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Diverse visioni del tempo

GIULIA MARIA MOZZONI CRESPI

“Proteggere, curare, far rivivere i Tesori dell’Italia più bella”. Troppo spesso non ci rendiamo conto di quello che il Bel Paese ci offre, ma grazie al FAI -Fondo per l’Ambiente Italiano possiamo riappropriarci di un’importante identità, che ci vede eredi di un patrimonio immenso e della straordinaria cultura che l’ha generato.

“Diamo un futuro al nostro passato”. Questo l’obiettivo che anima le attività del FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano. Il suo presidente, Giulia Maria Mozzoni Crespi, dedica tutte le sue energie al recupero di beni culturali e architettonici sul territorio nazionale e a preservare la bellezza del paesaggio, in modo da poter trasmettere un patrimonio di conoscenza e valori alle generazioni future. Appartenente ad una delle più antiche e importanti famiglie lombarde, la Signora Crespi nel 1975 ha fondato il FAI, ispirandosi al National Trust inglese, attivo dal 1895. Con lei parliamo di ambiente, arte e delle bellezze della nostra Italia, troppo spesso trascurate e rovinate da speculazioni edilizie.

di Simonetta Suzzi

 

 

Lei è alla guida del FAI dal 1975, anno della sua fondazione. Quando e come è nato il suo interesse per l’ambiente?

Già dagli anni Sessanta ho cominciato a interessarmi dei problemi dell’ambiente. Ho lasciato le opere umanitarie di cui mi occupavo per dedicarmi a questo settore. Tra l’altro, mi sembrava giusto considerare l’ambiente stesso come un’opera umanitaria, perché è importante e doveroso promuovere la bellezza, dare del verde e dei luoghi di ricreazione ai cittadini italiani. Anche perché tutto questo è una delle principali risorse del turismo, uno dei mezzi per promuovere l’occupazione. È importante perciò conservare al meglio tutte le bellezze che abbiamo.

 

L’attività del FAI, di difendere e tutelare il patrimonio artistico italiano, è strettamente legata al concetto di tempo, ossia all’importanza e alla salvaguardia del nostro passato. Come possiamo cercare di arginare i danni che lo scorrere del tempo può arrecare a un bene culturale?

Dobbiamo far vivere il nostro passato, recuperarlo e conservarlo per quello che è il nostro futuro. È importante mantenere in vita tutto ciò che rappresenta la nostra tradizione. Prendiamo un vecchio castello, ad esempio: dobbiamo cercare di restaurarlo di e farlo rivivere al meglio. Certo, non potremmo rimetterci dentro il principe o il duca che ci abitava, ma possiamo cercare di arredarlo in modo consono, fedelmente all’epoca a cui appartiene. È molto interessante poi invitare il pubblico, le scolaresche, a visitarlo, per spiegare come era la vita nel passato, gli usi, i costumi. Queste sono alcune delle attività che svolgiamo nei castelli, proprio per cercare di mantenerli vivi.

 

È difficile conciliare passato e presente, se consideriamo ad esempio un bene storico che deve essere collocato in un contesto urbano attuale, o un paesaggio che deve essere difeso dagli abusi edilizi, dall’oblio e dagli scempi di speculatori?

Non è difficile, basta volerlo fare, perché la memoria storica è un fatto estremamente importante ed è quello che dà un’identità a un Paese, alla sua cultura, e poi, come ho già detto, è un incentivo per il turismo e l’occupazione. Perciò il passato va conservato: il nostro paesaggio, la nostra campagna, l’agricoltura sono motivo di qualità di vita, e sono il simbolo della nostra stessa storia. Ma bisogna mantenere tutte quelle che sono le caratteristiche di ogni zona del nostro Paese: le scarpate, le vigne gli ulivi, gli aranceti nel Sud; i cipressi, le pianure con il riso, i filari di pioppi nel Nord. Questo vuol dire tenere vivo il passato, farlo apprezzare e capire.

 

Ritiene che la gente sia sufficientemente sensibile sul concetto di tutela ambientale?

La gente è sensibile, ma in Italia purtroppo al giorno d’oggi tutto è in funzione del denaro. Ci sono le lottizzazioni selvagge, l’abusivismo edilizio, capannoni che crescono senza sosta in mezzo alle nostre campagne. Tutto questo distrugge il nostro paesaggio e i nostri centri storici, e di conseguenza anche il turismo ci andrà di mezzo. In Lombardia adesso vogliono togliere la tutela dei parchi e dare alla Regione il potere decisionale se costruire o meno in un’area verde, anche in quelle che sono delle oasi naturalistiche speciali. Ma chi ci va di mezzo è la gente comune, perché in questo modo si distrugge la biodiversità e solo i costruttori e gli speculatori ci guadagnano.

 

Cosa bisognerebbe fare per incentivare la tutela dell’ambiente?

