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EDITORIALE

Due riviste

La Argò Editore ha dato alle stampe il primo numero de l'Orologio
a Settembre 1992. A soli due anni di distanza iniziava la pubblicazione della seconda rivista di orologeria della stessa Casa Editrice: Chrono World. Vediamo di analizzare insieme alcuni aspetti di una scelta così particolare. Son pochissime infatti le Case editrici di riviste specializzate che pubblicano mensili caratterizzati da contenuti così fortemente “sovrapposti” e lette da un pubblico così “simile”.

In dieci anni di pubblicazione di Chrono World (da Settembre 1994) sono molti i lettori che ci hanno scritto chiedendoci di spiegare i motivi che noi stessi abbiamo posto alla base della decisione di pubblicare due mensili specializzati nello stesso campo. E probabilmente si sono sentiti rispondere ogni volta in un modo diverso... Trattandosi di una scelta abbastanza originale, non si tratta certamente di una situazione semplice, né da decidere e programmare, né da gestire o spiegare. Ed ecco che arrivati felicemente al 2004, abbiamo finalmente deciso di fare alcune “rivelazioni” che spero potranno chiarire una volta per tutte sia i dubbi dei lettori sia di alcuni (per fortuna ormai molto pochi) “addetti ai lavori”. Prima di tutto, Galileo insegna, si raccolgono i dati sperimentali. I dati cui mi sono ispirato io nel 1994 risalivano ad alcuni anni prima: gli anni '70, per l'esattezza, e si riferivano all'enorme successo di pubblico che avevano avuto in quegli anni le riviste Suono Stereo Hi-Fi e Stereoplay, alle quali collaboravo all'epoca in qualità di dirigente tecnico. Suono è stata fondata nel 1971 e il primo numero è stato distribuito nelle edicole di tutta Italia a Giugno 1971 (al prezzo di 500 lire!). Lo stesso editore pubblicò il primo numero del suo secondo mensile di alta fedeltà (Stereoplay) a Dicembre del 1972. In quel caso i motivi principali all'origine della decisione furono almeno due. Intanto i soci di riferimento della Casa editrice erano due: uno di dotato di una preparazione ed un orientamento editoriale particolarmente tecnico (Gianfranco Maria Binari) ed uno invece più versato sul piano della comunicazione ludica, per immagini forti, con una ottima preparazione musicale (Daniel Caimi). E proprio quest'ultimo era convinto che sia fra i lettori di Suono (molto tecnica), che fra i “potenziali lettori di argomenti hi-fi” ancora non coinvolti, ve ne fossero molti che avrebbero preferito una pubblicazione più agile sul fronte tecnico (ad esempio con resoconti delle “prove” più auto-esplicativi e ridotti ad una pagina per apparecchio contro le quattro e più di Suono; e il compito di “condensare” i dati fu affidato poi al sottoscritto) ma viceversa più “impegnata” su quello del “software” che le apparecchiature di cui si dissertava sarebbero poi state chiamate a riprodurre. E veniamo alla Argò degli anni '90. I dati “storici” affermavano che due riviste impegnate sugli stessi argomenti e facenti capo allo stesso staff redazionale (capace di garantire quindi automaticamente sia la stessa credibilità tecnica che lo stesso know- how di base) erano state in grado di offrire interessanti e piacevoli argomenti di lettura a molti più appassionati di una rivista sola. E avevano ottenuto questo importante risultato basandosi su un'unica filosofia editoriale vincente nei confronti dei loro concorrenti (massima qualità dei contenuti) e differenziandosi quasi esclusivamente sul fronte della scelta degli oggetti dei loro articoli, della “prospettiva” adottata per presentarli e degli argomenti “di contorno” atti ad arricchire l'interscambio con i lettori e gli operatori (che mentre su Suono erano prevalentemente a sfondo tecnico, su Stereoplay erano casomai a sfondo musicale). Nel caso della “coesistenza” de l'Orologio e di Chrono World (che tutto è, tranne che una rivista dedicata esclusivamente ai cronografi...), si trattava di riuscire ad offrire ogni mese una scelta di orologi in gran parte diversi, con una grafica differente e scelte più “esclusive” per la prima e più “ampie” per la seconda. E, in aggiunta: un “ambiente a corredo” che l'Orologio avrebbe teso sempre più a far assomigliare a quello tipico di una rivista d'opinione a base culturale forte, ponendo i suoi “Orizzonti” ben al di là di quelli del settore orologiero, mentre Chrono avrebbe allargato il suo, di orizzonte, in modo importante, rimanendo però sempre, per quanto possibile, all'interno del “Mondo dell'orologio” e dei suoi ambienti d'elezione.
Ci siamo riusciti? Sulla base dei risultati delle vendite, noi crediamo di sì. Perché allora non verificate anche voi, magari proprio questo stesso mese, e poi ci fate sapere? Ricordate che uno degli slogan della nostra Casa editrice è:
Argo Editore-Comunicazione interattiva
Potete quindi inviare senza timore tutti i vostri commenti ad argo@argoeditore.net
Grazie.

Renato Giussani