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Diverse visioni del tempo

LORIS CAPIROSSI

"Il nostro sport ruota tutto intorno al tempo... Sul filo dei secondi cerchi di essere il più veloce possibile per stare davanti agli avversari, spingendo sempre al limite. Vivere il tempo in questo modo diventa un'emozione fortissima e quasi indescrivile."

Da fuori sembra tutto facile, anzi quasi elementare. Basta spingere sull'acceleratore (o, nel caso delle moto, aprire al massimo il gas), per sfrecciare come semidei davanti agli avversari, tagliando trionfalmente il traguardo. Ad aiutarci mentalmente nel sostenere tale idea, confessiamolo pure con candore, è poi il fatto di sentirsi come Schumacher ogni qualvolta si riesca a fare il celebre "casello-casello" in un tempo record. A parte che le comuni strade non sono una pista (e cogliamo l'occasione per invitare tutti ad una guida prudente), fare il mestiere di pilota si rivela in realtà una cosa ben difficile, una professione che si gioca sul filo dei centesimi di secondo e che necessita di un lungo e continuo allenamento per rendere perfetti ed efficienti mente e fisico.
Affascinati da sempre dal mondo delle due e quattro ruote (e come potrebbe essere diversamente, visto che proverbialmente si dice di un motore che "gira come un orologio"...), non potevamo esimerci da una chiacchierata con un campione della pista che, nel caso specifico, è Loris Capirossi.
Il più giovane campione mondiale nella storia del motociclismo (e scusate se è poco...) ha debuttato nel circuito mondiale a soli diciassette anni, nel 1990, conquistando subito il titolo di campione nella classe 125, in sella ad una Honda.
L'anno seguente si aggiudica il secondo titolo iridato, sempre nella 125 e sempre guidando una Honda. Visto che la sfida per Loris Capirossi è pane quotidiano, ecco il passaggio alla 250, dove, tra gli altri, si misura con campioni del calibro di Max Biaggi. Nel 1995 il campione di Castel San Pietro (paese nei pressi di Bologna) decide il passaggio alla classe 500, lottando con grande determinazione e raccogliendo lusinghieri risultati. Il ritorno alla 250 avviene nel 1997 e questa volta in sella ad una Aprilia: appena l'anno dopo l'emiliano è nuovamente campione del mondo.
Dopo il divorzio dalla Casa italiana, passa di nuovo alla Honda, scuderia con la quale si aggiudica, nel 1999, il motomondiale della classe 250.
L'anno scorso torna alla 500, vincendo un Gran Premio ed arrivando al settimo posto nella classifica finale.
In questo 2001 arriva subito la grande soddisfazione per la pole position del Gran Premio del Giappone, prima gara della stagione: Capirossi, correndo sotto il tempo di 2 minuti e 5 secondi ha letteralmente polverizzato il record del circuito nipponico di Suzuka.
Poi, e questo nell'aprile scorso, il secondo posto nel Gran Premio del Sud Afri-ca, a 660 millesimi di secondo dal vincitore, Valentino Rossi.
Tutti risultati ottenuti in una continua gara contro il tempo...

 

Senza tanti giri di parole: come vive e che significato dà al tempo un pilota di motociclismo del tuo calibro?

Appena si pensa ad un circuito (per gare di auto o moto), subito viene in mente il cronometraggio, cioè la misura del risultato. Infatti il nostro sport vive tutto sul tempo: spesso sono solo pochi centesimi di secondo a dividerci dall'avversario e, sempre a livello di decimi o centesimi di secondo, devi essere il più veloce di tutti per poter sperare nella vittoria. Però, ed ancora il tempo assume tanta importanza, stare davanti agli altri ha senso solo se riesci a durare, completando la gara.
Insomma, per chi fa il corridore, il tempo è una variabile fondamentale... Sia in gara, sia durante la fase di messa a punto della motocicletta.
Avere un mezzo efficiente significa infatti aver investito il tempo per le prove e gli allenamenti in modo positivo, anche se, naturalmente, un conto è il tempo che si ha durante le prove ed un altro è il tempo che si vive e si "consuma" nel corso di una gara.