Bisogna rendere le persone consapevoli e far loro capire quali grandi ricchezze abbiamo in Italia, e che stupidi siamo a lasciarle degradare. Per esempio, proprio pochi giorni fa ho saputo che il presidente Sarkozy, in Francia, ha inviato una lettera a tutti i sindaci per incentivarli a occuparsi a creare e mantenere le bellezze urbane. All’estero ci pensano a queste cose. Anche Zapatero, in Spagna, sta pensando di riqualificare la Costa Brava, distrutta da passate speculazioni, di abbattere i maggiori mostri che sono stati costruiti e via dicendo. Da noi, invece, purtroppo questo non succede. La speculazione infierisce. Il Ministro per i Beni Culturali Rutelli, comunque, qualche cosa l’ha fatta: ha fatto abbattere alcuni eco-mostri e ha fermato alcune speculazioni. Quello che bisognerebbe fare è riaffermare la competenza delle Sovrintendenze in tema di tutela del paesaggio, perché esse sono i veri guardiani del nostro territorio, fornire loro poteri e mezzi per opporsi agli scempi edilizi che rovinano il nostro ambiente.

 

È stato sempre così?

No, in passato meno. Negli anni ’80 e ’90 le Sovrintendenze avevano più mezzi e più considerazione e potevano affermare maggiormente il proprio volere. Attualmente il Ministro Rutelli sta cercando di nuovo di riqualificarle, ma ci vuole tempo. Non è facile fermare questa ruggente speculazione, questi affaristi che non pensano ad altro che non sia il guadagno. Anche le grosse multinazionali straniere stanno cercando di venire in Italia per speculare sul nostro territorio. Siamo diventati terra di conquista.

 

In Italia abbiamo un patrimonio storico-culturale straordinario. Pensa che sia sottovalutato e male gestito?

È gestito male, proprio perché le Sovrintendenze hanno pochi mezzi e pochi poteri. Lo Stato stanzia pochissimi fondi per il Ministero dei Beni Culturali, molti meno di quelli di cui avrebbe realmente bisogno. E poi ci sono i sindaci che, avendo pochi mezzi a disposizione, riescono ad ottenere i soldi per i loro comuni con le lottizzazioni, permettendo la trasformazione dei terreni agricoli in terreni fabbricabili, per poterne incassare gli oneri. È un problema gravissimo. Proprio di questo ha parlato La Repubblica in un articolo del 10 novembre, che metteva in luce come i piccoli comuni che necessitano di opere pubbliche non hanno alternativa se non l’aumento indiscriminato delle cementificazioni.

 

In tanti anni il FAI ha aperto al pubblico splendidi gioielli di arte, natura e cultura del nostro Paese, realizzando importanti interventi di ristrutturazione. Quali ricorda con più affetto o con più orgoglio?

Uno di quelli a cui mi sono più affezionata è sicuramente il borgo di San Fruttuoso, un gioiello incastonato nella baia di Capodimonte, tra Camogli e Portofino, dove sorge l’omonima abbazia costruita tra il X e l’XI secolo e la grande torre dedicata ad Andrea Doria, che si inseriscono tra le case sparse per il paese. È una cosa meravigliosa. Un altro tipo di intervento che mi ha particolarmente commosso è stato quello del recupero dei Giardini di Kolymbetra, nella Valle dei Templi di Agrigento, in Sicilia, che si estende per cinque ettari tra il tempio dei Dioscuri e il tempio di Vulcano. Da un ammasso di fognature e di spini, quale era ridotto, sono invece venuti fuori gli antichi ipogei scavati nel 300 a.C., ed è oggi un meraviglioso giardino archeologico alimentato da acqua sorgiva, ricco di aranci, limoni e ulivi. Un bene prezioso, sia da punto di vista naturalistico sia dal punto di vista storico, restituito alla società. Ma non posso non ricordare anche il Castello di Masino, una reggia piemontese a mezz’ora da Torino davanti alla piana del Canavese, che ospitava gli ambasciatori di Casa Savoia e gli appartamenti di Madama Reale. Proprio nella piana sotto a questo splendido castello vogliono fare un’orribile colata di cemento per costruire discoteche, alberghi, centri commerciali, con la scusa di un parco divertimenti. Questo progetto, che si chiama Mediapolis, è stato anche avallato dai comuni, i quali non capiscono che la loro maggiore ricchezza è proprio conservare intatta la bellezza dei paesaggi. In più, non è vero che questo parco divertimenti verrà gestito da Tivoli (storico lunapark di Copenhaghen, n.d.r.), come la Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, aveva dichiarato per garantire la bellezza del progetto.

 

Si sta facendo qualcosa per bloccarlo?

È al ricorso al Consiglio di Stato. È vero che tutti parlano della valenza occupazionale di questo progetto, ma io credo che si poteva benissimo pensare a un luogo più adatto, perché la trasformazione e l’alterazione dei suoli e del paesaggio è una vera follia, soprattutto quando è ovvia la totale discrepanza del progetto con il luogo nel quale si vuole collocarlo. Una cattedrale nel deserto!

