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Diverse
visioni del tempo
Fulco Pratesi "La fotografia digitale? Certo, è più ecologica. Ma, come dice Beppe Grillo, il miglior orologio è quello che abbiamo già".
Non ci stiamo comportando bene nei confronti dell'ambiente. Neanche fosse un problema altrui, l'Italia ignora l'obiettivo di Kyoto per ridurre le emissioni dei gas serra, riperimetra Parchi Nazionali e Riserve, discute in parlamento norme sulla caccia incompatibili con il diritto comunitario, insiste sulla strada dei condoni edilizi. Dove stiamo andando? Esiste un futuro per la conservazione dell'ambiente, o stiamo vanificando anni di sforzi? Ne parliamo con Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia e Presidente di WWF e Parco Nazionale d'Abruzzo, che alla tutela dell'ambiente ha dedicato la propria vita, ripercorrendo la storia dell'ambientalismo italiano e parlando dei problemi di oggi e domani. di Flavia Farina
A quando risale il suo interesse verso l'ambiente?
A quando sono nato: ho avuto fin da piccolissimo una grande passione per la natura, per gli animali e per le piante. Facevo erbari, allevavo animali; dopo la licenza liceale volevo iscrivermi a Scienze Naturali, ma tutti mi dissuasero: "Ma che fai? Al massimo diventerai un maestro di scuola" (pare quasi fosse una cosa tremenda) "Fai architettura, chetuo padre ha l'impresa e tuo nonno era ingegnere...". Feci architettura.
E poi?
A un certo punto ho avuto una doppia illuminazione. Un mio amico architetto stava costruendo un albergo in Sardegna e mi disse: "Visto che disegni bene piante ed animali devi farmi 150 disegni per arredare le stanze di questo albergo." 50 disegni grandi, 50 piccoli e 50 pannelli di ceramica per i bagni. Passai un anno a fare solo disegni di fauna e flora della Sardegna; ero tornato alla mia passione principale e mi piacque talmente che abbandonai architettura.
La seconda illuminazione?
Un tempo ero cacciatore, abbastanza accanito; cacciavo un po' in tutto il mondo e nel '64/'65, per il secondo anno, ero a caccia di orsi in Anatolia; gli orsi però non li avevo ancora visti. Era un bellissimo autunno con faggi tutti color giallo, e a un certo punto passò a poca distanza un'orsa con tre piccoli. Mi provocò un tale entusiasmo, una tale emozione, che immediatamente tornai a casa, vendetti i fucili, comprai la macchina fotografica e cominciai ad occuparmi di conservazione della natura.
Come è nato il WWF Italia?
Con un amico ornitologo scoprimmo un luogo dove nidificavano i Cavalieri d'Italia, uccelli che non nidificavano in Italia da cent'anni. Volevo salvare questa zona, dove si cacciava, e mi misi in contatto con il WWF internazionale, nato nel '61. Dopo qualche anno il segretario generale mi invitò alla FAO, a Roma, chiedendomi di creare il WWF Italia. Dissi che dovevo mandare avanti casa e famiglia; rispose che non mi avrebbero potuto dare nessun contributo. Allora chiamai una decina di amici e con ventimila lire a testa facemmo le prime tessere. Pochi mesi dopo mi offrirono di prendere in affitto il lago di Burano, in Maremma, per impedire la caccia e farne un'Oasi di protezione: quattro milioni l'anno, più la paga di un guardiacaccia. Avevamo mille soci che pagavano mille lire a testa e quando lo proposi al Consiglio Direttivo dissero che ero pazzo. Risposi: "Proviamo: se ce la facciamo, bene, se no vuol dire che quest'associazione nasce morta." La metà del Consiglio se ne andò, con l'altra metà ci impegnammo: quell'Oasi fu fatta e oggi ne abbiamo 130, circa 35000 mila ettari in tutta Italia.
Lei si è armato di macchina fotografica, ma anche di pennelli e carta da disegno... un modo per rallentare il tempo e gustare in modo più intenso certi momenti?
Sì, certo. Ho fatto anche molti taccuini naturalistici, di campagna. La caccia è una maniera un po' distorta di amare la natura di un amore possessivo, violento, che porta a danni, ma penso che possa nascere dall'interesse di seguire e vedere da vicino questi animali. Io andavo a caccia per vederli, per tenerli in mano... e l'acquerello è proprio una maniera di possedere, come la fotografia, come registrare il canto degli uccelli. È un modo per entrare nell'intimo di queste meravigliose creature.
Che rapporto ha con il tempo?
Sono un ansioso tremendo. Metterei orologi dappertutto, anche in bagno, se mia moglie non me lo proibisse. Penso che ogni istante che si spreca è un istante perso per sempre. Non sono il tipo di naturalista che gira senza orologio, sono frenetico e puntualissimo, a volte eccessivamente. Ho un orologio, sia a studio che a casa, a cui, per ogni ora, corrisponde un canto degli uccelli. Il tempo è un bene prezioso che sfugge e che nessuno ci può restituire.
Quando il lavoro nasce da una passione, non diventa difficile separarlo dal tempo libero?
Assolutamente sì: quello che faccio mi appassiona talmente che non riesco a considerarlo un lavoro. Non ci sono ferie, week end... Mi annoierei come un pazzo a stare in un posto senza far nulla, e allora lavoro dovunque vado, mi porto da disegnare, da scrivere.
È cambiato molto il pensiero ambientalista dagli anni '60 ?
