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Diverse visioni del tempo

Lillo & Greg

"Sei uno zero? Con noi diventerai qualcuno!"

Fumettisti, musicisti, autori, sceneggiatori, attori... Tutto questo e molto di più fanno di Greg e Lillo (al secolo Claudio Gregori e Pasquale Petrolo) un duo eclettico, dalle mille sfaccettature, portavoce, come dicono loro stessi, di una comicità surreale. Dalla musica, con i “Latte e suoi derivati”, alla televisione con programmi come “Le Iene”, “L'ottavo nano”, “Telenauta 69” e “Cocktail d'amore”, sono oggi in radio con 610, esilarante agenzia alla scoperta di nuovi talenti, in onda il sabato e la domenica su Radio 2, per realizzare una fra le aspirazioni massime della maggior parte degli Italiani: diventare un personaggio dello spettacolo...

di Simonetta Suzzi

 

 

Quali sono stati i vostri inizi?

 

Lillo - Ci siamo conosciuti nel 1987. Lavoravamo in una casa editrice e facevamo i disegnatori di fumetti. Poi nel '90 abbiamo iniziato a fare spettacoli nei piccoli locali romani con i “Latte e suoi derivati”. Allora era solo un hobby; il nostro lavoro principale era quello di fumettisti. Poi la casa editrice dove lavoravamo ha fallito e così abbiamo trasformato questo hobby in lavoro. Da allora le cose sono andate di pari passo con il gradimento del pubblico. Quindi, tutto è nato da esibizioni fatte nei localetti di Roma dove si faceva musica dal vivo. Eravamo un gruppo musicale comico. (Rivolgendosi a Greg) Abbiamo inizaito in questo modo, mi pare?

Greg - No, per niente. Frequentavamo la stessa bisca, poi Lillo ha ucciso uno...

Lillo - ... Io mi occupavo di narcotraffico... (Ride). No, a parte scherzi, una cosa che facevamo per divertimento si è trasformata casualmente in un lavoro. Poi da lì sono nate tante altre cose. Paradossalmente, noi non abbiamo mai fatto un provino in vita nostra e questa è la cosa positiva. Tutto è nato da un passaparola del pubblico: talmente si parlava di noi, che hanno così cominciato a interessarsi a noi. Abbiamo iniziato in televisione facendo “Le Iene”, perché uno degli autori era un nostro fan e veniva sempre a vederci. Quando hanno comprato il format dall'Argentina, ce l'hanno subito proposto. Il primo anno, e nessuno se lo ricorda, era un programma pomeridiano che non aveva ascolti. Il direttore di rete, che allora era Giorgio Gori, lo voleva eliminare dal palinsesto. Poi invece hanno voluto provare anche l'anno successivo: è passato in prima serata e c'è stato il boom.

 

E' venuta quindi prima la televisione della radio?

 

Lillo - Sì, la radio è una delle ultime cose. Abbiamo fatto radio sempre con Fabio Brasile che è un capo struttura di Radio 2. I suoi figli erano nostri fans. Lui ci chiamò, sei/sette anni fa, per fare “Chicchi di riso”, un programma nel quale facevamo solo degli interventi. Poi abbiamo fatto “Otto volante”, sempre come ospiti. Invece, l'anno scorso hanno pensato di darci una trasmissione tutta nostra, di farcela ideare e condurre: E' nata così “610”, questa nuova trasmissione radiofonica che va bene e funziona.

Greg - Sei uno zero e con noi sarai qualcuno. E' una finta agenzia di spettacolo e noi siamo dei finti agenti. Abbiamo a che fare con finti personaggi dello spettacolo (qualcuno è vero). Ci siamo inventati nuove forme di spettacolo: per esempio, il cosiddetto “intervistato”. Oggi le interviste vengono fatte a chiunque, non solo a personaggi famosi, e così anche la figura dell'intervistato diventa una figura artistica. Poi in realtà è una scusa per fare quello che ci va di fare, qualsiasi gag o situazione comica che ci viene in mente.. Inoltre, e questa è una delle poche cose vere, trasmettiamo un numero di telefono da chiamare per che chi vuole fare il comico. Le battute che ci arrivano le mandiamo in onda. Il 90% sono orrende, ma più sono brutte e più sono divertenti e noi le commentiamo in diretta. Sono terribili e il più delle volte raccontate malissimo.

