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Diverse
visioni del tempo
Antonio Spinosa "Un
viaggio nel tempo con sovrani, rivoluzionari ed eroine".
Nel
suo appartamento nel centro di Roma, alle spalle del Colosseo, Antonio
Spinosa racchiude le testimonianze di una lunga carriera giornalistica
e letteraria: una libreria immensa che tappezza le pareti di casa,
premi letterari sparsi un po' ovunque (e con dissacrante ironia persino
in bagno), la storica foto con Indro Montanelli con la prima copia
de Il Giornale... "Io, battezzato con l'inchiostro", così riconosce
la sua passione di scrivere. Un narratore di storia, come lui stesso
si definisce, che da anni racconta con grande incisività e in modo
avvincente fatti, eventi e personaggi che hanno caratterizzato le
varie epoche, affidando alla sua penna il compito di riavvicinare
il lettore al proprio passato in una chiave diversa dal classico modo
di intendere la storiografia. di Simonetta Suzzi
Una passione per la scrittura, dal giornalismo ai libri. Da dove nasce?
Bisogna
andare parecchio indietro, fino a quando ero un bambino. Già allora
la maestra mostrava i miei temi in giro, che per allora, a Isernia,
nella provincia molisana, erano una rarità, non tanto per i contenuti,
che erano comunque quelli di un bambino di sette/otto anni, ma perché
privi di errori di ortografia!
Quando ha cominciato a scrivere libri?
Ho fatto il giornalista fino a 55 anni. Ero inviato speciale del Corriere della Sera con Montanelli. Insieme a lui e ad altri giornalisti ci siamo a un certo punto allontanati per problemi interni e abbiamo fondato "Il Giornale". Da qui però diedi le dimissioni per dissapori con Montanelli stesso, che insisteva a farmi fare sempre solo l'inviato speciale. Perciò, avendo già l'età per la pensione, me ne andai con un biglietto molto secco e cominiciai a scrivere libri. Ne ho scritti in tutto trentasette. Ho cominciato con la biografia di Paolina Bonaparte, perché mi era rimasta impressa una visita con mio padre, quando avevo 14 anni, a Villa Borghese, e la famosa statua del Canova.
Narratore di storia e giornalista. Due mondi a confronto: il passato e l'attualità...
Con
il giornalismo ho girato tutto il mondo. Ho incontrato, ad esempio,
il Dottor Albert Schweitzer (famoso medico, teologo e filosofo, che
dal 1913 passò tutta la sua vita nel Gabon ad assistere i lebbrosi,
ottenendo nel 1952 il premio Nobel per la pace, n.d.r.) sul quale
ho scritto anche un libro (Dottor Schweitzer e dintorni, Opere Nuove,
1960, n.d.r.). Mi sono recato nel suo villaggio nel Gabon. Lui sosteneva
che la lebbra non fosse contagiosa, al massimo si poteva manifestare
dopo 15 anni. Per tutti i 15 anni successivi sono stato un po' sulle
spine...
Perché la scelta della biografia come genere narrativo?
C'è stato un periodo in cui ho lasciato la Mondadori, perché portarono al Premio Strega un altro candidato, di cui ho addirittura rimosso il nome. Passai alla Piemme, con la quale pubblicai "Piccoli sguardi", un libro di racconti (arrivando poi secondo al Premio Strega) e una libera narrazione della storia di Ulisse in chiave romanzesca. Il primo libro è tutto basato sull'immaginazione; il secondo è una storia scritta in maniera un po' diversa, un'invenzione sulle vicende di un personaggio "reale". Riesco molto bene in questo genere, invece non riesco nel romanzo. Nel racconto si può parlare di una storia con due o tre personaggi al massimo; il romanzo impone una folla di personaggi. Ho fatto dei tentativi, ma non sono mai riuscito a mettere insieme le storie di una decina di protagonisti, come può essere per un romanzo. Dal racconto poi ci si trasferisce facilmente alla biografia, perché si parla principalmente della storia di una persona, del suo mondo, e tutto è incentrato su quel personaggio. A differenza di un libro di storia, poi, i biografi scelgono sempre un personaggio che amano. È difficile che succeda il contrario. Purtroppo in Italia, a differenza di Paesi come la Gran Bretagna, ad esempio, i biografi non sono considerati degli scrittori. Scrittori sono coloro che inventano una storia, una vicenda. Il romanziere è uno scrittore, il biografo è soltanto uno che copia fatti che sgorgano dai testi degli altri e non dalla propria penna. Questo è un errore. In Italia, si preferisce un brutto libro di uno scrittore di romanzi a quello migliore di un biografo.
Tante le biografie che ha scritto: da Paolina Bonaparte a Giulio Cesare, a Napoleone. Epoche diverse, usanze diverse. La concezione del tempo cambia a seconda del periodo trattato?