Abbastanza, ma non tantissimo: fin da principio siamo stati convinti che l'uomo può gestire la natura e farne parte, senza esserne escluso. Però è importante ricordarsi che non si può salvare una specie se non si salva l'ambiente e non si salva l'ambiente se non si salva la globalità del pianeta. Ciò che è molto cambiato, forse grazie al nostro sforzo, è l'atteggiamento degli italiani nei confronti della fauna selvatica. Quando cominciammo, nel '66, il lupo era considerato "nocivo", chi ne ammazzava uno aveva un premio di ventimila lire. Oggi è amato, protetto, e chi lo ammazza va in galera. Ma c'è ancora molto da fare: ci stiamo lavorando.
Quali altri successi avete ottenuto per l'ambiente?
L'acquisizione di certe aree; per esempio nell'85, in Sardegna, era andata in vendita una grande foresta: 3600 ettari dove vivevano gli ultimi cervi sardi. Anche quella fu una grande sfida: costava più di un miliardo ma in cassa avevamo 100 milioni. Li versammo, con l'impegno che in pochi mesi avremmo dato il resto, lanciammo una grande campagna di acquisizione e in pochi mesi raccogliemmo i soldi. La cosa più commovente è che 250 milioni furono raccolti dai bambini, vendendo francobolli con l'immagine del cervo sardo: un quarto di quella bellissima riserva è loro e molti gruppi di bambini vanno a visitarla. I cervi sardi, che erano 50, sono diventati mille. È stato un bel successo.
Oggi però, in Italia, le cose non sembrano mettersi bene...
La
situazione è molto preoccupante. A livello governativo e parlamentare
la nuova mentalità è che i parchi devono rendere, fare soldi. Si parla
del PIL, Prodotto Interno Lordo, dimenticando di considerare parametri
come il benessere, l'armonia, la conservazione dell'ambiente, la biodiversità:
calcoliamo solo i soldi spesi o guadagnati.
Come vede il futuro?
Sono
ottimista, altrimenti mi sarei già sparato, ma penso che ci sia da
lavorare molto. Un tempo la gente era pronta a mandare i figli a morire
nei posti più incredibili, a dare la fede nuziale alla patria per
scopi non profondamente conosciuti... Ora c'è in ballo la tutela del
pianeta, la salvezza dell'umanità: possibile che non si vogliano fare
sacrifici di nessun genere? Ci sono protocolli come quello di Kyoto
che ci chiedono di ridurre l'inquinamento, ma noi continuiamo a inquinare.
Basterebbe utilizzare gli enormi mezzi di convinzione che abbiamo,
televisione, radio, per convincere la gente a fare sacrifici, che
poi sono minimi.
Non si vedono molte pubblicità che puntano sui bassi consumi...
Un signore della Ariston mi raccontava che avevano fatto una lavatrice che consumava pochissimo e volevano pubblicizzarla. Ma i loro esperti di marketing dissero: "Non possiamo dire che consuma poco, poi la gente pensa alla bolletta della luce. Diremo che è la prima lavatrice con il nome di donna!"...
Quali raccomandazioni può dare ai consumatori attenti all'ambiente?
Quella di stabilire per ogni atto, anche apparentemente innocente, se è eticamente ecologico: ogni volta che premiamo il bottone di un elettrodomestico che consuma 1 kw/h, provochiamo il bruciamento di un bicchiere di quel petrolio nero che parte dall'Arabia Saudita e inquina i mari. Ogni volta che scendiamo con l'ascensore invece che a piedi, che andiamo in macchina, teniamo presente questo nero che imbratta i cormorani nel Golfo Persico. Basterebbe un rapporto più etico, più austero, nei confronti del consumo energetico e si potrebbe andare avanti molto bene, evitando di costruire tante centrali nuove. Basterebbe l'uso delle lampadine a basso consumo, che in Cina costano un dollaro e qui da noi sono carissime.
Qualche stratagemma per ridurre i consumi?
Usare lo scaldabagno a gas invece che ad acqua, comprare elettrodomestici di serie A - che costano più cari ma consumano meno - andare il più possibile in bicicletta, lavarsi meno, isolare bene la casa, non usare l'aria condizionata ma i ventilatori, che consumano un decimo di energia: ogni atto, moltiplicato per sessanta milioni di persone può essere un disastro. Dobbiamo cercare di sopravvivere senza inguaiare gli altri: il condizionatore è una cosa bellissima, ma il fresco che noi abbiamo lo ripagano gli altri, perché il caldo esce dalla parte opposta...
Come è stata la sua esperienza in politica?
Estremamente deludente, infatti non mi sono ricandidato. Secondo me per essere un bravo politico bisogna divertirsi alle riunioni di condominio. Uno che lavora non può sopportare di stare ore e ore chiuso in quella specie di acquario con gente che parla ripetendo le stesse cose, con dei riti molto complicati. È una vocazione, ci vuole molta preparazione, una laurea in legge non farebbe male, poi il piacere di discutere ma anche di scendere a compromessi. Serve molta pazienza perché ci vogliono anni prima che una proposta di legge diventi qualcosa, un po' di pelo sullo stomaco, e anche il piacere di essere riveriti: "deputato, onorevole"...
Qual è la maggiore emergenza ambientale, nel nostro Paese?
Secondo me l'occupazione del suolo: il cemento e l'asfalto stanno divorando un paesaggio bellissimo. Abusivismo da una parte, soprattutto nel sud, costruzioni irregolari nel nord, le due cose assieme nel centro, divorano a un ritmo di 40, 50 qualcuno dice anche 60 mila ettari all'anno terreno coltivabile e natura. Cemento, asfalto, grandi supermercati, grandi parcheggi, strade, svincoli, industrie.... Il 90% del costruito in Italia è stato fatto dopo la seconda guerra mondiale.
Il lago di Burano, in Maremma, prima Oasi di protezione, dal 1967. Dal 1980 è diventata Riserva Naturale dello Stato, gestita dal WWF, che cura la sorveglianza e la fruizione naturalistica con guide specializzate. |
