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Diverse visioni del tempo

DANILO MAINARDI

Danilo Mainardi, etologo, ecologo e divulgatore scientifico, è professore emerito di Ecologia comportamentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia e Presidente Onorario della LIPU (Lega italiana protezione uccelli). Con noi parla delle sue grandi passioni, l’etologia, il disegno, i suoi cani e dei meravigliosi ritmi lenti di Venezia, la città da sempre amata, in cui ha scelto di vivere.

L’Oda al gato di Pablo Neruda apre l’ultimo libro di Danilo Mainardi, L’intelligenza degli animali, edito da Cairo Editore. Sotto ai versi di Neruda c’è il primo dei quarantotto disegni di animali realizzati per illustrare l’opera dell’autore: è un gatto, nato da pochi tratti, eppure così preciso nella sua essenzialità da svelare inequivocabilmente tutto il divertimento, il piacere e l’immensa passione per l’etologia del grande studioso.

di Susanna Mancinotti

 

 

Lei è nato a Milano: ha trascorso tutta la sua infanzia nella sua città natale?

No, sono nato nel 1933 e nei primi anni Quaranta sono andato via da Milano con la mia famiglia, a causa dello sfollamento. Ci siamo trasferiti nel Cremonese dove avevamo una casa in campagna. Ho fatto il liceo a Cremona e non sono più tornato a Milano. In seguito sono andato a Parma per frequentare l’Università e ci sono rimasto fino a quando sono venuto a vivere qui, a Venezia.

 

Ha sempre amato gli animali?

Sì, anche perché mia mamma era appassionata di animali e mi ha attaccato fin da quando ero piccolissimo questa passione che poi mi è rimasta ed è diventata la mia professione. Il piacere di disegnare me lo ha trasmesso invece mio padre, che era un pittore futurista e che fu uno dei firmatari dei vari manifesti del Futurismo. Mio padre aveva un grande, bellissimo libro, che possiedo ancora, che si chiamava “Gli animali del passato”. Insieme lo sfogliavamo e poi disegnavamo mammut e dinosauri.

 

Come ricorda il periodo in cui studiava Scienze biologiche all’Università di Parma?

È stato un periodo meraviglioso. Quando frequentavo il liceo classico non ero un gran bravo studente, ero piuttosto annoiato, mentre finalmente all’Università ho potuto fare quello che mi piaceva realmente. Sono stato anche molto fortunato, ho avuto infatti due maestri straordinari, Bruno Schreiber e Luca Cavalli Sforza, con i quali ho pubblicato i miei primi lavori riguardanti l’uso dell’immunologia per ripercorrere i tragitti evolutivi di certi gruppi animali.

 

L’imprinting ha a volte risvolti sorprendenti. Lorenz si ritrovò con la famosa ochetta Martina che lo seguiva proprio come avrebbe fatto con la propria madre. Ci sono altri esempi curiosi in proposito?

Lo scienziato Nicolai fece un esperimento con nidiate di ciuffolotti (uccello della famiglia dei cardellini, n.d.r.) di pochi giorni di vita. Mentre nutriva i piccoli, Nicolai fischiava sempre uno stesso motivetto. I ciuffolotti maschi, diventati adulti, cominciarono sì a cantare, ma proprio il motivetto di Nicolai. Poi alcuni di questi ciuffolotti furono lasciati liberi e a loro volta trasmisero il motivetto.

 

Solo i maschi cantano?

Sì, però l’imprinting ce l’hanno anche le femmine, perché utilizzano questa conoscenza del canto per scegliere il maschio giusto.

 

Il maschio che canta meglio?

Il maschio che canta in maniera più simile a quella del padre.

 

Altri esempi di imprinting?

L’imprinting dei topi è, per esempio, un imprinting rovesciato ed è su caratteristiche olfattive. I topi, quando hanno l’imprinting sull’odore della propria famiglia, poi preferiscono accoppiarsi con individui che hanno un odore diverso, ossia utilizzano l’imprinting per non accoppiarsi fra parenti.

 

Attualmente ha degli animali?

Sì, ho un cane, un golden retriever di tredici anni. Si chiama Orso, è vecchio, ma sta bene.

 

I comportamenti degli animali con i quali è più a contatto, come il cane di casa per esempio, da etologo la sorprendono ancora?

Sì. Orso per esempio, che è un cane molto buono e di conseguenza è stato allevato senza alcuna coercizione, esprime molto liberamente il suo comportamento e ogni volta risaltano in lui una straordinaria intelligenza e una grande capacità di comprendere. I cani hanno un loro mondo affettivo e sociale abbastanza piccolo e in questo ambito sono straordinari. Ad esempio, leggono lo sguardo del loro padrone continuamente per essere rassicurati, perché se il loro padrone è tranquillo sono tranquilli anche loro. Ho fatto anche una sorta di esperimento. Abitando a Venezia sono abituato a fare tragitti lunghissimi in vaporetto. Per andare alla stazione impiego 40 minuti, e così in vaporetto ho osservato spesso dei cagnolini con i loro padroni e mi sono reso conto che il cane ogni 40 secondi guarda in faccia il suo padrone.

