EDITORIALE
Gran
movimento!
All’apertura
dei Saloni dell’orologeria di BaselWorld e SIHH (le due più
importanti manifestazioni fieristiche del settore, alle quali i produttori
rivelano le proprie creazioni che nel corso dell’anno troveremo
nei negozi), l’atteggiamento degli espositori era piuttosto cauto,
soprattutto per quanto riguarda noi italiani, che siamo arrivati in
Svizzera già stremati dal clima pre-elettorale.

Sarà
per questo che tutti abbiamo poi accolto con entusiasmo l’atmosfera
movimentata e alacremente lavorativa, che si è invece instaurata
nei vasti padiglioni della Fiera di Basilea e negli eleganti corridoi
del PalaExpo di Ginevra. Tantissime le persone che hanno visitato le
due manifestazioni (BaselWorld rileva un incremento di pubblico del
5% e il SIHH di ben l’11%, ma si tratta in quest’ultimo
caso di un aumento registrato all’interno del selezionato pubblico,
ammesso alla manifestazione solo su invito), tra compratori e stampa.
Riguardo quest’ultima, dobbiamo sottolineare che la nostra “nicchia”
dell’orologeria sta attirando sempre più prepotentemente
l’attenzione dei mezzi di comunicazione di massa, trovando spazio
nelle più importanti rubriche televisive dedicate ai fenomeni
di moda e cultura. La crescita nelle presenze di giornalisti sia a Basilea
(+7,2% rispetto al 2005) che a Ginevra (1.300 quelli che hanno accettato
l’invito a visitare il Salone) è una riprova di questo
interesse, che si rispecchia anche nel pubblico finale di
lettori e spettatori…
Ma veniamo a quello che da appassionati ci interessa di più.
Cosa c’era di strabiliante ai Saloni? Qual è la novità
più bella, più interessante, più desiderabile?
Non posso proprio dare una risposta univoca a queste domande. BaselWorld
e SIHH non hanno infatti visto una stella brillare più delle
altre, nell’ampio ventaglio di proposte. Importanti, invece, i
segnali dati da alcune tendenze che facilmente si rilevano, e che spaziano
dal dato tecnico al dettaglio di moda. Prima di tutto registriamo con
soddisfazione che la ricerca orologiera si è risvegliata da un
lungo sonno sugli allori: numerose le Case che hanno presentato novità
tecniche basilari. Non tante grandi complicazioni, ma, ad esempio, fondamentali
innovazioni nell’organo che è il cuore dell’orologio
meccanico: lo scappamento. Dall’uso del silicio o di altri materiali
alternativi alla lega metallica Nivarox per la realizzazione della molla
a spirale, della ruota di scappamento, dell’ancora o di tutti
questi componenti (vedi le proposte Breguet, De Bethune, Patek Philippe
e Ulysse Nardin), alla reinvenzione dello scappamento (vedi Audemars
Piguet, De Bethune, Jaeger-LeCoultre e Ulysse Nardin). Unico scopo comune:
il miglioramento della precisione di marcia e la riduzione degli attriti,
onde ricorrere sempre meno alla lubrificazione degli elementi più
veloci del movimento (bilanciere-spirale e ruota di scappamento). La
ricerca ha coinvolto in molti casi anche l’“abbigliamento”
del segnatempo, con casse che impiegano materiali presi a prestito da
altre industrie: fibra di carbonio, ceramica hi-tech, kevlar, resina,
leghe metalliche ad alta resistenza, acciaio sottoposto a rivestimenti
superficiali al carbonio e al titanio o cromatura nera. Altre assonanze
riguardano il colore del quadrante (numerose le proposte di modelli
nei vari toni del marrone, più elegantemente definito “chocolate”)
e il sempre più diffuso gioco con questo e il movimento sottostante,
con aperture di tutte le fogge in corrispondenza del bilanciere-spirale.
Infine, permettetemi un’annotazione puramente modaiola: se sul
futuro del fenomeno degli orologi in plastica “ispirati”
alle icone dell’orologeria, non sentiamo di esprimerci (ma a Basilea
abbiamo apprezzato delle alternative dall’originalissimo design,
proposte dalla Locman, che potrebbero farne piazza pulita), riguardo
la moda dell’estate non abbiamo dubbi. Vivremo un’invasione
di cinturini bianchi anche sui polsi maschili. In caucciù, naturalmente,
e l’Hublot torna a fare moda…
Dody
Giussani