EDITORIALE
7
Luglio 2005
In
una Roma assolata e già meno congestionata dal traffico (complice
la chiusura estiva delle scuole), ci destreggiamo fra foto e orologi,
lottando contro il tempo prima che l’Italia si paralizzi per la
pausa di Agosto, mese in cui è più facile trovare un pinguino
nel Sahara che qualcuno in ufficio…

È
questa l’atmosfera nella quale abbiamo finito di preparare questo
numero de l’Orologio. Il risultato è un fascicolo ricco
di 14 articoli, 18 rubriche, un reportage su una fondamentale evoluzione
dell’industria svizzera (a pagina 54), 3 interviste e una vetrina
con 10 modelli sportivi d’alto rango, scelti per accompagnare
la nostra estate...
Alcuni contenuti erano previsti da molto tempo, come l’intervista
al Presidente di Zenith International, che vuole chiarire certe scelte
di mercato di un marchio a cui molti appassionati italiani sono legati
fin dagli anni dell’adolescenza. Altri sono scaturiti da avvenimenti
che hanno segnato il mese appena passato, come l’annuncio, da
parte della Parmigiani Fleurier, di aver avviato una propria produzione
industriale di spirali, la quale causerà un cambio di scenario
nell’industria svizzera, in quanto potrebbe segnare la fine di
una situazione di monopolio per la fornitura di un componente fondamentale
degli orologi meccanici.
Tanti, quindi, gli argomenti di riflessione intorno all’oggetto
orologio che troverete nelle pagine che seguono, oltre ai numerosi modelli
meccanici presentati e analizzati. Ma oggi, 11 Luglio, mi è impossibile
evitare di riflettere anche su altro.
L’argomento che non mi sento di ignorare è naturalmente
l’attentato di Londra, che aldilà dell’orrore e dello
sdegno e di tutte le parole che si sono lette sui giornali, colpisce
per le reazioni “smorzate” che ha suscitato in questa vecchia
e stanca Europa. Non sembra così difficile accettare l’esistenza
del pericolo, in quelle stesse capitali europee che cinque giorni prima
ospitavano i concerti del Live 8 e si mobilitavano per i Paesi dell’Africa.
In quest’ottica, la reazione compassata dei Britannici non sorprende
più tanto. Suscita ammirazione, invece, la gestione dell’informazione
che il governo di Londra ha saputo mettere in atto. Nel secolo delle
comunicazioni, come già è stato battezzato il 2000, il
governo britannico è stato in grado di centellinare le informazioni,
seguire un
disegno preciso, evitando fughe di notizie, e i dati reali non sono
stati divulgati finché non sono stati considerati certi.
Mentre su Internet già circolavano i filmati e le fotografie
scattate con i cellulari dai testimoni involontari della tragedia, i
commenti e i messaggi delle persone che lavorano nella City, l’informazione
ufficiale ha mantenuto un’indiscutibile coerenza. Nello stesso
tempo i capi di stato al G8 soddisfacevano in parte alcune delle richieste
avanzate per arginare, almeno, i problemi dell’Africa e si accordavano
per garantire una maggiore collaborazione tra le intelligence di ogni
Paese (ma non era già stata decisa dopo l’11 Settembre
2001?), dimostrando però anche una fondamentale debolezza. Perché
questi episodi non sono prevedibili con certezza, e l’unica soluzione
immediata sembrerebbe quella di essere pronti al peggio e di educare
la popolazione a reagire nel modo più corretto e utile a limitare
i danni. Una soluzione già da tempo messa evidentemente in campo
a Londra e che il Ministero dell’Interno italiano pare deciso
a perseguire, con il dovuto ritardo.
Intanto la vita va avanti e in un bilancio della società in cui
viviamo mi sento di dire che vedo il bicchiere mezzo pieno. Se la maggior
parte di noi ha una casa dove vivere, da mangiare, condizioni igieniche
ottime, e può scendere in piazza per far sentire la propria voce,
che sia in una manifestazione o durante un concerto rock, significa
che la direzione in cui ci siamo mossi finora non è poi tanto
sbagliata…
Dody
Giussani