EDITORIALE
Spazio
al nuovo
Come
preannunciato il mese scorso su questa stessa pagina, ecco a voi il
nuovo Nautilus di Patek Philippe. Non sono stata precisa, poiché
nuova è l’intera collezione di ben sei modelli, ma per
noi de L’OROLOGIO la vera novità (e dateci torto) è
nel modello in fotografia: Ref. 9580/1A, cronografo a carica automatica.

Riguardo all’estetica complessiva, vi dico subito che i cambiamenti
non si possono definire “epocali”. Sostanzialmente si riassumono
in fianchi più tondeggianti, con conseguente ampliamento della
cassa in larghezza, di appena un millimetro (sinceramente non apprezzabile
a occhio nudo, se non servendosi di un calibro…). Un po’
di delusione, quindi, sarebbe stata più che giustificata se tutto
si fosse risolto in questi minimi accorgimenti stilistici. Ma Patek
Philippe, per i 30 anni del suo modello sportivo di punta, ci ha riservato
una sorpresa degna della sua reputazione. Ecco infatti aggiungersi per
la prima volta, alla produzione della Casa ginevrina, un cronografo
in acciaio impermeabile fino a 120 metri di profondità (12 atmosfere).
Il cronografo è l’orologio sportivo per antonomasia, indossato,
ricercato, a volte vero oggetto del desiderio. Un modello sportivo con
in più la grinta della complicazione cronografica, in linea con
il gusto degli appassionati più numerosi, mancava nel catalogo
Patek Philippe e l’entusiasmo della platea di Thierry Stern al
suo annuncio, l’11 ottobre a Ginevra, è stato grande.
Il motivo per cui ho deciso di dedicargli la prima pagina della rivista
è che, a lavorazione conclusa di questo numero, e a pochi giorni
dalla sua messa in edicola, non potevo attendere ancora un mese per
condividere con voi le mie considerazioni su questo modello che monopolizzerà
le conversazioni tra appassionati per i prossimi mesi. A chi piacerà
a prima vista, chi lo denigrerà per quell’unico quadrante
supplementare al posto dei classici tre contatori, chi per puro conservatorismo
resterà affezionato alla vecchia collezione… Ma la grandezza
di un produttore si vede anche dal coraggio di osare e rivoluzionare
schemi predefiniti per stabilire nuovi standard, nuovi punti di riferimento,
nuovi “classici”. E Patek Philippe negli ultimi due anni
sta dando prova di non dormire sugli allori, di non essere legata mani
e piedi alla sicurezza di una produzione tradizionale, al di sopra di
ogni critica. La Casa si è messa in discussione stilisticamente
e tecnicamente, soprattutto con il suo movimento cronografico di manifattura,
di impostazione innovativa e moderna, che equipaggia anche il nuovo
Nautilus, ma senza la sofisticata complicazione del calendario annuale
che equipaggia il 5960P (che noi abbiamo presentato ed analizzato in
anteprima sul numero 146, aprile 2006, de L’OROLOGIO).
La domanda più comune sarà: “quanto c’è
da aspettare per vederlo dal vero?”. A quanto pare, poco…
Già dal prossimo mese, infatti, sarà disponibile presso
i migliori concessionari Patek Philippe, al prezzo di 26.300 euro. La
cosa difficile sarà assicurarselo per primi…
Dody
Giussani