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EDITORIALE
Noi e il tempo Di solito, l’editoriale del numero di Agosto/Settembre della nostra rivista è dedicato a quegli argomenti tipicamente estivi che assillano noi appassionati, ma che il resto del mondo difficilmente comprende: “Posso fare il bagno con il mio 3 atmosfere?” oppure “Il mio 100 metri resisterà a un tuffo dallo scoglio di Ulisse?” e così via… La risposta alle domande di cui sopra naturalmente è “No”, ma stavolta non mi dilungherò come al solito nell’elenco dei requisiti che un orologio deve possedere per resistere alla “dura vita da spiaggia”, rimandandovi immediatamente, per approfondire l’argomento, alla nostra rubrica “Esperti si diventa”, a pagina 96. Voglio invece attirare la vostra attenzione su un altro tema, strettamente collegato a questo mese di agosto 2008. Osservate la fotografia su questa pagina. Si tratta di un’immagine che è stampata nella mia memoria dal giorno in cui l’ho potuta osservare per la prima volta, nell’ambito di una mostra fotografica dedicata al suo autore, il fotografo ceco Joseph Koudelka. Ricordo di aver letto allora nella didascalia che la foto era stata scattata prima dell’invasione della piazza Venceslao (la lunga spianata che si vede in foto, nel centro di Praga) da parte dei carri armati sovietici, all’alba del 21 Agosto 1968. Oggi la foto è in mostra presso Forma, Centro Internazionale di Fotografia di Milano, con la seguente didascalia: “Per due volte i Praghesi hanno sgombrato piazza Venceslao - 22 e 23 agosto”. In tutti e due i casi, nessun riferimento preciso all’ora indicata dall’orologio. Contraddittorie le interpretazioni che si trovano nei tanti testi dedicati al famoso reportage fotografico di Kouldeka, il quale per primo mostrò al mondo, ormai troppo tardi (le foto sono state pubblicate la prima volta nel 1969), la verità sull’occupazione della Cecoslovacchia da parte dell’URSS. Mezzogiorno? Le cinque del pomeriggio? Leggendo le interviste a Joseph Koudelka pubblicate in questi ultimi giorni per presentare la mostra e il libro correlato, ugualmente nessun riferimento è fatto all’ora segnata dall’orologio.
Eppure questo oggetto familiare, nel vuoto della piazza che quattro mesi più tardi vedrà il suicidio di Jan Palach - estremo atto di protesta contro le limitazioni alla libertà di opinione e di informazione esercitate dal regime sovietico - esprime tutto lo sgomento del popolo ceco davanti agli avvenimenti di quei giorni di quaranta anni fa. Sullo sfondo del centrocittà vuoto e immobile, abbandonato dai Praghesi increduli davanti all’avanzata dei carri armati, l’orologio sembra denunciare la marcia inarrestabile della storia. “Mi sono trovato davanti a qualcosa più grande di me. Era una situazione straordinaria, in cui non c’era tempo di ragionare, ma quella era la mia vita, la mia storia, il mio Paese, il mio problema” - ha commentato in seguito Koudelka. Le foto le aveva scattate per sé, per la sua memoria, e oggi appartengono invece alla memoria storica del mondo. Quell’orologio, probabilmente (ironia del fato) un modello di fabbricazione russa, assume un significato assoluto, indipendentemente dall’ora che segnava quaranta anni fa. Nessuna indicazione digitale in un angolino in basso a destra, sebbene certamente più leggibile, avrebbe potuto trasmettere lo stesso messaggio. Al prossimo che vi domanda come si fa a essere appassionati di orologi, mostrate questa fotografia. La mostra Josef Koudelka. Invasione Praga 68 presenta per la prima volta l’intera documentazione fotografica dei giorni dell’invasione russa in Cecoslovacchia. La mostra, realizzata in collaborazione con Magnum Photos, è curata dallo stesso testimone di quel drammatico momento della storia: Josef Koudelka. Accompagna l’esposizione un volume omonimo, edito da Contrasto e pubblicato contemporaneamente in otto Paesi. Presso Forma - Centro Internazionale di Fotografia di Milano (Piazza Tito Lucrezio Caro 1), fino al 7 settembre 2008. Per informazioni: tel. 02-58118067. Dody Giussani |