 

Dite la verità: quanto vi divertite?

 

Lillo - La radio in questo momento è la cosa che ci piace di più. Spesso improvvisiamo e così ci divertiamo veramente. La televisione è un po' più incanalata: devi scrivere lo sketch, prepararlo, organizzare la location, i costumi. In radio c'è ben poco da preparare. La cosa bella della radio, poi, è che puoi arrivare anche senza la barba fatta e nessuno ti dice niente.

 

In radio c'è meno controllo rispetto alla televisione?

 

Greg - Sì, sicuramente, a parte un caso, quando nel 2000 ci hanno dato la possibilità di fare una trasmissione completamente nostra, “Telenauta 69”, in onda su Italia Uno, che era un omaggio alla TV in bianco e nero. Lì abbiamo potuto fare quello che avevamo in mente. Tutti gli altri programmi che abbiamo fatto, invece, erano vincolati da scelte o politiche della trasmissione o comunque strutturali. Ci siamo sempre dovuti ritagliare uno spazio nostro, che molto spesso non si addice a quelli che sono i tempi e i ritmi televisivi. In televisione ci sono un po' di paletti. Anche in radio, ovviamente, ci sono delle limitazioni, però non ci sono paletti dal punto di vista creativo. Uno strano meccanismo surreale, per cui si scelgono i protagonisti televisivi (anche radiofonici ma un po' meno), è basato su un fittizio valore che questi personaggi possono avere nel mezzo stesso, senza però tenere in considerazione la peculiarità di ogni singolo artista. Insomma, non si utilizzano le persone per la loro specifica qualità. E' come se uno avesse bisogno di un idraulico e gli viene consigliato un famoso elettricista. Nel panorama televisivo attuale la cosa più importante è l'ascolto e tutto viene fatto in funzione dell'auditel.

 

Anche in radio esiste questo problema?

 

Greg - In radio c'è, di meno, ma c'è. C'è ad esempio la play-list, una serie di canzoni che bisogna programmare. E' una scelta legata ai soldi che le case discografiche danno per far passare i propri testi.

Lillo – Sì, hai una lista di canzoni che devi trasmettere. Non puoi scegliere il brano che ti piace. Al di là di questo, rispetto alla televisione in radio non hai l'ansia dell'ascolto. La radio è più libera dal punto di vista creativo.

 

Come avviene la composizione del programma? E' tutto incentrato su di voi?

 

Greg - Ci avvaliamo anche della collaborazione di alcuni attori. Noi, comunque, rivestiamo la parte più ampia del programma

Lillo - Facciamo i conduttori, anche se un po' aticipi, perché resalizziamo degli sketch nel corso della trasmissione. Una specie di finti conduttori. E' un varietà, un po' come quelli di una volta.

 

La costruzione del programma avviene a posteriori?

 

Greg - La confezione finale è opera del regista, che nel nostro caso è fondamentale. Fa un lavoro importantissimo. Noi registriamo a blocchi, ma in modo molto random, così come ci viene.

 

A proposito di “Telenauta 69”, cui accennavate prima: interpretavate due conduttori anni '60 che, con il futurello, uno speciale telecomando, viaggiavano nel futuro, facendo incursioni nella TV di oggi. Due televisioni a confronto?

