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Diverse visioni del tempo

PIERO ANGELA

A tu per tu con il grande giornalista che ha portato la scienza nelle case degli italiani. Un viaggiatore reale e virtuale, che ha giocato con il tempo per farne uno strumento di divulgazione.

Ha inventato centinaia di trasmissioni televisive con le formule più varie.
Ha battezzato la settima edizione di Superquark, ultimo nato dei suoi programmi di scienza, natura e tecnologia; ha scritto articoli e inserti di scienza per quotidiani, mensili e settimanali.
Saggista e scrittore, ha pubblicato il suo ventottesimo libro: "Premi e punizioni _ cosa c'è dietro le nostre scelte e i nostri comportamenti". Ha ricevuto a Parigi il premio internazionale Ra-linga dell'Unesco per la divulgazione scientifica.
Quattro lauree Honoris Causa. Trent'anni e oltre di divulgazione scientifica.
Affascinato utilizzatore della realtà virtuale, ha raccontato la scienza, la storia, la tecnologia, con scenografie cinematografiche, catturando ascolti invidiabili senza sacrificare il rigore dell'informazione.

 

Lei è stato cronista, corrispondente del telegiornale, conduttore del Tg1 e del Tg2, oltre che giornalista scientifico. Ci racconta qual è la differenza tra il tempo del cronista, del conduttore, del divulgatore?

Le differenze sono tante: il cronista e il conduttore vivono nello stesso mondo, nel presente; il divulgatore vive il presente, il passato e il futuro, con l'uomo preistorico e insieme con le astronavi. Poi cambia il tempo di realizzazione del lavoro: il cronista deve stare sulla notizia, cerca l'immediato, il divulgatore lavora sulla stessa cosa per mesi prima di farne un programma. Anche i ritmi nella notizia sono completamente diversi. Cito spesso un esperimento tenuto nel corso di una ricerca sulla comunicazione, in una Università americana: ad alcuni volontari è stata proposta la lettura di quotidiani e di settimanali e le loro reazioni sono state registrate da una sorta di "macchina della verità": un poligrafo, uno strumento che registra le variazioni del battito cardiaco, lo stato emotivo, la tensione muscolare. Dal risultato è emerso che nei quotidiani conta la notizia, mentre nei settimanali è fondamentale il modo di raccontare: la differenza tra essere o non essere un buon giornalista sta nel sapere misurare il ritmo a seconda dei casi. Ho imparato quanto questo sia importante quando ho cominciato, come collaboratore del giornale radio; ma molto, forse ancora di più, me lo ha insegnato la musica: la musica è fatta di ritmo, ma anche di silenzi... Ed è su questo gioco che si compone una sinfonia.

Come si concilia la necessità di fare divulgazione scientifica in modo rigoroso e approfondito, con i ritmi imposti dai tempi televisivi?

Come dicevo, i miei programmi non li faccio più al telegiornale, dove bisogna essere "sul tamburo"; vengono preparati con molto anticipo, quindi possono essere realizzati con i tempi e con le cure necessarie. Ho preferito smettere di dare dieci notizie al giorno, per lavorare magari alla stessa notizia per un anno... Mi piace cambiare, e mi piace approfondire: ho scritto ventotto libri, tutti su argomenti differenti; anche i miei programmi sono sempre alla ricerca di temi diversi tra loro: cerco le connessioni, non le notizie in sé.

Lei parla di scienza da più di trent'anni. Come è cambiato il modo di fare divulgazione sci-entifica, dai documentari sul progetto Apollo a Superquark?

È cambiato parecchio per l'introduzione della videografica; tutto quello che è animazione fatta al computer ci dà oggi delle cose straordinarie, prima impensabili. Un'altra cosa che è cambiata - non so se in meglio o in peggio, ma ha reso le cose più difficili - è che ormai i programmi di prima serata devono essere di due ore; e tenere questo ritmo, questo tempo, è estremamente difficile: un programma storico di due ore rischia di diventare veramente noioso. Poi è cambiata la competizione: una volta questi programmi non avevano l'assillo dell'audience che hanno oggi.

Cosa è il tempo per gli animali, cosa per le piante, cosa per la vita della terra?

Con una domanda del genere si può fare l'argomento del prossimo libro... (ride, n.d.r.)
L'alternanza della luce e del buio ha creato dei ritmi circadiani in tutte le specie; c'è un esperimento molto curioso che ho citato in un mio libro sul sonno: già nel '700 uno studioso aveva visto che c'erano delle piante di mimosa che si aprivano e si chiudevano col cambiare della luce; ha provato a metterle al buio e queste si aprivano e chiudevano lo stesso: c'è una specie di orologio interno nelle piante, oltre che negli animali e nell'uomo. Tutta la vita è fatta di cicli, se vogliamo di scansioni di "orologi": basta pensare al battito cardiaco, che è come un pendolo _ pare che ci siano un miliardo di battiti cardiaci nella vita di un essere umano. Poi ci sono i cicli mestruali, il ciclo del sonno e della veglia, i cicli ormonali: nelle ventiquattr'ore abbiamo un'attività ormonale con picchi e bassi, mentre tra le tre e le quattro del mattino la temperatura scende; ci sono i cicli riproduttivi. Tutta la vita è un insieme di orologi che si muovono in modi diversi, ma che hanno una loro scansione. Ogni specie ha la propria peculiarità. Le piante sono in generale più longeve, ma hanno anche una vita meno interessante... Non vorrei mai essere un vegetale!

