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Diverse
visioni del tempo
UELI SCHIBLER L’orologio biologico e i suoi segreti. Ueli Schibler, professore del Dipartimento di Biologia Molecolare dell’Università di Ginevra, ci svela i meccanismi della cronobiologia e l’importanza dei ritmi circadiani per tutti gli esseri viventi.
I
ritmi biologici giocano un ruolo importantissimo per il nostro benessere:
basta cambiare orari dei pasti, mutare turno di lavoro o fare un viaggio
dall’Italia agli Stati Uniti, per scombussolare il nostro organismo.
Uno dei pionieri dello studio dei cosiddetti ritmi circadiani, che regolano
il normale avvicendamento dei periodi di sonno e di veglia, è un
biologo molecolare dell’Università di Ginevra, Ueli Schibler,
le cui ricerche lo hanno portato a stabilire che non disponiamo di un
unico orologio biologico, ma di un sistema periferico articolato che coinvolge
il nostro intero organismo. di Simonetta Suzzi
Di cosa si occupa la cronobiologia?
Stiamo
cercando di capire come funziona l’orologio circadiano e quale sia
la sua incidenza sulla fisiologia dei mammiferi. Ora stiamo lavorando
con i topi, che hanno il nostro stesso tipo di geni; di conseguenza pensiamo
che in questo modo possiamo riuscire a sapere qualche cosa anche sugli
esseri umani.
Se l’esposizione alla luce è molto importante per la definizione dei ritmi circadiani, cosa avviene nella fisiologia dei non vedenti?
I ritmi procedono anche nel buio totale, ma presentano sfasamenti diversi. Un giorno circadiano invece di essere esattamente di 24 ore, è di circa 24,5 ore negli esseri umani, e di circa 23,7 nei topi. Deve quindi essere corretto ogni giorno dalla luce del sole. Anche i non vedenti hanno il loro orologio circadiano, ma non sono in grado di modificarlo mediante la luce. Così, quello che si è cercato di fare è stato regolarlo con mezzi chimici: la melatonina, ad esempio, funziona molto bene. Si tratta di un ormone che viene secreto soltanto durante la notte. Negli esseri umani non è chiaro quale funzione stia svolgendo tale ormone, ma funziona molto bene per regolare i non vedenti ad una giornata di ventiquattro ore.
Quando sono iniziati gli studi sulla scienza dei bioritmi?
I
primi studi sono iniziati nel XVIII secolo, circa nel 1780, credo, quando
Jean Jacques Dortous de Mairan, uno scienziato francese, osservando le
piante nel suo orto notò che alcune di esse muovevano le foglie,
specialmente in alcune ore del giorno. Perciò si chiese se si trattasse
semplicemente di una risposta allo stimolo luminoso o se possedessero
un loro orologio interno, visto che il movimento si verificava sempre
alla stessa ora durante il giorno.
Si dice che la modificazione dei ritmi circadiani abbia anche conseguenze gravi. A questo proposito, è vero che le persone che lavorano a turni alternati, di notte e di giorno, sono maggiormente soggette ai tumori?
Vi
sono state diverse pubblicazioni al riguardo, in particolare nei Paesi
occidentali, su quello che è definito il “turno notturno
a rotazione”: in altri termini, ci sono persone che lavorano per
tre giorni o forse anche due settimane di notte, e poi altrettanto di
giorno, e così non riescono mai ad adattare la loro fisiologia
completamente, ma rimangono sempre un po’ fuori fase.
Restando nel campo della salute, ci può spiegare cos’è la cronofarmacologia?
La cronobiologia è correlata a quanto ho detto prima: il metabolismo dei farmaci, sia che vengano attivati o disattivati dal fegato, risente molto del ritmo circadiano; è molto più efficace ad alcune ore del giorno che ad altre. La cronofarmacologia utilizza i ritmi circadiani per massimizzare l’assimilazione delle medicine e ridurne gli effetti collaterali indesiderati. Si tratta di una scienza relativamente giovane, ma ritengo che diventerà molto importante.
Quindi, gli studi sulla cronobiologia possono raggiungere risultati molto importanti nel futuro per la salvaguardia della salute?
Credo di sì. Al giorno d’oggi, ad esempio per quanto riguarda la condizione psichica dei non vedenti, è molto importante poter regolare il loro ritmo giornaliero, perché altrimenti si troverebbero in un contesto totalmente marginale, in quanto il loro orologio biologico non coinciderebbe con quello degli altri, causando ritmi ed esigenze di vita diverse. E in Paesi come le nazioni scandinave, dove si gode di scarsissima illuminazione nel corso dell’inverno, talvolta la luce non è sufficiente per regolare l’orologio. E proprio in quei Paesi ci sono tantissimi casi di depressione (che possono arrivare a causare un gran numero di suicidi e omicidi). È sufficiente inviare una luce molto forte una volta al giorno: questo dovrebbe funzionare, perché regola l’orologio all’ora giusta.
