home >> l'Orologio >> archivio >> Sommario >> intervista


Diverse visioni del tempo

LAURA MANCUSO

“L’uomo che sapeva volare”.
Il tempo della memoria, nel ricordo di Angelo d’Arrigo.

È passato un anno da quando Angelo d’Arrigo è tragicamente scomparso in un incidente aereo. Noi che l’abbiamo conosciuto, avendo seguito e raccontato attraverso queste pagine la sua ultima impresa, e lo abbiamo apprezzato per le sue grandi qualità di campione e di uomo, vogliamo ricordarlo oggi attraverso le parole di sua moglie, Laura Mancuso. È lei che oggi, attraverso la Fondazione intitolata a nome di Angelo, continua a portare avanti i progetti umanitari del campione di deltaplano, a favore dei bambini delle zone povere del mondo.

di Simonetta Suzzi

 

 

Non si può non ricordare di Angelo d’Arrigo la grandiosità delle sue avventure, la sua inesauribile passione per il volo e per la natura, la sua forza e il suo coraggio. Ci può regalare un suo personale ricordo di suo marito?

Una volta in un’intervista lui disse: “non sono un’animale di città, sono un animale degli spazi aperti”. Lui non si raffigurava scienziato o scrittore o ricercatore, né agonista o pilota. Lui che forse racchiudeva tutte queste cose in sé, si sentiva soprattutto un uomo, libero. Libero di pensare, progettare imprese, nuove avventure, senza barriere, senza confini: “Varcare gli orizzonti con quel perfetto motore che è il cervello. Per i migratori è un istinto, per me è una continua ricerca…”.
Inoltre, non posso dimenticare quando, dopo il sorvolo dell’Aconcagua, circondato da collaboratori, da giornalisti, dalle autorità, il suo sguardo raggiante andò al suo figlio più piccolo, lo prese in braccio e si baciarono sorridenti. Forse non dice molto sulle sue capacità, ma per me i ricordi più belli attengono sempre alla sua naturale genuinità, che non si è mai lasciata inquinare dalle circostanze né dal successo.

 

Il tempo della memoria non significa ricordare solo chi non c’è più. È anche un modo di mantenere vive le persone, riportando il loro tempo nella dimensione attuale. L’aver continuato il progetto per il reinserimento della coppia di condor che hanno accompagnato Angelo nel volo sull’Aconcagua, è un modo perché lui continui a vivere?

 

È importante che Angelo continui a vivere, non solo per me, ma perché rappresenta un ideale per tanti giovani, e non solo. Perché è un esempio di come ciascuno abbia il diritto/dovere di credere nei propri sogni e lavorare affinché si realizzino. È per questo che tutte le mie giornate sono rivolte a portare avanti iniziative ed eventi in ricordo di Angelo. Per quanto riguarda Inca e Maya, la coppia di condor che ho reinserito in Perù, nel loro ambiente naturale, era l’unica cosa da fare. Per loro, e perché Angelo avrebbe voluto così.

 

È passato un anno dalla tragica scomparsa di suo marito, che è tutt’oggi continuamente ricordato con grande affetto e stima da tutti, per i suoi straordinari progetti, che richiedevano anni di preparazione e che lui riusciva a spiegare con grande semplicità…

 

In Angelo il sogno di Icaro, le intuizioni di Leonardo da Vinci, la lezione etologica di Konrad Lorenz si sono coniugate in una sintesi di capacità atletiche, equilibrio interiore e, soprattutto, profonda umiltà. Il suo sito www.angelodarrigo.com è visitato da quasi mille persone al giorno. Nel guestbook continuano ad arrivare testimonianze di stima e di affetto da tutte le parti del mondo. Quindi sì, credo proprio che abbia lasciato un’impronta indelebile.

 

Una grande iniziativa riguarda la proposta di dare il nome di Angelo all’Aeroporto Internazionale di Catania, alla quale sono stati in molti a dare il loro appoggio. Cosa significherebbe per la memoria di suo marito?

 

Come ha scritto il Prof. Danilo Mainardi, Presidente della Lipu, “il giusto e meritato riconoscimento per un Uomo (proprio così, con la U maiuscola, n.d.r) che, in tutta la sua purtroppo breve vita ha saputo illustrare le più elevate qualità umane: il desiderio di conoscenza, il senso della sfida, la capacità di sacrificio, l’amore per la natura pervaso d’un’empatia estesa ben al di là della sua stessa specie”. O come l’Ambasciatore De Nardis: “Un giusto omaggio ad un uomo che non era mai sazio di avventure sportive di grande valore, ma anche di conquiste scientifiche che contribuivano a valorizzare l’ambiente naturale”.

 

La Fondazione intitolata ad Angelo d’Arrigo si prefigge di raccogliere fondi per i bambini peruviani, di cui lui ha conosciuto la triste realtà e ai quali pensava frequentemente di ritorno dalle sue imprese. Ci racconta meglio di cosa si occupa e quali sono le iniziative intraprese?

Costituitasi a circa un mese dalla scomparsa di Angelo, la Fondazione ha, come scopi principali, la solidarietà concreta nei confronti di uomini e popoli emarginati e nell’indigenza materiale e culturale; la tutela di qualsiasi essere vivente, nel rispetto degli ecosistemi e delle varie culture. In questo momento è in corso la costruzione di una scuola in Perù nel Comune di Paccarectambo. Ma stiamo lavorando anche ad altri importanti progetti.

 

La scorsa settimana lei stessa ha annunciato che il deltaplano “Atos” con cui Angelo riuscì a compiere l’impresa di sorvolare, con un mezzo senza motore e seguendo il volo dei condor, l’altissima vetta dell’Aconcagua, sarà esposto in maniera permanente nel Museo Storico dell’Aviazione Caproni di Trento. Cosa ha rappresentato per lui quell’impresa?

Angelo era sempre mosso da grande passione, che riponeva in uguale misura in tutte le sue imprese e in tutto quello che faceva. Il sorvolo dell’Aconcagua rientrava nel suo desiderio di sorvolare le vette più alte del mondo in volo libero, con il suo deltaplano. Amava l’avventura e il pionierismo. Mi parlava spesso dei grandi pionieri dell’aviazione, di Lindbergh e di Bleriot e adorava rivivere col pensiero i loro primati guardando gli antichi velivoli all’interno del Museo Caproni di Trento. Credo desiderasse che un giorno anche il suo velivolo riuscisse a suscitare emozioni e trasmettere le sue avventure.

 

“La terra vista dall’alto è molto più bella di quella che è”. Queste parole di suo marito riassumono il suo amore per il volo. I suoi traguardi scientifici rimarranno impressi per sempre nella storia. Angelo in un certo senso si è conquistato l’immortalità, andando al di là di quelli che sono i limiti temporali che ogni uomo ha.

Sì, credo che sia così, è una questione di prospettive. Qualcuno ha scritto che gli orizzonti di Angelo iniziavano dove il nostro finisce.