 

È vero che il cane riesce a capire un numero elevato di parole?

Alcuni ricercatori hanno verificato che ne possono imparare anche parecchie centinaia. Il border collie per esempio, e l’ho visto in azione, sa riconoscere trecento parole.

 

Lei, che è professore emerito di Ecologia comportamentale all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed è molto attento ai problemi dell’ambiente, come trova i giovani di oggi? Più o meno consapevoli nei riguardi dell’ecologia di quanto lo fossero un decennio fa?

Un’attenzione forte c’è stata qualche decennio fa. Ora però mi sembra che nei giovani l’attenzione verso l’ecologia non sia aumentata. Gli studenti del corso di laurea in Scienze ambientali, per esempio, più che dalla passione sono spesso guidati dalla prospettiva di trovare un qualche tipo di lavoro, mentre quelli del corso di laurea in Scienze naturali sono veramente curiosi della natura. I naturalisti sono quelli che mi sembrano avere una passione autentica.

 

In questi ultimi anni sono diverse le specie animali del tutto scomparse per colpa dell’uomo?

Sì, tanto è vero che si dice che noi stiamo vivendo la sesta estinzione. Durante il corso della vita sulla Terra ci sono stati cinque momenti, prima del nostro, durante i quali noi sappiamo che si sono verificate estinzioni di massa. Questa sesta estinzione però si differenzia dalle altre, prima di tutto perché è la prima volta che esiste un’unica causa, e poi per la straordinaria velocità in cui si sta svolgendo. Se noi fossimo vissuti all’epoca dei dinosauri non ci saremmo accorti di niente perché l’estinzione era diluita su tempi lunghissimi, mentre una persona della mia età si ricorda di tante specie che c’erano e che ora non ci sono più.

 

Nel suo ultimo libro, L’intelligenza degli animali, invita a osservare gli animali con la mente sgombra da pregiudizi e dalla smania di letture antropomorfizzanti. È questo l’errore più comune che si fa nel valutare l’intelligenza degli animali?

Sì, perché bisogna tener presente che la straordinaria varietà di forme e comportamenti presenti in zoologia è l’espressione delle tante sapienze di cui la vita è pervasa. Non è possibile pertanto costruire una gerarchia delle intelligenze, ma solo prendere atto, con ammirazione, della loro pluralità. Quando noi parliamo di animali siamo spesso portati a umanizzarli, a seguire i nostri parametri e a leggere pertanto in modo sbagliato i loro comportamenti.

 

Nei suoi libri ci sono spesso diversi suoi disegni di animali. Il ritrarre gli animali che osserva aiuta lo studio dell’etologo?

Aiuta lo studio dell’etologo e anche lo studio dello zoologo. Aiuta sicuramente a conoscere molto gli animali. La cosa che mi diverte di più è che mi accorgo che quanto più conosco un animale tanto meno sono i tratti che mi servono per disegnarlo.

 

I suoi disegni sono bellissimi proprio per la loro straordinaria essenzialità.

L’essenzialità è dovuta al fatto che se si conosce bene l’animale, si ha la capacità di coglierne lo specifico. Non c’è bisogno di disegnare tutto, basta tracciare quel tratto che lo descrive. Tutto il resto lo posso lasciare vuoto, bianco, perché una mente umana partendo da quell’unico tratto immagina il resto. È proprio un’abilità dei sistematici, i quali, quando descrivono un animale, non lo descrivono tutto, ma solo la sua diversità. E ugualmente io, nel ritrarre un animale, faccio la stessa cosa. La Sistematica moderna è nata nel Settecento con Linneo e descriveva tutte le specie limitandosi alla loro diversità. E proprio quella diversità è la cosa che vado a cercare quando voglio disegnare un animale con quattro segni: tutto il resto, qualsiasi mente è in grado di aggiungerlo.

 

Lei che è un divulgatore scientifico come riassumerebbe le qualità principali di chi desidera divulgare la scienza?

Credo che quando una persona è sinceramente interessata alle cose che vuole raccontare, trae piacere e si diverte nel farlo, e deve riuscire a far sì che il suo divertimento diventi quello dell’altro.

 

Quale scoperta scientifica riguardante l’etologia di questi ultimi anni l’ha colpita di più?

Mi è piaciuta moltissimo quella serie di ricerche che ha dimostrato il pensiero dei topi. Ne è risultato che si può capire cosa pensano questi animali e che il pensiero è un qualcosa di concreto, misurabile scientificamente. Queste ricerche sono state utilissime e hanno avuto applicazioni di carattere pratico nella nostra specie. Avendo dimostrato che quando un animale pensa una determinata cosa attiva certe aree del cervello, si è riusciti a fare in modo che un paraplegico, attraverso una calotta che percepisce l’attivazione delle aree cerebrali, possa, solo pensando che vuole un bicchiere d’acqua o qualsiasi altra cosa, mettere in moto un arto artificiale.