Venendo a una circostanza pratica, sperimentata da moltissime persone: come funziona il jet lag?
Questo orologio, come dicevo, deve recuperare giornalmente circa un’ora, ma non di più. Ma se si va negli Stati Uniti non è possibile modificarlo immediatamente, perché la capacità di regolazione del nostro bioritmo arriva al massimo ad un’ora al giorno. Così, se vi è una differenza di sei ore, non potendo modificare più di una sola ora al giorno, ci vorranno almeno sei giorni per arrivare ad un adattamento completo al nuovo orario. Questo è in sostanza il jet lag. Durante tutto quel tempo non si riesce a dormire bene, perché l’orologio biologico è ancora sintonizzato sull’orario italiano.
Quando ha iniziato i suoi studi sulla scienza dei bioritmi?
È stato per caso, nel 1990. Stavamo lavorando su come i nostri geni siano regolati nel fegato (alcuni geni sono molto specializzati e sono attivi soltanto in alcuni tessuti) e abbiamo scoperto le molecole regolatrici che modificano l’attività dei geni nel fegato stesso. In laboratorio, ci stavano lavorando sopra due giovani scienziati, un Americano e uno Svizzero. Lo scienziato svizzero era figlio di un contadino, quindi era abituato a svegliarsi molto presto e veniva in laboratorio alle sette di mattina. L’Americano, invece, veniva a mezzogiorno, ma lavorava fino a notte fonda. Quest’ultimo non ha avuto problemi a trovare questa proteina dal DNA nel fegato, mentre lo Svizzero non riusciva mai a trovarla, perché tale proteina viene prodotta nel pomeriggio e non la mattina, quando invece faceva i suoi controlli. Questo ci ha causato molte discussioni, poiché lo studente che non la trovava accusava l’altro di averla creata artificiosamente, di averla inventata, quello che l’aveva trovata diceva all’altro che era un incompetente, che non sapeva come fare… Ma non aveva ragione nessuno dei due. Risultò infatti che questa molecola in effetti era presente soltanto quando lavorava l’Americano. Ecco come abbiamo iniziato: pura casualità.
Qual è lo stato attuale della ricerca?
In Svizzera fino ad ora non ci sono stati troppi intoppi burocratici per gli aspetti finanziari. Attualmente, però, sono membro di un network europeo, chiamato EU Clock (Orologio Europeo), che ha appena ricevuto dei finanziamenti. Esistono circa diciassette o venti gruppi in Europa, difficili da gestire. Vi è talmente tanto lavoro burocratico, che sono davvero pentito di avervi preso parte: non è che non abbia bisogno di denaro per la ricerca, ma preferirei gestire i fondi con maggiore attenzione e non dover fare tutto questo lavoro di riempimento dei moduli, che è diventato la parte più importante. Penso che il problema con l’Europa sia proprio che tutto si basa su una questione di fiducia: l’agenzia finanziatrice non si fida, perciò fa compilare tutte le carte in cui si deve comunicare già tre anni prima che cosa verrà scoperto nel corso di quel tempo. Ma naturalmente si tratta di una bugia! Perciò penso che tutta questa burocrazia sia completamente inutile: ci prende così tanta energia e tempo, che si potrebbero meglio impiegare a fare esperimenti. Non so se sia veramente così terribile, ma è un po’ deprimente…
Per concludere, veniamo all’argomento principale dei nostri incontri: il suo tempo personale…
Non
ho mai abbastanza tempo, ecco il problema. E ne vorrei avere un po’
di più. Siamo così impegnati che non riusciamo ad interrompere
nemmeno durante i weekend. Di solito dobbiamo lavorare. Attualmente sono
Direttore del Dipartimento di Biologia Molecolare e mi occupo anche del
lato amministrativo. Poi ci sono un’intensa attività didattica,
la ricerca, le pubblicazioni (infatti sono nel comitato scientifico di
diverse riviste)… Sono sempre così impegnato che sono felice
se riesco a ritagliare due ore per una partita di tennis durante il weekend.
Vorrebbe poter cambiare i suoi ritmi?
No, vorrei avere soltanto una giornata libera, come tutti gli altri, da dedicare a me stesso. Avevo più tempo quando avevo quaranta anni, ora ne ho cinquantotto. Naturalmente, se vogliamo essere completamente onesti con noi stessi, dobbiamo anche dire che probabilmente abbiamo meno tempo perché siamo anche meno efficienti a causa dell’età… |
