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EDITORIALE

Si torna a scuola

Passano gli anni, eppure la ripresa delle attività lavorative dopo la pausa estiva evoca sempre in noi lo stesso sentimento del primo giorno di scuola. Non è un caso, quindi, che in questi giorni - oltre alla questione Alitalia - le notizie che più stanno occupando le pagine dei giornali siano quelle relative alla prossima riforma scolastica.

Ma come è abitudine della stampa italiana i temi che fanno lavorare i titolisti sono quelli meno pregnanti, come il ritorno al grembiule e al sette in condotta… Non si parla, invece, della progressiva scomparsa delle scuole professionali. Di una scuola dell’obbligo che non indirizza i ragazzi verso quei mestieri che sono la struttura portante del Made in Italy. Se poi ragioniamo in un’ottica europea, il discorso si allarga ulteriormente. Tornando nel nostro campo di interesse, è dello scorso luglio la notizia divulgata dalla Convention Patronale de l’Industrie Horlogère Suisse (CP) riguardo la crescita dell’impiego nel settore. Stando al censimento della CP, nel 2007 l’industria orologiera svizzera ha battuto nuovi record in materia di reclutamento di personale con un +9,9%. In un anno i lavoratori impiegati in questo settore sono arrivati a 48.835, quasi 4.400 in più rispetto ai dodici mesi precedenti, e anche il numero di imprese è aumentato di 32 unità (+5,4%). La CP fa notare che il picco registrato rappresenta il più forte aumento degli ultimi anni. Dal 1987, quando si erano raggiunti i 29.809 lavoratori, gli effettivi hanno continuato ad aumentare costantemente per raggiungere la soglia dei 40.000 nel 2004. La ripresa ha quindi accelerato: nello spazio di tre anni quasi 9.000 persone hanno raggiunto il settore (+22%) e oggi l’industria orologiera ha lo stesso numero di effettivi del 1980. La richiesta di orologiai, dunque, cresce a ritmo sostenuto, come dimostrano anche alcune campagne stampa per il reclutamento di manodopera. La più spettacolare è sicuramente quella realizzata da Omega e apparsa anche sui quotidiani italiani, protagonista George Clooney. Altamente esplicativo il claim: “Cerchiamo orologiai dai tratti unici”.

 

 

In risposta a tutto ciò, mentre in Italia l’offerta in materia di formazione per orologiai, ancora molto limitata soprattutto per quanto riguarda i giovani, si arricchisce marginalmente solo grazie agli investimenti di aziende private (si vedano in proposito l’articolo a pagina 138 di questo numero e la risposta alle lettere a pagina 14), in Cina cresce il know-how e l’istruzione di manodopera sempre più specializzata, che trova impiego anche in Svizzera. Non sono pochi i reparti di assemblaggio di Maison, anche blasonate, dove abbiamo potuto incontrare giovani cinesi recentemente emigrati a Ginevra o sulle montagne del Giura. Abbiamo poi potuto constatare di persona, visitando la recente Fiera di Hong Kong “Watch and Clock Fair”, organizzata dal Hong Kong Trade Development Council, la crescente offerta cinese di movimenti meccanici, anche complicati (dal tourbillon alla ripetizione minuti). Naturalmente la realizzazione e la finitura sono di tipo industriale, così come l’affidabilità non ha ancora raggiunto gli standard svizzeri. Tuttavia il settore è in rapida ascesa, così come l’interesse dei giovani cinesi per questa industria. Se siamo ancora lontani dall’affermazione di un’artigianalità che possa competere sullo stesso piano dei prodotti europei, è però necessaria una maggiore attenzione alla preparazione dei giovani di casa nostra, che mantenga il primato occidentale nel settore e il valore aggiunto della certificazione di origine dell’orologio di alta gamma.

Dody Giussani