 

Si parla della possibilità dell’uomo di vivere anche fino a centoventi anni. Lei crede che sia realmente possibile?

Non lo so, me lo auguro. Sicuramente è stato accertato un fantastico allungamento della vita degli esseri umani e parallelamente anche dei nostri animali domestici.

 

Lei è Presidente Onorario della LIPU (Lega italiana protezione uccelli). È particolarmente affascinato dal mondo degli uccelli?

Sì, perché gli uccelli hanno delle caratteristiche che ci rendono vicini. Noi siamo infatti dei mammiferi strani, perché usiamo molto, proprio come gli uccelli, la comunicazione acustica e visiva, contrariamente alla maggior parte degli altri mammiferi. Sono affascinato dai volatili e anche dalla gente della LIPU perché sono persone interessanti, pulite, brave, con cui si sta bene insieme.

 

Nel suo libro, Nella mente degli animali, spiega che gli animali non sono solo condizionati dall’istinto.

Il comportamento animale è spesso il prodotto di una mente capace di risolvere problemi e trovare soluzioni.

 

Normalmente occorrono molti anni di ricerche e studi per arrivare a delle scoperte interessanti riguardo l’etologia, oppure ci può essere anche una scoperta magari casuale, improvvisa?

La scoperta può essere anche casuale. Credo però che sia essenziale, se uno vuol fare l’etologo, inserirsi all’interno di una scuola importante, perché occorre sicuramente molta motivazione, ma sono necessari anche buoni maestri.

 

Da Zoo a Bioparco: la strada è ancora molto lunga perché si verifichi completamente questo cambiamento?

È ancora lunga perché è soprattutto costosa. L’importante però è che si sappia quello che si dovrebbe fare. Lo zoo di Roma, che ora è diventato bioparco, un po’ per volta sta cambiando tutto. Quando muoiono certi animali, per esempio, non vengono più sostituiti. Possiamo dire perciò che l’Italia rappresenta già un buon esempio.

 

Nel suo libro, L’acchiappacolombi, si rivolge al lettore con un romanzo, un giallo, il cui protagonista è uno studente di etologia. Nel romanzo viene raffigurato l’ambiente degli appassionati di colombi e dei loro circoli. Può essere la narrativa la via giusta per avvicinare i lettori alle scienze, all’etologia?

È un giallo in cui si racconta sia l’ambiente dei colombofili che quello dell’Università. Devo dire che sono stato molto attento, nel racconto, al rapporto fra maestro e allievo e che non mi sono posto il problema dell’etologia sotto il punto di vista divulgativo. Poi come spesso succede, volendo fare un’opera di narrativa, ho raccontato quello che conoscevo bene. Ero molto interessato all’idea di fare un vero giallo anche perché, facendo divulgazione, ho visto che le strategie per mantenere sempre viva l’attenzione e la curiosità sono sempre le stesse, sia nella divulgazione che nella narrativa.

 

In genere lei ama di più le ore del giorno o della notte?

Ormai di sera non lavoro più, una volta invece mi piaceva lavorare anche dopo cena. Adesso preferisco le ore del giorno: mi sveglio presto la mattina, alle sette, vado a fare un giretto con il cane e poi mi metto a lavorare.

 

Lei crede nelle coincidenze della vita?

Le coincidenze sono belle e divertenti, ma sono solo coincidenze, non c’è dietro niente di paranormale.

 

In genere è più proiettato verso il futuro o il passato?

Sono stato sempre molto proiettato verso il futuro, certo che diventando vecchio posso dire che anche i ricordi sono interessanti.

 

Lei che è uno dei presidenti onorari dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, come si pone di fronte al mistero della vita?

Per me il mistero della vita è veramente ancora un mistero, ma da scienziato ritengo che quando non sarà più compiutamente così, sarà spiegato in termini scientifici. In realtà l’origine della vita la si conosce abbastanza: è nata sul nostro pianeta quattro miliardi di anni fa circa, avrà ancora la possibilità di andare avanti altri cinque miliardi di anni finché il sole continuerà a splendere, dopo di che questo episodio sarà finito.

 

Lei vive a Venezia, una città molto particolare anche per i ritmi e lo stile di vita: non è certo quel grande parcheggio di macchine che sono diventate molte città italiane. È stata una scelta meditata o casuale?

Mi ricordo che quando ero giovane, ma già lavoravo all’Università, ogni tanto mi capitava di venire a Venezia e passando davanti alla Ca’ Foscari mi dicevo sempre: “Peccato che non ci sia una facoltà di Scienze…”. Infatti mi sarebbe piaciuto vivere lì. Poi, quando nacque il corso di laurea di Scienze ambientali, fui chiamato dall’Università e mi trasferii.

 

Qual è il suo rapporto personale con il tempo?

Ho sempre poco tempo, nonostante abbia tagliato molte cose da fare: sono letteralmente assillato dall’avere poco tempo.