EDITORIALE
Cambiamenti?
Alla
nomina di un nuovo direttore della propria rivista preferita, solitamente
ci si domanda cosa cambierà, se la pubblicazione continuerà
a soddisfarci, se la linea editoriale prenderà una diversa direzione,
se ci saranno degli stravolgimenti della grafica o (molto peggio!) dei
contenuti…

In
realtà, io la mia rivoluzione in seno a l’Orologio l’ho
già attuata da tempo come Vicedirettore, con ritmo lento ma implacabile,
aggiungendo pagine, differenziando i contenuti, sospendendo delle rubriche
e proponendovene delle nuove, sempre cercando di restare fedele a quella
che è diventata negli anni l’immagine della rivista. l’Orologio
è infatti considerata da molti il riferimento per l’orologeria
di qualità, un risultato che ci inorgoglisce ogni volta che ci
viene fatto notare. Sottolineo la parola qualità, perché
essa è anche la sfida più importante del nostro lavoro
quotidiano: la sua ricerca nella realizzazione delle foto e dei testi,
nella stampa e nella scelta degli orologi che vi proponiamo, testiamo
e analizziamo dal punto di vista tecnico, ogni mese.
A conti fatti, quindi, il mio lavoro non subirà grandissimi cambiamenti
nel prossimo futuro, né tantomeno l’immagine della rivista.
Ma questo nuovo ruolo mi dà un fortissimo impulso a procedere
ancora più determinata sulla strada già tracciata, consapevole
dell’enorme fortuna di essere potuta crescere professionalmente
sotto l’ala protettrice della mia famiglia, e felice di un team
di lavoro eccezionale, che si dedica con entusiasmo alla realizzazione
della rivista. Certo, errori ne commettiamo tutti, e voi siete fra i
lettori più esigenti in circolazione, perché non vi sfuggono
mai! Ma spero con tutto il cuore che la passione che mettiamo nel nostro
mestiere (dai redattori ai grafici, ai correttori di bozze, alla segreteria
di redazione…) emerga dalla carta stampata della rivista.
So che questa è la pagina più letta del giornale (molto
più della rubrica Esempi di Tecnica, che scrivo dal primo numero,
datato Settembre 1992), quindi non voglio, questa prima volta che la
“occupo”, lasciarmi sfuggire l’occasione di fare notare,
a quei lettori un po’ meno attenti, quali sono i particolari per
me importanti che contribuiscono a formare la personalità de
l’Orologio.
Queste 180 pagine che avete fra le mani non sono semplicemente una vetrina
o una guida all’acquisto. Ogni articolo è pensato a fondo,
discusso e poi letto da più persone prima della pubblicazione,
non solo per avere la massima probabilità della correttezza delle
informazioni, ma anche per verificare che i concetti espressi non tradiscano
la filosofia della testata, che si pone un obiettivo particolarmente
elevato: fare cultura e, naturalmente, cultura orologiera sopra a tutto.
Quando mi sento domandare con stupore: “Ma tu sai tutto di orologi?”,
mi chiedo quale sia l’immagine che si delinea nella mente del
mio interlocutore. Che idea può avere la “gente normale”
di un appassionato di orologeria? È assimilabile a un patito
di tecnica e motori? Forse in parte, ma noi sappiamo che è prima
di tutto una persona la quale aspira a valori importanti, da mostrare
anche attraverso il “gioiello” che indossa al polso. Ed
è per questo che l’Orologio è farcita anche di argomenti
culturali che esulano dal mondo delle lancette, per avvicinarsi il più
possibile all’immagine e alla sostanza dei veri appassionati di
orologeria, fra cui mi annovero, insieme a voi che mi leggete. Per concludere,
lasciatemi cedere un po’ all’emozione, e non sbuffate se
ringrazio qui mio padre, Renato Giussani, per questa splendida opportunità
di crescita. Grazie!
Dody
Giussani