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Un
affare chiamato collezionismo
Il
mondo dell’orologeria d’epoca sta vivendo un momento di grande
entusiasmo economico. Questo però ha fatto nascere o espandere
delle problematiche fino ad oggi inesistenti o sottovalutate, prima fra
tutte quella dei falsi e dei contraffatti. Vediamo allora che futuro ci
possiamo o ci dobbiamo aspettare da questo peculiare settore orologiero.
Pronti
a mettere in archivio anche questo 2005, non possiamo fare a meno di avventurarci
in una
piccola disamina riguardo al sempre più vasto e coinvolgente settore
dell’orologeria d’epoca e da collezione. Stiamo infatti assistendo
da una parte ad un continuo proliferare di vendite all’asta internazionali,
dall’altra all’espandersi a dismisura di realtà commerciali
che vendono sia modelli d’epoca che “nuovi-usati”, utilizzando
tutti i canali propagandistici possibili, dai quotidiani cartacei ad Internet.
Centinaia se non migliaia di esperti, venditori, procacciatori a vario
titolo, recitano le loro litanie su desolanti programmi a pagamento che
si rincorrono su tutte le TV private della nostra penisola, promettendo
affari strabilianti, svendendo il più possibile segnatempo colmi
di brillanti e privi di inventiva. Senza nessun controllo apparente, maneggiando
cronografi e tourbillon come fossero cetrioli, li presentano sommariamente
davanti a scenografie disadorne, cercando di comprenderne loro per primi
le funzionalità spesso nascoste e badando principalmente a mettere
in luce lo sconto effettuato e la possibilità di pagare tramite
le solite “comode rate”. Si è così arrivati
ad una sorta di apoteosi dell’orologio “usa e getta”,
dove anche il pezzo più importante si acquista per 200 euro al
mese (ma attenzione, i mesi possono essere 60, 90...), dove la garanzia
del concessionario ufficiale viene soppiantata da quella del venditore,
dove il lavoro di tante persone in tempi diversi, dal progettista, al
costruttore, al venditore autorizzato, viene vanificato e svilito dalla
chimera del risparmio a tutti i costi e dalla ricerca di un improbabile
“affare della vita”.
Pezzi da collezione?
Ma torniamo a parlare delle aste. Abbiamo detto che il loro numero sta
aumentando in maniera esponenziale e con esso, naturalmente, il numero
dei pezzi che sono messi in vendita. Questo ha portato alla nascita di
due fenomeni. Il primo, sotto alcuni punti di vista anche apprezzabile,
è la comparsa sempre più frequente, nel corso delle vendite,
di modelli di produzione recente o addirittura attuale. Questo ha permesso
da una parte ad alcune importanti orologerie mondiali di “svuotare”
il magazzino degli invenduti (permettendo loro di rimpiazzarli con modelli
nuovi), e dall’altra ha offerto la possibilità agli acquirenti
di aggiudicarsi, a volte a cifre decisamente interessanti, pezzi che altrimenti
sarebbero stati lontani dalla portata delle loro tasche.
Il secondo fenomeno, che invece sollecita più di un dubbio tra
gli appassionati più esperti, è il proliferare dei modelli
d’epoca speciali, quelli cioè che presentano un quadrante
o una cassa al di fuori dell’ordinario. Impossibile, ad esempio,
non notare come i Daytona oggi proposti sul mercato siano quasi tutti
Paul Newman, e come i cronografi con calendario completo basati sul calibro
72C della Valjoux che non siano della Rolex (che per inciso usava il 72C
nientedimeno che per il Dato
Compax) siano praticamente tutti scomparsi. Insomma, l’impressione
che si ricava è che l’offerta segua fin troppo la domanda.
Tutto questo tocca però solo marginalmente il mercato italiano.
I nostri compratori, infatti, sono diventati, dopo anni ed anni di esperienza,
delle vecchie volpi ben allenate. Molto spesso sono in grado di riconoscere
il vero dal ricostruito, ma soprattutto sanno di avere a disposizione
tanti aiuti importanti: la cultura che innegabilmente le riviste di settore
come l’Orologio alimentano; la correttezza di alcuni mercanti di
orologeria d’epoca che ben interpretano questo mestiere; la bravura
di alcuni riparatori onesti che sanno distinguere le varie epoche di lavorazione
di un pezzo; la solidarietà e l’amicizia degli altri appassionati,
figlie di mille incontri alle varie manifestazioni fieristiche oppure
della conoscenza tramite alcuni forum di discussione on-line ben avviati.
Proliferano intanto in maniera assolutamente indiscriminata le offerte
di orologi in vendita via Internet. Qui la situazione si fa ancora più
difficile, in quanto il controllo prima dell’acquisto è praticamente
impossibile, il pagamento deve essere effettuato in anticipo e la garanzia
sul venduto diventa del tutto aleatoria. Inoltre, parlando con alcuni
operatori del settore, risulta che spesso articoli rubati siano stati
rimessi in circolazione proprio utilizzando il canale delle vendite on-line.
Le società che le gestiscono (molte sono quelle assolutamente regolari)
qualche volta non riescono a controllare l’origine dei prodotti
e capita di vedere orologi con marchi famosi contraffatti, o palesemente
imitati, venduti a prezzi inverosimili. Sarà in questo caso il
compratore, in base alla sua cultura, o più semplicemente sfruttando
l’arte del buon senso, a vagliare le offerte più o meno interessanti
ma soprattutto veritiere.
