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Diverse visioni del tempo LORIS CAPIROSSI "Il nostro sport ruota tutto intorno al tempo... Sul filo dei secondi cerchi di essere il più veloce possibile per stare davanti agli avversari, spingendo sempre al limite. Vivere il tempo in questo modo diventa un'emozione fortissima e quasi indescrivile."
Da
fuori sembra tutto facile, anzi quasi elementare. Basta spingere sull'acceleratore
(o, nel caso delle moto, aprire al massimo il gas), per sfrecciare come
semidei davanti agli avversari, tagliando trionfalmente il traguardo.
Ad aiutarci mentalmente nel sostenere tale idea, confessiamolo pure
con candore, è poi il fatto di sentirsi come Schumacher ogni
qualvolta si riesca a fare il celebre "casello-casello" in
un tempo record. A parte che le comuni strade non sono una pista (e
cogliamo l'occasione per invitare tutti ad una guida prudente), fare
il mestiere di pilota si rivela in realtà una cosa ben difficile,
una professione che si gioca sul filo dei centesimi di secondo e che
necessita di un lungo e continuo allenamento per rendere perfetti ed
efficienti mente e fisico.
Senza tanti giri di parole: come vive e che significato dà al tempo un pilota di motociclismo del tuo calibro? Appena si pensa ad un circuito
(per gare di auto o moto), subito viene in mente il cronometraggio,
cioè la misura del risultato. Infatti il nostro sport vive tutto
sul tempo: spesso sono solo pochi centesimi di secondo a dividerci dall'avversario
e, sempre a livello di decimi o centesimi di secondo, devi essere il
più veloce di tutti per poter sperare nella vittoria. Però,
ed ancora il tempo assume tanta importanza, stare davanti agli altri
ha senso solo se riesci a durare, completando la gara. In
gara, come in prova, sei in corsa contro il tempo, ma la presenza degli
avversari in un certo senso può aiutarti? Finora abbiamo parlato del tempo legato all'aspetto "tecnico" della tua professione: il tempo come misurazione dei risultati e come pietra di paragone tra te ed i tuoi avversari. Però ci sarà anche una variabile emozionale nel concetto di tempo di un pilota di motociclismo... C'è sicuramente
tanta ansia: il problema è soprattutto quello della paura di
sbagliare. Sai, per fare un giro veloce sei sempre al limite di tutte
le tue possibilità, quindi l'errore è sempre in agguato
e, proprio per questo, l'emozione è continuamente altissima.
Nel nostro lavoro riesci a provare delle sensazioni ogni volta diverse,
sensazioni indescrivibili e molto belle. A proposito del tuo rapporto personale con il tempo, come lo vivi al di fuori delle gare? Diciamo che il nostro lavoro, anche al di fuori della pista, è tutto sul tempo. Siamo sempre in giro, con impegni che vanno dalla conferenza stampa alla messa a punto della moto: abbiamo tutto calcolato, non possiamo prenderci molta libertà rispetto agli orari decisi. Comunque questo fa parte del gioco ed una perfetta organizzazione per forza deve basarsi sul calcolo preciso dei tempi. Insomma, non si deve assolutamente lasciare nulla al caso e tutto deve essere previsto e coordinato con largo anticipo, anche e soprattutto per la tranquillità del pilota. E come la mettiamo con i frequenti cambi di fuso orario? Bella domanda! Quando cambi fuso orario (e nella nostra professione accade molto spesso), devi essere pronto a "riprenderti" al più presto possibile e non è molto facile. Se poi consideri che il lavoro del pilota si basa su una completa efficienza psico-fisica, capisci quanto sia importante evitare (o per lo meno ridurre al massimo) il fenomeno del jet-lag. Con il passare degli anni ed il crescere dell'esperienza, è cambiato il tuo modo di concepire e gestire il tempo? Sicuramente. All'inizio della carriera si corre vicino casa, con un impegno abbastanza relativo: in questo caso il tempo non ha grandissima importanza. Insomma, è tutto più dilatato. Poi, a mano a mano che crescono gli impegni, si inizia a percepire il tempo in maniera diversa: il tempo non basta mai e dentro e fuori la pista si è sempre in movimento. Crescendo professionalmente ti ritrovi a gestire nuovi orari. Ma nella vita privata, ad esempio durante le vacanze, riesci a staccare la spina o la frenesia del pilota ti segue anche nel periodo di meritato riposo? Io
amo stare tranquillo e in vacanza mi lascio andare abbastanza. Non dico
che dimentico del tutto l'orologio, ma cerco di rilassarmi il più
possibile. |
