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Ritorno al passato

La riserva di carica di 8 giorni appartiene al DNA della Panerai sin dagli anni ’40. Oggi questa funzionalità torna di nuovo a vivere nel primo Radiomir con movimento di manifattura: e la storia continua…

Nel XIV volume de “La Marina Militare nella Seconda Guerra Mondiale”, realizzato dall’Ufficio Storico della stessa arma, si legge: “In seguito a richiesta del comando del 1° Gruppo Sommergibili, il Ministero, fin dal settembre 1935, dispose che la Commissione Permanente studiasse la realizzazione di uno speciale orologio subacqueo luminoso per palombari. Detta Commissione consegnò al comando del 1° Gruppo Sommergibili vari tipi di orologi subacquei già esistenti in commercio, ma tutti dettero risultati poco soddisfacenti per la poca luminosità e resistenza all’acqua e alla pressione. Nel marzo del 1936 fu consegnato un orologio a radiomir da polso che, sperimentato in mare sia di giorno sia di notte, si dimostrò ottimo sotto tutti gli aspetti. Fu pertanto deciso di ordinare senz’altro 10 esemplari di tale orologio che vennero poi adoperati in tutte le esercitazioni con risultati molto soddisfacenti”. Inizia così la storia del Radiomir, singolare inimitabile orologio subacqueo, che nelle sue prime versioni si caratterizzava per la grossa lunetta dodecagonale avvitata, con incisa la scritta “Officine Panerai Brevettato” (lunetta avvitata e scritta oggi utilizzate per il fondello, ma senza la dicitura “brevettato”), mentre sul quadrante faceva bella mostra di sé l’inconfondibile logo Radiomir Panerai.
Oggi, a ben 70 anni di distanza, l’operazione più difficile che un costruttore di orologi che continua a chiamarsi Panerai poteva compiere è senza dubbio il riuscire a costruire un segnatempo che risultasse, da una parte, rispettoso della tradizione di avanguardia tecnologica del celebre marchio fiorentino e, dall’altra, che ne riscoprisse il feeling “tattile” per certi versi unico ed inimitabile. Vedendo e potendo toccare con mano il nuovo Panerai Radiomir 8 Days Gmt, ci siamo
immediatamente resi conto che, con grande gioia dei suoi sempre più numerosi appassionati e cultori, questi due obiettivi sono stati pienamente raggiunti. Questo modello, infatti, vuoi per l’adozione del primo calibro interamente di manifattura Panerai (prima avevamo visto al suo interno meccaniche della Rolex, Angelus, Unitas, Venus, Lemania, Schild, Valjoux, Frédérique Piguet, Zenith…), vuoi per l’innovativa visualizzazione in linea della riserva di carica, ma soprattutto per il riuscito accostamento tra i colori, le finiture, la costruzione della cassa, quella del quadrante, lo stile dei caratteri degli indici e delle scritte, riesce a trasmettere all’utilizzatore una fisicità assolutamente positiva. In pratica, si ha la piacevole impressione, avallata da un data-sheet tecnico di tutto rispetto, di indossare al polso un pezzo di ottima orologeria, dove nulla è lasciato al caso (tranne il nome del suo futuro acquirente…).
Ma vediamo ora di entrare nel dettaglio dell’importante dotazione tecnica dell’orologio. Il Radiomir 8 Days GMT (peccato che nel suo nome non sia stata marcata l’impronta italica con un bel “8 giorni”) si inserisce felicemente nella collezione Radiomir, mantenendo intatte tutte le sue valenze, fatte di particolari finiture per la cassa e il quadrante, ma soprattutto di un bilanciato e riuscito rapporto nella grandezza, quantità e qualità delle indicazioni poste sul quadrante. Due le versioni che ne verranno prodotte, ambedue purtroppo esclusivamente in tiratura limitata e numerata: 50 esemplari con cassa in platino con Ref. PAM00201; 200 esemplari con cassa in oro bianco con Ref. PAM00200 (visibile nel servizio fotografico di queste pagine e naturalmente sulla nostra copertina). Per tutti e due il cinturino è in alligatore cucito a mano con fibbia regolabile personalizzata in oro bianco.
La parte che invece provocherà più emozioni proprio fra i tanti “paneristi” che questo orologio, in una maniera o nell’altra, lo stavano aspettando da tempo, è senza dubbio quella meccanica. II calibro Panerai P2002 è infatti il primo movimento interamente realizzato negli atelier Panerai di Neuchâtel. Si tratta dell’atteso frutto della capacità creativa e innovativa della Panerai e dell’abilità pratica dei suoi maestri orologiai, e con esso la Casa è riuscita ancora una volta a coniugare la tradizione creativa italiana e il know-how tecnico svizzero. La riserva di marcia, con gli 8 giorni di autonomia di funzionamento (idealmente ripresi dalla tradizione dei movimenti Angelus degli anni ’40), viene interpretata attraverso un organo motore di nuova concezione, formato da 3 bariletti, e un indicatore della riserva di marcia contraddistinto dall’andamento lineare. Inoltre, merita di essere ricordato come il sistema di messa all’ora utilizzi il dispositivo zero-reset, con l’arresto