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EDITORIALE

L’anno dell’orologio

Un anno, quando si è molto giovani, può sembrare un periodo lunghissimo e il suo trascorrere segna spesso transizioni di una rilevanza eccezionale. Tutti sanno quanto sia importante per un ragazzo, essere iscritto alla prima media piuttosto che alla quinta elementare. O come ci si possa sentire, un anno dopo aver superato gli esami di “maturità” ...


l’Orologio ha compiuto il Settembre scorso undici anni, e ipotizzando che per una rivista gli anni andrebbero probabilmente valutati come equivalenti ad almeno tre o quattro dei nostri, l’Orologio  avrebbe già sicuramente oltrepassato il mezzo del cammin della sua vita, che peraltro tutti auspichiamo possa durare molto ma molto oltre il compimento dei prossimi undici anni.
È quindi naturale, che sia arrivata anche per l’Orologio la voglia di dar prova, oltre ogni ragionevole dubbio, di essere ormai più che “matura”.
Eccola dunque proporsi a voi in una forma Speciale che contiene molte informazioni normalmente riservate agli addetti ai lavori, ma che la direzione e la redazione de l’Orologio hanno ritenuto fosse utile comunicare in modo completo e dettagliato anche ai loro ormai “maturissimi” lettori...

Buona parte della cronaca degli eventi mondiali, nei quali ci siamo imbattuti compilando questo Almanacco 2003, ove  la nostra attenzione si soffermasse sui comportamenti degli uomini di potere, potrebbe essere facilmente scambiata con quella di un qualunque precedente periodo, trascorso anche da più di duemila anni. Dal nostro particolare punto di vista, invece, ripercorrere con rinnovata attenzione gli eventi più importanti che hanno caratterizzato l’anno compreso fra il Novembre 2002 e l’Ottobre 2003, ha significato anche poter più facilmente comprendere quali motivazioni siano alla base delle più recenti evoluzioni dell’orologeria. Uno degli elementi che hanno maggiormente caratterizzato le scelte di quasi tutte le Case orologiere, negli ultimi dodici mesi, è stata la presa di coscienza che la situazione mondiale richiedeva, da parte di tutte le aziende produttrici, un rinnovato impegno sul fronte Ricerca e Sviluppo: il solo che potrà consentire una evoluzione intelligente di tutti i mercati, congruente con le mutate richieste dei consumatori.
L’orologio è un prodotto, caratterizzato però da particolarità che lo rendono abbastanza diverso da quelli che siamo tutti abituati a considerare come tali. Non ultima il fatto che, pur essendo anch’esso un oggetto destinato a consumarsi, lo fa però  su periodi che (spesso a ragione) ci appare logico e naturale immaginare come lunghissimi...
Ed anche la Ricerca che tutte le Case hanno posto alla base del loro Sviluppo è ben diversa da quella posta in campo da aziende impegnate su fronti più facilmente assimilabili al concetto di consumo.
Nel caso dell’orologio di Alta Orologeria, poi (diversamente da moltissimi prodotti dell’industria del XXI secolo), non esisterebbe nessuna possibilità di sviluppo, ove questo non prevedesse un legame forte con i valori culturali della sua storia e della sua tradizione.
Legame che attribuisce all’orologio una responsabilità eccezionale, proiettandolo immediatamente fra i pochissimi oggetti capaci di veicolare alcuni dei valori più importanti per la vita di ciascuno di noi. E, a maggior ragione, sento il dovere di mettervi in guardia, contro l’acquisto di certi segnatempo che ci vengono offerti per pochi euro al ristorante o di fronte al supermercato di turno. L’acquisto di questi orologi configura un vero e proprio reato di “ricettazione”. Ricettazione di una copia servile dei valori che un orologio vero possiede spesso in grande misura, e dei quali l’imitazione non può naturalmente offrire che una scialba immagine riflessa. Chi esibisce tali prodotti, perché non può o non vuole regalarsi l’originale,  a me sembra estremamente simile ai clienti di certe signore, che chiamandolo amore, sapete bene in realtà cosa vendono...

Renato Giussani