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EDITORIALE

Dati e giornali

Scrivo queste pagine circa un mese prima di Natale e pochissimi giorni dopo l’uscita in edicola dell’edizione 2006 del nostro Speciale, dedicato a dodici mesi di notizie, novità, indiscrezioni e statistiche dell’orologeria. Ma non siamo i soli che in questo periodo dell’anno lanciano un’occhiata trasversale all’orologeria e tirano le somme…

È questo, infatti, il periodo dell’anno in cui alcuni importanti quotidiani nazionali mettono in edicola i propri servizi speciali dedicati al mercato orologiero: da La Stampa a Il Messaggero, da La Repubblica al Corriere della Sera.
In qualità di “addetti ai lavori”, abbiamo sempre giudicato questi supplementi - nati come supporti redazionali a un settore che gratifica i quotidiani di importanti investimenti pubblicitari - strumenti interessanti e utili per diffondere la conoscenza dell’industria orologiera presso un pubblico vasto ed eterogeneo. Al tempo stesso, abbiamo accolto la comparsa dei “dorsi” dedicati all’orologeria, alcuni anni fa, come un positivo segnale di crescita del settore, il quale si trova finalmente al centro di un interesse una volta riservato soltanto a industrie ben più grandi, come quella dell’automobile.
Ai nostri lettori più affezionati, quindi, non sarà sfuggita la presenza di firme de L’OROLOGIO su alcuni di questi supplementi, che si avvalgono giustamente di giornalisti specializzati e addentro al settore per approfondire determinati argomenti. Visti i lati positivi di questi prodotti editoriali, arriviamo alle dolenti note. Perché sbagliare è umano, ma le conseguenze, a volte, sono diaboliche… Così, sul “dorso” del Corriere della Sera, leggiamo un articolo dai toni apocalittici e dall’inequivocabile titolo di “L’Italia frena il mercato”. A quanto pare, secondo il Corriere (e al contrario di quanto scritto ad esempio da noi su L’OROLOGIO Speciale), l’Italia sarebbe l’unica nazione europea verso la quale le esportazioni di orologi svizzeri avrebbero registrato un preoccupante calo del -8,1% dall’inizio dell’anno, rispetto al periodo gennaio/settembre del 2005. L’errore è dei più elementari: tutte le cifre pubblicate sono sbagliate, in quanto si riferiscono al solo mese di settembre 2006 e non ai nove mesi precedenti. Naturalmente, può succedere che un mese il mercato registri un segno negativo, ma andando a vedere l’andamento globale delle esportazioni svizzere verso l’Italia nei primi sei mesi del 2006, si rileva un positivo +8,5% che pone il nostro Paese al quarto posto fra i maggiori mercati dell’orologio svizzero, dopo USA, Hong Kong e Giappone, con un volume di 418.200.000 franchi svizzeri.
Un panorama ben più roseo, quindi, di quello dipinto dal Corriere della Sera, e su cui voglio puntare l’attenzione per rassenerare gli animi di tutti gli operatori del settore, cui una informazione di questo tipo, poco prima di Natale, certo non regala ottimismo. Tanto più che l’articolo termina con la terrea previsione di un “Natale nero”, che sinceramente non ci auguriamo per nessuno.
Alla luce dei dati, in questo caso corretti, diffusi dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera, auguriamo invece agli amanti della bella orologeria e agli operatori di questo settore, un Natale che colori la vita di rosa e… L’orologio più desiderato sotto l’albero. Del resto, anche per loro vale quello che dalle pagine del Messaggero rivela Roberto Gervaso: “È il più bel regalo che mi possa fare chi vuol farmi un regalo”.

Dody Giussani