I falsi non sono più un gioco
Uno dei problemi che affliggono con sempre maggiore insistenza il mercato
del collezionismo orologiero, sia quello d’epoca che moderno, è
quello dei falsi. Sono infatti sempre più numerose le rielaborazioni
fraudolente, mascherate ad arte da venditori e mercanti con pochi scrupoli,
ma al contrario di grande importanza economica e non solo. Montare infatti
un falso quadrante su di un cronografo d’epoca può addirittura
raddoppiare o triplicare il suo prezzo di vendita.
Non si tratta di un peccato veniale, ma di una vera e propria truffa,
che può vedere coinvolto sia il venditore che l’acquirente.
A questo riguardo ci sembra corretto ricordare che la situazione legislativa
italiana, proprio in questo 2005, è profondamente cambiata, con
un inasprimento della sanzione sia per chi vende dei falsi (o dei contraffatti),
sia per chi li acquista.
Sono state infatti realizzate delle importanti misure contro la contraffazione,
contenute nel provvedimento per lo sviluppo e la competitività
(il decreto legge n. 35/05, in vigore dal 17 marzo scorso, trasformato
in legge n. 80 “Disposizioni urgenti nell’ambito del Piano
di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale” del
14 maggio 2005) alle quali, tra l’altro, con il maxi-emendamento
approvato nel maggio scorso, si è aggiunta la creazione di un alto
Commissario che, accanto alle consuete attività di monitoraggio
e prevenzione, svolgerà anche funzioni di repressione.
L’inasprimento delle sanzioni contemplato è rivolto a chi
mette in commercio prodotti con segni ingannevoli, perché anche
la semplice imitazione di un prodotto con un segno distintivo può
trarre in inganno l’acquirente. Se questa imitazione è tale
da provocare un errore da parte del consumatore sull’origine, la
provenienza e la qualità dell’opera, costituisce reato ed
è punita in base all’articolo 517 del Codice penale: resta
inalterata la pena di un anno di reclusione, ma il tetto massimo della
multa è elevato di venti volte (da 1.032 euro a 20.000 euro).
E chi acquista i falsi?
Per chi compra, invece, è prevista una sanzione amministrativa,
ossia una multa che può arrivare a un massimo di 10.000 euro. Stessa
sanzione per chi, senza una verifica preventiva sull’origine del
prodotto, ne diventa intermediario. Ma attenzione, alla multa può
aggiungersi la contestazione di un reato secondo quanto previsto dall’articolo
712 del Codice, che sanziona chi acquista cose che per una serie di indizi
(come la bassa qualità del bene, il prezzo, il tipo di venditore)
avrebbe potuto sospettare provenire da un delitto. In questo caso si rischia
l’arresto fino a sei mesi e di pagare una cifra non inferiore a
10 euro di multa (va notato che pur essendo l’importo basso, qui
la sanzione è più grave perché di tipo penale). In
pratica, se sapete che l’orologio che state acquistando non è
regolare, correte il rischio di andare a finire in galera...
È bene quindi verificare sempre la provenienza di un orologio,
se necessario identificare il negozio dove lo stesso è stato acquistato
e richiedere i documenti che attestano l’acquisto e il titolo di
proprietà, come lo scontrino, l’eventuale fattura o la garanzia.
Come se tutto questo non bastasse, le verifiche possono essere fatte in
ogni momento dal-
la Polizia Municipale, dalla Guardia di Finanza, dalla Polizia di Stato
o dai Carabinieri, i quali possono applicare sanzioni e multe, intervenendo
in base sia ad un lavoro investigativo che a delle segnalazioni di privati
o produttori. Senza poi dimenticare che continuano in ogni caso a valere
le norme del Codice penale per chi nel nostro Paese riproduce integralmente
o altera anche parzialmente e utilizza i marchi o segni distintivi nazionali
o esteri delle opere dell’ingegno o dei prodotti industriali. Ad
esempio, chi falsifica un orologio con un marchio registrato, commette
un reato per il quale è prevista la reclusione fino a tre anni
e la multa fino a 2.064 euro (articolo 473 Codice penale, primo comma).
Stessa multa, ma reclusione fino a due anni (articolo 474 C.p.), per chi
introduce nel territorio italiano prodotti contraffatti con lo scopo di
farne commercio, chi li tiene in deposito per venderli, chi li mette in
vendita ma anche chi mette in circolazione tutte quelle opere dell’ingegno
o quei prodotti industriali che abbiano marchi o segni distintivi contraffatti
o alterati.
Concludendo
Il collezionismo orologiero è e rimane ancora oggi una delle passioni
in assoluto più belle ed interessanti che si possano svolgere.
Sarà poi sempre più bella ed appagante se si rispettano
le regole del vivere comune, se si evita di alimentare il mondo dei falsi,
se si rifugge dalle repliche che sviliscono il lavoro di tanti, se si
premia, anche economicamente, i venditori onesti e corretti. L’orologio
importante contemporaneo merita quindi di essere acquistato dal concessionario
ufficiale, mentre per quello d’epoca saranno i mercanti di provata
e conosciuta affidabilità a dare la loro indispensabile garanzia.
Inutile cercare scorciatoie, il risultato infatti sarà, il più
delle volte, estremamente deludente. E questo non fa bene a nessuno, soprattutto
non fa bene all’orologeria.
di
Paolo Gobbi
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