In gara, come in prova, sei in corsa contro il tempo, ma la presenza degli avversari in un certo senso può aiutarti?

Certo, effettivamente è proprio così. Nella gara l'adrenalina ti aumenta anche grazie agli avversari (di cui devi cercare di prevedere le mosse, approfittando anche di eventuali errori e cogliendo tutte le occasioni favorevoli che solitamente capitano in un Gran Premio), mentre in allenamento e nelle prove devi dare il massimo, cercando di girare sempre nel minor tempo possibile, combattendo contro te stesso e, da solo, contro il tempo.

Finora abbiamo parlato del tempo legato all'aspetto "tecnico" della tua professione: il tempo come misurazione dei risultati e come pietra di paragone tra te ed i tuoi avversari. Però ci sarà anche una variabile emozionale nel concetto di tempo di un pilota di motociclismo...

C'è sicuramente tanta ansia: il problema è soprattutto quello della paura di sbagliare. Sai, per fare un giro veloce sei sempre al limite di tutte le tue possibilità, quindi l'errore è sempre in agguato e, proprio per questo, l'emozione è continuamente altissima. Nel nostro lavoro riesci a provare delle sensazioni ogni volta diverse, sensazioni indescrivibili e molto belle.
Sono ormai parecchi anni che corro (io ho cominciato diciassettenne, nel 1990), ma ancor oggi, tutte le volte che riesco a guidare la moto al limite ed essere più veloce dei miei avversari, provo delle emozioni incredibili. Come in questo inizio di motomondiale 2001, durante il Gran Premio del Giappone, quando sono riuscito ad andare in pole position grazie ad un giro in cui ho letteralmente polverizzato il record della pista di Suzuka: infatti sono stato l'unico a girare sotto il tempo di 2'05".

A proposito del tuo rapporto personale con il tempo, come lo vivi al di fuori delle gare?

Diciamo che il nostro lavoro, anche al di fuori della pista, è tutto sul tempo. Siamo sempre in giro, con impegni che vanno dalla conferenza stampa alla messa a punto della moto: abbiamo tutto calcolato, non possiamo prenderci molta libertà rispetto agli orari decisi. Comunque questo fa parte del gioco ed una perfetta organizzazione per forza deve basarsi sul calcolo preciso dei tempi. Insomma, non si deve assolutamente lasciare nulla al caso e tutto deve essere previsto e coordinato con largo anticipo, anche e soprattutto per la tranquillità del pilota.

E come la mettiamo con i frequenti cambi di fuso orario?

Bella domanda! Quando cambi fuso orario (e nella nostra professione accade molto spesso), devi essere pronto a "riprenderti" al più presto possibile e non è molto facile. Se poi consideri che il lavoro del pilota si basa su una completa efficienza psico-fisica, capisci quanto sia importante evitare (o per lo meno ridurre al massimo) il fenomeno del jet-lag.

Con il passare degli anni ed il crescere dell'esperienza, è cambiato il tuo modo di concepire e gestire il tempo?

Sicuramente. All'inizio della carriera si corre vicino casa, con un impegno abbastanza relativo: in questo caso il tempo non ha grandissima importanza. Insomma, è tutto più dilatato. Poi, a mano a mano che crescono gli impegni, si inizia a percepire il tempo in maniera diversa: il tempo non basta mai e dentro e fuori la pista si è sempre in movimento. Crescendo professionalmente ti ritrovi a gestire nuovi orari.

Ma nella vita privata, ad esempio durante le vacanze, riesci a staccare la spina o la frenesia del pilota ti segue anche nel periodo di meritato riposo?

Io amo stare tranquillo e in vacanza mi lascio andare abbastanza. Non dico che dimentico del tutto l'orologio, ma cerco di rilassarmi il più possibile.