Questo concetto sta al centro del mio lavoro. Io sono in polemica con il modo di scrivere di Montanelli perché non tiene presente il tempo del personaggio. Ad esempio, in un libro su Mazzini, Montanelli lo paragonò ad Arafat, definendoli entrambi due terroristi. Ma con quale grande differenza di impostazione ideologica fra i due nelle loro azioni: a quale grandezza assurge Mazzini e in quale bassezza si ritrova invece Arafat! Stiamo parlando di tempi talmente diversi che è impossibile in maniera assoluta fare qualsiasi paragone. Ogni personaggio rappresenta la sua epoca. Questa è la chiave di come si scrivono le biografie: bisogna rimanere strettamente connessi e fedeli al tempo e ai personaggi, senza fughe in avanti che distraggono il lettore. E' l'epoca che costruisce il personaggio: Cesare è inconcepibile oggi perché non c'è la Gallia, non c'è Pompeo Magno, non c'è Cleopatra e tutto ciò che fatto di lui quello che è stato.
..Quindi, se le chiedessi cosa farebbe Napoleone se vivesse ai tempi nostri, mi risponderebbe?
Come ho detto prima, io questo non arrivo nemmeno a concepirlo. Dove sono Giuseppina o Maria Luisa d'Austria? Napoleone è anche tutto questo, è il suo tempo. E come si può ricosturire il suo tempo e isolarlo da esso? Ecco perché non sono possibili paragoni.
Come è cambiata la concezione del tempo nelle diverse epoche storiche?
La
visione del tempo non è stata sempre la stessa. I tempi sono scorsi
secondo vari eventi diversi. Einstein faceva un esempio sulla differenza
del tempo e sulla sua relatività: cinque minuti non hanno lo stesso
valore e la stessa durata se passati fra le braccia di una bella ragazza
o con il sedere su un braciere ardente!
E che ruolo hanno avuto la Chiesa (ad esempio nel Medioevo) o l'autorità politica, nel corso della storia, nella gestione del tempo come elemento di potere?
Nei tempi passati era più facile imporre la propria volontà sullo stesso svolgimento del tempo, perché il mondo era arretrato. Oggi, invece, che abbiamo assistito ad un progresso sconfinato, ogni personaggio ha il suo potere che si contrappone a quello degli altri. Non esiste più quel tipo di manipolazione come in passato. La Chiesa nel Medioevo esercitava un potere sul tempo e anche sulle coscienze. Oggi questo potere è ridottismo. L'ateismo ha raggiunto livelli incredibili e le persone che non credono sono tantissime.
Tutto quello che facciamo ha legami con il passato?
Noi siamo figli del nostro passato. Non saremmo come siamo, se il passato fosse stato diverso. Ogni anno che segue è la conseguenza di quelli precedenti. C'è una continuità, ma ci sono anche i salti. Vico, in proposito, ha parlato dei corsi e ricorsi storici: ci sono infatti alcuni momenti della vita che si ripetono. Anche se con personaggi e situazioni diverse, l'uomo si comporta sempre allo stesso modo. Questo aspetto vichiano è fondamentale per capire come si svolge la vita dell'universo. Naturalmente, se parliamo dell'universo, c'è poi da tener presente che questo universo è di una lentezza di cui non si può avere la misura. Si consuma lentamente.
Se dovesse scegliere un'epoca, fra quelle da lei trattate, quale preferirebbe?
Senza dubbio quella di Cesare. La sua azione è stata formidabile: ha occupato le Gallie e ha avuto il coraggio di passare il Rubicone. Un piccolo comandante (era solo un generale) che si è permesso di affrontare Pompeo Magno, l'uomo potentissimo, padrone del mondo. Nessuno avrebbe mai osato tanto. Il passaggio del Rubicone significava muoversi armati contro Roma e Pompeo Magno, due forze insormontabili. Il suo gesto ha rivoluzionato il mondo.
Qual è, invece, il suo rapporto personale con il tempo?
Sono
una persona un po' metodica. Non ho dato mai importanza al tempo,
l'ho sempre dominato. Non perché abbia delle doti particolari. Io
stesso non saprei dirne le ragioni. Si dice che per scrivere ci vuole
l'ispirazione. Io non ho mai aspettato l'ispirazione. Ogni mattina
mi siedo alla scrivania sempre alla stessa ora, alle otto. Anche se
mi sveglio alle cinque (generalmente mi alzo tra le sei e mezzo e
le sette), mi ritrovo comunque al tavolo di lavoro sempre alle otto.
Dunque, mi metto alla scrivania e lavoro, ininterrottamente. Anche
se squilla il telefono, se magari mi chiama il mio amico Nantas Salvaggio
mentre sto scrivendo, riesco poi a riprendere subito le fila del discorso,
come se non ci fosse stata alcuna interruzione. L'unica differenza
che si è verificata nel tempo (e questo è un problema legato all'età),
è che ogni tanto devo interrompere un po' il lavoro, mentre prima
riuscivo a non alzarmi mai dalla scrivania. Ho 81 anni, compiuti il
18 Giugno e ho persino fatto testamento... |