In "Cristoforo Colombo - Storia di un incredibile viaggio" è la Santa Maria a portarci sulle orme del navigatore genovese, mentre "La straordi-naria storia di Giuseppe Verdi" ci viene raccontata raggiungendo l'800 su una carrozza d'epoca: il viaggio all'indietro nel tempo è uno stratagemma a cui è molto affezionato; cosa la affascina di questi viaggi nel passato, e cosa piace ai telespettatori?

Ogni uomo curioso è interessato alla vita dei propri antenati, a ripercorrere le tappe che hanno portato alla propria generazione e che hanno fatto la storia: viviamo nel presente, ma con un occhio al futuro e un occhio al passato; e la nostra generazione ha davvero la possibilità di viaggiare nel tempo: con un aereo in poche ore possiamo tornare all'800, al '600, addirittura alla preistoria, perché nel mondo esistono ancora culture molto diverse dalla nostra.
D'altra parte è quello che cerco di fare durante le mie vacanze: viaggiare nel tempo per conoscere culture nuove.

Come giudica il rapporto dell'uomo di oggi con il tempo? Ci si identifica, o lo vive diversamente?

Sarebbe una banalità dire semplicemente che è tutto molto più frenetico, come un film accelerato. Però io penso che oggi la gente abbia l'impressione di vivere più a lungo. Non so se lei ha mai avuto questa percezione in viaggio: dopo una settimana sembra che ne siano passate almeno due, mentre se si fa una cosa di routine si dice che i giorni non passano mai e gli anni volano. Chi fa sempre la stessa cosa vive meno intensamente, invece chi fa molte cose finisce per avere una vita più intensa, più attiva. Oggi è un po' così, rispetto al passato. Io non sono tra i laudatores temporis acti: un tempo si facevano cose molto più ripetitive, chi faceva il fornaio faceva sempre il fornaio, o l'agricoltore: non leggevano, non avevano informazioni, incontravano poche persone, non avevano occasione di viaggiare.

Quindi questa vita moderna che ci costringe a vivere sempre di corsa...

...Ci arricchisce anche!
È vero, oggi ci sono tempi molto stretti, ma io se mi fermo mi annoio. Certo, parlo così perché ho un lavoro interessante...

"C'era una volta... cento anni fa" è l'ultimo nato tra gli "Speciali Superquark". Vi si racconta la vita delle famiglie italiane nel 1800, e si discute del nostro presente _ il passato dei nostri futuri pronipoti.
Quel che oggi appare così moderno come apparirà tra cento anni? E cosa ci riserva il domani?

Io ho imparato che nessuno è in grado di prevedere il futuro: soltanto gli astrologi lo fanno, ma raccontano delle balle... Si possono vedere dei trend, ma non siamo capaci di prevedere le cose nuove; le faccio un esempio: Jules Verne, il grande scrittore di fantascienza dell'800, pur con la sua fantasia - il sottomarino, il viaggio sulla Luna - in realtà parlava di cose banali perché erano proiezioni future di cose già esistenti. E' stato completamente incapace di prevedere i veri cambiamenti: vedere dentro i corpi con i raggi x, capire la struttura del Dna, l'interno degli atomi, la relatività, la stessa televisione, per non citare che alcune cose. Anche solo cinquanta o cento anni fa, l'ingegneria genetica era qualcosa di assolutamente inconcepibile. Nell'800 si diceva che ormai la fisica non aveva niente da dire, perché si era scoperto tutto, invece sappiamo che c'è ancora tantissimo, forse l'essenziale. Come una collina: quando si arriva in cima se ne vedono sempre altre, è impossibile sapere quali altre colline ci saranno dietro la prima. Detto questo, si può fare qualche piccola previsione: una è quella di una società che invecchierà sempre più; una proiezione in cui o gli europei si metteranno a fare "un sacco di figli", oppure diventeranno una minoranza... Vicini all'estinzione, quasi come il panda; un'altra è che il numero dei canali televisivi diventerà tale che si perderà quel riconoscersi in certe "star" che c'era una volta, quel processo di identificazione. Una volta tutti vedevano "Rischiatutto" e il giorno dopo si parlava di quello... Oggi c'è una polverizzazione dell'ascolto che era impensabile quando è nata la televisione.
Io penso e spero che la prossima grande rivoluzione sarà quella del cibo. Cibi con i gusti che preferiremo, che mangeremo a sazietà, e che non ci ingrassano: avremo del cibo solo il gusto, ma non proteine, non grassi. Non è fantascienza, è qualcosa di possibile. E poi i sapori artificiali, così come ci sono i profumi artificiali, che non esistono in natura e che sono buonissimi. Una delle cose che mi auguro - e che spero di vedere in tempo - sono i tartufi artificiali...
Viene da chiedersi, visto che la vita è scandita da cicli naturali, se abbiamo davvero bisogno dell'orologio...

Mah, ormai la nostra vita è piena di appuntamenti: adesso per esempio devo andare a cambiare il tagliando del parcheggio della macchina; sto già guardando il mio orologio perché ogni volta mi scade e prendo la multa: a volte l'orologio è molto utile...