EDITORIALE
A
uso dei meno attenti
Negli
ultimi mesi la redazione de L’OROLOGIO ha lavorato per rinnovare
grafica e contenuti della rivista, senza grandi stravolgimenti, com’è
nel nostro stile, ma con un occhio attento a complimenti, critiche e
suggerimenti giunti per via diretta e indiretta.

Non starò qui a elencare tutti i cambiamenti, i miglioramenti
(a nostro giudizio), i nuovi contenuti e i restyling introdotti a partire
da questo numero (a voi scoprirli e, eventualmente, commentarli). Preferisco
soffermarmi sugli argomenti, che sono tanti e succosi. A cominciare
dalla cover story: un dettagliato confronto fra due best seller della
Rolex, Submariner e Sea-Dweller, che finalmente rivela come la differenza
tra i due vada ben oltre la presenza o meno della valvola per l’elio.
Per tutti coloro che ci hanno scritto, telefonato (vorrei aggiungere
“fermato per strada” ma non è vero!), domandando
un’analisi approfondita dei nuovi Nautilus di Patek Philippe,
l’attesa è terminata. Se non bastasse la documentazione
originale Patek allegata in regalo a questo numero, a pagina 46 trovate
un articolo di ben otto pagine con una foto che resterà negli
annali: tutte insieme le sei nuove referenze, su doppia pagina, ritratte
prima che la redazione le passasse al vaglio, misurasse e osservasse
da molto vicino con l’aiuto della inseparabile lente da orologiaio.
Ma su questo numero non si parla solo di prodotto. Dato che l’orologio
è un “bene-sogno” (certo non si tratta di un bene
di prima e neanche di seconda necessità), anche il suo acquisto
non deve essere assolutamente privato di tale “aura”. È
vero che c’è chi mette in netto secondo piano l’esperienza
dell’acquisto privilegiando il solo aspetto economico, ma c’è
anche un vasto pubblico (e visti i numeri, mi sbilancerei a dire che
si tratta della maggioranza degli acquirenti di orologeria) che desidera
gratificarsi a cominciare dalla scelta del luogo dove comprare l’oggetto
del proprio desiderio. Soprattutto a loro è dedicato l’articolo
a pagina 88, che studia e descrive la realtà e l’attuale
evoluzione nella vendita al dettaglio: la cara vecchia “orologeria”,
per intenderci, che sta lentamente ma progressivamente lasciando spazio
a nuove realtà commerciali. Sarà un bene o sarà
un male? Non ci esimiamo naturalmente dall’esprimere la nostra
opinione al riguardo.
Per chi è particolarmente attento al prezzo, invece (poiché
pagare il giusto anche un bene velleitario è un nostro sacrosanto
diritto), suggerisco di seguire e magari partecipare alla discussione
sulla politica degli sconti, nella rubrica delle Lettere (pag. 12).
Infine, una nota per i curiosi, coloro che sono sempre alla ricerca
dell’ultima notizia e del commento fuori dagli schemi: le rubriche
“Vita da cronista” (pag. 24) e “Si mormora che…”
(pag. 26) questo mese sono sicuramente da leggere, e da meditare…
Infine, se siete arrivati a queste ultime righe, vorrei concludere con
una considerazione, che è nata nella mia mente sfogliano la prova
di stampa di questo numero e ricordando di ogni articolo come è
nato e cresciuto, fino materializzarsi sotto ai miei occhi nella sua
forma definitiva. A volte, infatti, anche dietro la realizzazione di
uno dei nostri servizi a prima vista più “semplici”,
come può essere ad esempio quello dedicato ai due interessanti
modelli della Glashütte Original (a pag. 68), c’è
il lavoro di numerose persone e uno sforzo non comune. Nel caso specifico,
le foto pubblicate alle pagine 68-72 sono state scattate nella manifattura
di Glashütte, esattamente a 1.410 chilometri di distanza dalla
nostra redazione, dal bravo Alessandro Neri, sotto la supervisione e
l’occhio attento di un orologiaio e un’addetta stampa (e
secondo le precise indicazioni della redazione). Tutto per presentarvi
e farvi conoscere dei modelli che in Italia è difficilissimo
reperire, almeno a scopo giornalistico. Ma anche questo fa parte del
lavoro di costruzione di una rivista come la nostra, e a noi piace così.
Dody
Giussani