta si fanno sempre più forti, come è il caso della Antiquorum, che ha visto un importante movimento all’interno della sua proprietà. Infatti Osvaldo Patrizzi, storico “direttore” della Casa d’aste ginevrina, all’inizio di quest’anno ha portato la sua quota di proprietà dal 20% al 50%, rafforzando quindi la sua posizione, mentre il restante 50%, nella stessa operazione, è stato acquisito dal colosso giapponese Artist House Holdings Inc., di Kazushige Murakami, che spazia in tutto il mondo dei media, dall’editoria alla produzione filmografica e musicale, fino agli investimenti finanziari ed ai programmi tv. “I miei partner giapponesi sono molto in gamba, e l’ufficio Antiquorum di Tokio è molto attivo”, così ha commentato con noi lo stesso Patrizzi, che giustamente ha visto in questa partnership l’opportunità di aggiungere un grande potere mediatico al suo elevato livello qualitativo nelle vendite. Con in più il valore aggiunto del Giappone, nazione che, come abbiamo già detto in precedenza, da diversi anni manifesta un grandissimo interesse per l’orologeria d’epoca.

Il trend attuale

Quali sono gli orologi più collezionati in questo 2006? Se dovessimo guardare esclusivamente le aggiudicazioni, diremmo che il duopolio Rolex e Patek Philippe non ha subito grossi scossoni. In realtà molto è successo. Per prima cosa la produzione Rolex si sta finalmente sdoganando dal sempiterno Daytona, che pure ha raggiunto quotazioni stratosferiche. Stanno infatti crescendo finalmente anche i bellissimi cronografi monoblocco, i primi Oyster sia crono che non, e naturalmente i Dato-Compax. Non si muovono più di tanto i Prince, ma in questo caso l’unica vera limitazione è nell’esiguo numero di pezzi disponibili, quasi tutti felicemente e stabilmente inseriti nelle collezioni più importanti.
Per quanto riguarda invece Patek Philippe, grande fermento c’è sempre intorno ai cronografi 130 e 1463, assieme a tutti i crono-perpetui. Da notare, poi, che le tantissime richieste per i modelli di questo marchio hanno portato sia all’aumento delle quotazioni dei sostanzialmente “pochi” modelli d’epoca, sia all’arrivo anche nelle aste più importanti di pezzi nuovi o addirittura contemporanei, che sovente sono riusciti a strappare aggiudicazioni di tutto rispetto.
Ma torniamo al nostro discorso iniziale. Infatti, oltre a Patek Philippe, altri marchi importanti si stanno sempre più imponendo tra gli appassionati di tutto il mondo. Su tutti la Vacheron Constantin, che ancora sente il benefico influsso dell’asta monotematica della scorsa stagione. I suoi pezzi hanno mantenuto delle ottime quotazioni, decisamente meritate per un produttore che da sempre fa della qualità e dell’innovazione i suoi principali cavalli di battaglia.
Chi invece si fa avanti con maggiore forza è la Panerai, sempre più amata dai collezionisti di tutto il mondo. Presente oramai in tutte le aste più importanti, lo scorso ottobre ha anche avuto l’onore della sua prima “monotematica”, realizzata da Sotheby’s a Hong Kong. Tutti i 42 pezzi che ne componevano il catalogo sono andati venduti, per un totale di circa 750.000 euro, con aggiudicazioni che quasi sempre hanno raddoppiato o triplicato la stima di partenza. Il merito, in questo caso, è da trovare senza dubbio nell’altissima qualità della produzione attuale, che sta spingendo come un possente volano tutto quello che sia stato marcato Panerai in qualsiasi epoca.
Un altro nome in crescita è quello della Omega, ma in questo caso è necessario fare un discorso a parte.

Il futuro: Omegamania

Come oramai accade da diverso tempo, la Antiquorum organizza ancora una volta una vendita all’asta tematica, dedicata cioè a una marca, a un orologiaio, alla produzione di una città o di una nazione. Lo scopo è quello di fare apprezzare le opere di alcuni fra i più importanti personaggi che hanno reso famosa e popolare nel tempo quest’autentica arte. La scelta per il 2007 è caduta sulla Omega. “Non è evidentemente una coincidenza - a parlare è il già citato Osvaldo Patrizzi, ceo della Antiquorum - da tempo ne discutevamo tra noi: questa manifattura, sia da un punto di vista storico che tecnologico, nulla ha da invidiare a marche più quotate a livello collezionistico e questa disattenzione ci sembrava una mancanza cui dovevamo rapidamente rimediare. I cinquant’anni anni dello Speedmaster ci sono sembrati l’appuntamento da non mancare: l’anniversario di uno degli orologi più famosi al mondo era l’avvenimento che aspettavamo. Inoltrandoci sempre più nella storia di questa manifattura e nella varietà dei suoi modelli, piano piano ci siamo resi conto di alcuni fatti estremamente interessanti che hanno segnato la sua storia e che a nostro avviso sono passati inosservati. Queste deduzioni hanno poi trovato conferma quando abbiamo cercato una marca che fosse intellettualmente paragonabile a Omega, sia per la qualità del prodotto che per la varietà dei modelli. Quello che più ci ha colpito, e che definitivamente ci ha convinti di quanto ben fondate fossero le nostre riflessioni, è stato il parallelismo che abbiamo riscontrato tra le creazioni Omega e le creazioni Rolex. La recente vendita della collezione Mondani ha dimostrato con vigore quanto i modelli professional siano stati il cardine del successo commerciale della Rolex e quanto siano oggi apprezzati dai collezionisti. Ebbene, Omega, con i modelli Master, sovente ha anticipato i prodotti Rolex, qualche altra volta li ha seguiti, sempre ha soddisfatto lo stesso tipo di clientela: Omega ha prodotto la stessa tipologia di orologi interpretandola a suo modo, con la sua tecnologia e il suo savoir -faire”.
In definitiva, se il 2006 sta finendo bene, il 2007 promette ancora meglio. Staremo a vedere.

di Patrizio Vilone