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EDITORIALE

Intorno all’orologio

L’orologio, a vederla bene, non è nato in Svizzera. L’orologeria ha avuto i suoi natali sì in Europa, ma principalmente in Francia, Inghilterra e Italia, per poi trasferirsi sulle sponde del lago Lemano e trovare lì il giusto riparo dalle insidie di quello stesso tempo per cui vive…

Così, mentre l’orologeria astronomica italiana moriva con l’avvento della rivoluzione copernicana e quella inglese si votava sempre più alla ricerca della precisione per il calcolo della longitudine, l’arte di Breguet veniva perpetuata nella silenziosa Svizzera, con lo sviluppo di un’industria florida fino agli anni ’70 del secolo scorso. Poi, il quarzo. Le fabbriche svizzere inseguono l’utopia di un orologio meccanico che competesse con la perfezione dell’elettronica e lentamente muoiono… Ma negli anni ’80 qualcosa succede, ancora una volta fuori dai confini elvetici. Gli Italiani “hanno fatto i soldi”. La nostra economia funziona e noi abbiamo voglia di lusso. Gianni Agnelli indossa l’orologio (meccanico) sul polsino e tutti gli affaristi della Prima Repubblica ne regalano uno al politico di turno che può aiutarli nei loro investimenti… Lo Swatch, il cui collezionismo è un fenomeno esclusivamente italiano, compare al polso di tutte le ragazzine. Sempre in Italia, nasce la stampa specializzata, poi seguita da Tedeschi e Francesi. È il miracolo. Gli Svizzeri ritirano fuori dai cassetti i vecchi progetti (quelli che non erano stati gettati via, e a questo proposito la Zenith deve ancora dei ringraziamenti al suo fedele impiegato che celò in un mobile di casa i piani di fabbricazione del Primero!), le fabbriche riprendono a lavorare e ad assumere orologiai, che nel frattempo sono diventati merce rara, perché negli anni bui i giovani si sono indirizzati verso altri settori. Anche il Reverso torna a ticchettare perché richiesto e desiderato dagli appassionati italiani, mentre il resto del mondo viene gradualmente contagiato dalla stessa febbre dell’orologio di pregio, rigorosamente meccanico…
L’entusiasmo di quegli anni ha ridato vita a un’industria che oggi conta 11,1 miliardi di franchi svizzeri (circa 7,2 miliardi di euro) di export in tutto il mondo, che vive sull’autorevolezza del marchio Swiss made e su una struttura entro la quale operano organismi eccellenti, quali il COSC e la nuova Fondation Qualité Fleurier (cui è dedicato uno spazio nel nostro reportage a pagina 90). Perché ripeto questa storia che forse in molti conoscono? Prima di tutto perché molto probabilmente “non tutti” la conoscono. Secondariamente, per far capire quanto l’industria orologiera svizzera conosca già i pericoli di una crisi di mercato e non sia quindi disposta a farsi trovare di nuovo impreparata davanti ad eventuali cambiamenti dello scenario mondiale. Infine, perché voglio sottolineare un fatto storico. Per la prima volta dal 1987, nascita della stampa specializzata in orologeria diretta al pubblico, le riviste di settore si sono unite in una stessa direzione, per dare man forte all’iniziativa di un produttore italiano, la TCM di Milano, che da alcuni anni opera a favore dell’associazione “Bambini Cardiopatici nel Mondo”, la quale offre una speranza a quei bambini che nascono con cardiopatie gravi in Paesi non attrezzati per la loro cura. Si tratta di medici che mettono a disposizione una merce preziosa, il loro tempo, per raggiungere luoghi lontani ed operare sul posto i piccoli pazienti. All’intervista al prof. Frigiola, Presidente dell’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo, pubblicata a pagina 106, è abbinata un’operazione per incentivare l’acquisto da parte di chi lo desideri, di un orologio il cui ricavato è interamente devoluto all’Associazione. Presentando al negoziante l’assegno a fondo pagina, anche in fotocopia, in cambio dell’acquisto dell’orologio si può usufruire di una visita cardiologica gratuita, per se stessi o per un proprio caro. L’iniziativa vede coinvolte, oltre a L’OROLOGIO: Chrono World, Orologi Le misure del tempo e Orologi da Polso. Grazie!

Dody Giussani