del bilanciere e la lancetta dei secondi che si allinea di scatto sullo zero quando viene estratta la corona (nessuna meraviglia, si chiama “condivisione di tecnologie”, ed in questo caso coinvolge un altro celebre marchio appartenente al gruppo Richemont, ovvero la A. Lange & Söhne), per una regolazione accurata e sincronizzata con il segnale orario di riferimento. In pratica, durante la messa all’ora, effettuata come di consueto estraendo completamente la corona di carica (che assume quindi la posizione estrema), la lancetta dei secondi, collocata sull’apposito settore al 9, si posiziona istantaneamente sullo zero e si arresta. In questo modo si ottiene la precisa regolazione dell’ora attraverso le lancette di ore e minuti, in quanto allo scoccare del segnale orario utilizzato come riferimento, basta premere la corona e le lancette di ore, minuti e secondi partiranno in perfetta sincronia. Tale risultato viene raggiunto grazie al già citato dispositivo zero-reset, formato da 15 componenti, con un funzionamento simile a quello di azzeramento della lancetta centrale dei secondi sui cronografi. Sull’asse della ruota dei secondi del calibro P2002 è infatti fissata una piccola camma a forma di cuore, sulla quale agisce, nel momento in cui si estrae la corona di carica, una leva analoga al martello di azzeramento di un cronografo, che fa ruotare la camma (premendo lungo il suo particolare profilo) fino a portarla alla sua naturale posizione di arresto, corrispondente all’allineamento della lancetta dei secondi sullo zero; nello stesso istante un’altra leva arresta il bilanciere, bloccandone momentaneamente l’oscillazione.
Le caratteristiche tecniche del calibro Panerai P2002 sono le seguenti: a carica rigorosamente manuale, è costituito da 245 elementi (i suoi rubini sono 21, ovvero il numero giusto in un modello con piccole complicazioni), monta un bilanciere a spirale libera (per regolare la frequenza di funzionamento si agisce direttamente sul bilanciere, con il metodo inerziale, che offre una precisione più accurata rispetto alla regolazione a mezzo della racchetta) che oscilla alla frequenza di 28.800 alternanze/ora (4 Hertz).
Nel rispetto della filosofia costruttiva di Panerai, la cassa di grandi dimensioni trova riscontro nello sviluppo dimensionale del meccanismo, di diametro pari a 13 linee e 3/4 (la linea di Parigi è un’unità di misura ancor oggi usata in orologeria per indicare il diametro dei calibri; una linea corrisponde a 2,255 millimetri, pertanto il P2002 si presenta con 31 millimetri di diametro).
Il quadrante dal fondo nero è il caratteristico “quadrante a sandwich” Panerai, composto da due placche sovrapposte, la superiore con indici e numeri traforati, quella inferiore ricoperta di uno strato di SuperLuminova, sostanza luminescente innocua per l’organismo. Per quanto riguarda le informazioni riportate, in corrispondenza delle ore 3 si apre la finestrella del datario, con lente di ingrandimento ricavata nello spessore del vetro, e al 6 un indice triangolare si sposta su un settore graduato, segnalando i giorni residui di autonomia garantiti dalle molle contenute nei tre bariletti di carica. Posizionati in serie, due bariletti sono sovrapposti uno sull’altro, mentre sul terzo bariletto vengono ospitati i 30 elementi che costituiscono il meccanismo della riserva di carica, con indice mobile fissato a una cremagliera.
Tra le particolarità funzionali di questo modello va infine ricordato anche il secondo fuso orario, altra specialità spesso usata dalla moderna Panerai. Il Radiomir 8 Days GMT impiega una modalità a doppia lancetta per l’indicazione del secondo fuso orario sia sulle 12 che sulle 24 ore (le prime con una lancetta a freccia centrale, le seconde sul quadrantino al 9 con indicazione am/pm), dove le lancette centrali indicano ovviamente anche l’ora principale. Tutte le operazioni di rimessa di questo modello si effettuano per mezzo della corona di carica (nessun pulsante esterno quindi), che modifica sia l’indicazione dell’ora locale, che si muove a scatti di un’ora, sia quella del secondo fuso orario.
L’ultima considerazione riguarda, come di consueto, il prezzo. Questo è abbastanza elevato, come sarebbe stato facile prevedere trattandosi di un modello in oro bianco in serie limitata a soli 200 esemplari, e risente in maniera rilevante anche del grosso sforzo economico che la Casa ha voluto compiere per realizzare il suo primo modello interamente di manifattura. Proprio questo però risulterà essere un importante quanto qualificante plusvalore, che lo renderà di certo appetibile a tutti i collezionisti della Casa fiorentina. Non resta che augurarsi che il futuro di Panerai mantenga il tracciato segnato con questo modello, perfettamente in linea sia con la sua tradizione che con le sempre crescenti aspettative dei suoi tanti estimatori sparsi in tutto il mondo.

di Paolo Gobbi
foto di Alessandro Neri