home >> l'Orologio >> archivio >> Sommario >> editoriale |
|
EDITORIALE
Basta con i falsi! Lo diciamo da anni, ma mai come oggi è necessario ribadire il concetto che acquistare un falso è sbagliato. Perché scegliere se comprare e indossare accessori contraffatti non è più solo una questione di stile.
Me li ricordo bene i primi tempi in cui le “signore bene” tornavano da Capalbio o dal Forte esibendo sfacciatamente la finta borsa di Tod’s acquistata sulla spiaggia: “Sembra vera, eh?”. Un’abitudine che è diventata un gioco, uno sfizio innocente, quasi un gesto anticonformista per un certo tipo di persona. Poi la rivoluzione “no logo” ha finito per far sentire alcuni perfino giustificati nell’acquisto di merce contraffatta. Intanto, mentre noi ci interrogavamo sulla legittimità di certi comportamenti - trascurandone l’illegalità sancita da una legge dello Stato - la globalizzazione ha permesso al mercato dei falsi di crescere ed espandersi velocemente in tutto il mondo. Oggi il giro d’affari dell’industria della contraffazione è pari al 5% del PIL mondiale. Ad affermarlo è Antonello Colosimo, Vice Alto Commissario per la lotta alla contraffazione, in un’intervista a L’OROLOGIO che pubblicheremo sul prossimo numero della rivista. Colosimo mette l’accento soprattutto sugli aspetti criminali di questa industria, che fiorendo al di fuori di leggi e tasse, foraggia tante altre attività non “alla luce del sole”. E a quanto pare non siamo solo noi consumatori ad aver preso troppo alla leggera la faccenda, oggi come in passato. Anche molte Case produttrici, infatti, non si impegnano a combattere la presenza sul mercato di falsi “di bassa lega” dei loro prodotti, in ragione della veicolazione del marchio che questi rappresentano. Quindi, al pari di aziende che guidano una strenua lotta alla contraffazione, ce ne sono altre che la tollerano come “male inevitabile”, conseguenza del successo stesso di un prodotto e addirittura mezzo gratuito di promozione del brand. Eppure gli ultimi anni avrebbero dovuto far crescere e diffondere un’etica più solida a tutti i livelli della società, che metta fine a comportamenti che in qualsiasi misura aiutino e sostengano attività illegali e dannose per noi tutti. Forse manca la coscienza che fra questi comportamenti rientri a pieno titolo anche l’acquisto di prodotti contraffatti. Ma è tempo che tale concetto si faccia spazio nella coscienza dei consumatori. L’OROLOGIO si muove da tempo in questa direzione e continuerà a farlo con articoli, interviste e inchieste che svelino in maniera efficace la realtà che c’è dietro al prodotto ma anche alle dinamiche del mercato dell’orologeria. Si tratta di aspetti fondamentali tanto quanto capire la storia e la tecnica, per muoversi con fiducia e disinvoltura nel mondo dell’orologio ed effettuare i nostri acquisti in totale sicurezza. In questa linea si inseriscono l’intervista sulle insidie del commercio di orologi in Internet, apparsa sul numero scorso, e gli articoli sulla questione irrisolta della professionalità degli orologiai riparatori in Italia, cui continuiamo a dare spazio anche su questo numero, nella rubrica Lettere, per farvi conoscere a fondo la realtà dell’assistenza orologiera in Italia e aiutarvi a scegliere in autonomia a chi affidare il vostro orologio. Ad oggi, bisogna ammettere che non esistono molti strumenti per orientarsi nelle diverse realtà italiane dell’assistenza post-vendita. Ma ci sono concrete speranze che il settore si attivi per fornire strumenti di certificazione e di valutazione del lavoro degli orologiai indipendenti, e quindi la situazione potrebbe finalmente cambiare in meglio, a vantaggio dei consumatori, che potranno finalmente sentirsi più liberi di scegliere con cognizione di causa ed essere quindi meglio tutelati. L’informazione, anche in questo caso, rimane l’arma migliore per curare i propri interessi. Perciò continueremo a seguire questo tema e a porci in prima linea per fornire il miglior servizio possibile agli appassionati e “consumatori” di orologeria. Dody Giussani |