 

È notizia dell’ultimo periodo quella del ritrovamento del “lupercale”, la grotta dove secondo la leggenda vennero allattati Romolo e Remo, nell’ambito dei lavori di scavo nell’area del Palatino a Roma.

È sicuramente una scoperta importante. L’Italia è stata popolata dal più grande Impero del mondo e ovunque si scavi ci sono sempre reperti archeologici che vengono alla luce. Secondo me, però, cosa ancora più importante è mantenere e preservare quello che c’è sopra la terra, anche se non voglio certo sminuire questo tipo di scoperte, che sono comunque fondamentali, soprattutto per il turismo.

 

Dal 2002 ha affiancato l’attività agonistica con una serie di studi medico-scientifici legati all’apnea in collaborazione con l’Università di Varese e il CNR. Prima accennava all’immersione alle pendici dell’Everest a 5.000 metri nelle gelide acque di un lago. Come si è preparato? E quali sono stati i risultati della missione?

Insieme ai ricercatori con i quali mi sono avventurato in questa impresa, ho iniziato la prima prova a Cervinia, in un lago ghiacciato a 3.000 metri, seguita da alcuni test di apnea in ossigeno in piscina, durante i quali sono riuscito a stare in immersione fino a 15 minuti. Poi mi sono preparato facendo un po’ di acclimatamento in acqua in condizioni simili a quelle che avrei trovato sull’Everest, facendo dei test fisici e psicologici, prima a livello del mare e poi a quota 5.000 metri. Immaginavo che a livello fisico le prestazioni ad alta quota calassero, ma quello che è pazzesco è che anche a livello mentale si è meno lucidi e attivi. Soprattutto la memoria cala tantissimo.

 

Che tipo di manifestazioni organizzate periodicamente per diffondere il vostro messaggio?

A fine novembre c’è stata “Dietro le quinte”. Nei teatri e nei palazzi storici, oltre che nei musei di quaranta città italiane, esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo hanno intrattenuto il pubblico con storie di personaggi del passato e del presente, allo scopo di sensibilizzare le platee nei confronti del patrimonio artistico-culturale delle città. Anche i “Luoghi del cuore” hanno sempre avuto molto successo. Con questa iniziativa, attraverso la quale le persone possono segnalare un posto che amano particolarmente, tante volte siamo riusciti anche a salvare e tutelate molti siti. Infine, la “Giornata di Primavera”, il principale evento nazionale, durante il quale abbiamo aperto 500 monumenti su tutto il territorio, registrando un’affluenza di 500.000 persone.

 

Quali sono i prossimi progetti del FAI?

Sono tanti. A breve, precisamente a marzo, apriremo la Casa Necchi Campiglio del Portaluppi (Piero Portaluppi, architetto milanese, 1888-1967, n.d.r.), a Milano, una costruzione immersa in uno splendido giardino con piscina, che ci è stata lasciata in eredità. Sarà un centro congressi, con un ristorante annesso.

 

Un’ultima domanda ormai di rito. Qual è il suo rapporto personale con il tempo?

Il tempo per me è strettamente legato all’orologio, un oggetto di cui non potrei fare a meno. Senza mi sentirei persa. Quando viaggio, ne porto sempre due, così ne ho sempre uno in caso l’altro si rompa. A casa possiedo numerose pendole, tutte funzionanti. Devo dire che per me gli orologi sono una vera passione. Tra l’altro, proprio nel Castello di Masina abbiamo restaurato e rimesso “in funzione” ben diciannove meridiane…

 

FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano

Il FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano è nato nel 1975 allo scopo di recuperare, tutelare e gestire per la collettività testimonianze irripetibili del patrimonio d’arte e natura italiano. Dopo aver ricevuto per lascito o donazione antiche dimore, castelli, ville o anche parchi storici, giardini e aree di natura incontaminata, il FAI li recupera, li tutela e li apre al pubblico perché tutti possano goderne. Il FAI può contare su 75.000 aderenti in tutta Italia; 500 aziende sostenitrici; 102 delegazioni costituite da volontari in 18 regioni italiane; 6.000 volontari; 39 beni sotto la propria tutela, di cui 18 regolarmente aperti al pubblico. È possibile aiutare il FAI nei seguenti modi: iscrivendosi; donando contributi per i restauri e le iniziative culturali; visitando i beni sotto tutela; diventando volontario; ricordandosi del FAI nel proprio testamento.

Per le donazioni:

  • bollettino CC postale n° 11711207
  • carta credito, telefonando al numero: 02/4676152.60-05-59
  • on line attraverso il sito: www.fondoambiente.it
  • con bonifico bancario presso Unicredit Banca d’Impresa Milano Cordusio Codice IBAN: IT14J03226016040000300114311.

Per informazioni e adesioni al FAI:

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