 

Lillo - La televisione di oggi a al 90% è inguardabile, a parte poche cose. Invece, le trasmissioni di una volta, che in genere vanno in onda di notte, le guardo veramente volentieri. Negli anni '60 c'erano meno programmi, ma erano di qualità. Ho provato a volte a guardare i reality show, ma sinceramente non li capisco. Mi dà fastidio questo giocare sul sadismo di chi guarda il video. Noi siamo tutti sadici, compreso me, e chi fa televisione ha capito che è proprio questa la carta vincente. Molti programmi funzionano proprio perché le persone che sono in video stanno molto peggio di chi guarda, soffrono, hanno dei problemi. Quindi, quasi inconsciamente ci diverte la situazione negativa degli altri. Una volta in TV c'erano delle cose comiche, dei bei balletti, dei varietà, molti documentari interessanti. Era una televisione più colta. Adesso è la televisione del pianto, dei litigi; insomma, una televisione un po' becera.

Greg - Questo è vero. Però ci sono anche altri fattori che concorrono a determinare questo, come può essere la moda. Ad esempio, nel cibo per molto tempo è andato di moda mangiare piatti dove c'era la panna, perché la panna era un camuffatore di sapori. Adesso che è venuta di moda un tipo di cucina più alta, con prelibatrezze come il lardo di Colonnata, “l'usufruitore” medio mangia sia la panna che il lardo di Colonnata. E in televisione “mangia” tutto allo stesso modo. Lo spettatore medio continua comunque a preferire un reality show a un programma confezionato come si faceva una volta. Tutto questo avviene anche per la “fenomenologia di Mike Bongiorno”, di cui parlava Eco, per cui se chiunque può andare in televisione, fare i soldi ed essere noto, la gente è spinta a guardarlo, perché vi riflette la propria aspirazione a poter fare lo stesso.

 

Quindi, una televisione al negativo...

 

Greg - Certo. Se pensi “io sono brutto, stupido e incolto come quello che vedo in televisione”, allora è molto più facile poter sperare di arrivare allo stesso traguardo. Poi esiste anche un problema di creatività: molti autori televisivi oggi non hanno idee, soprattutto perché non vengono loro richieste. Quello che devono fare è dare un minimo tessuto connettivo alle fila di un programma, basato principalmente sulla gente della strada, sull'uomo comune, sia nel reality show che nelle trasmissioni dove è il pubblico il protagonista, o perché viene preso in giro o perché intervistato. La televisione degli anni '60, invece, era di qualità.

 

Anche i tempi in quegli anni erano più rilassati...

 

Lillo - Sì. Allora c'era l'inquadratura fissa. Adesso, invece, ci sono un miliardo di inquadrature. Il montaggio è martellante. Si è andati dall'inquadratura fissa, che mi rendo conto che forse oggi è troppo, a un montaggio assurdo, per cui non c'è più concentrazione. Si cambia immagine solo perché tutto deve essere movimentato, ma ogni tanto bisogna anche soffermarsi. Il tempo è legato al linguaggio, a quello che dici. Bisognerebbe dare il tempo giusto ad ogni cosa. Ora invece è tutto ritmo, ma senza un filo logico. L'importante è cambiare telecamera.

 

E' un po' quello che fanno i cosiddetti programmi contenitore, in cui bisogna dare spazio a tutte le varie parti, che sono poi tantissime...

 

Lillo - In questi programmi è tutto veloce, c'è il terrore del telecomando, che la gente cambi canale. Ormai si fanno trasmissioni solo per non fare cambiare canale.

Greg - La struttura che hanno, infatti, è proprio quella, come nelle soap opera: ci si può collegare in qualsiasi momento e capire perfettamente tutto, anche dopo innumerevoli puntate.

 

Insomma, meglio la radio della televisione?

 

Greg - La radio la scegli, non ha una fruizione passiva come la TV. La televisione solitamente si tiene accesa per compagnia. Spesso si vede qualcosa perché non c'è nient'altro, senza invece pensare a spegnerla,  a leggere un libro o a uscire.

Lillo - La cosa che mi fa diventare matto è la televisione accesa quando vai a cena da  qualcuno. Ma come si fa a parlare? La TV non è più un mezzo di intrattenimento, ma di compagnia, di familiarità. E di conseguenza, non c'è più comunicabilità.

 

Radio 2, con alcuni programmi, si mette in diretta concorrenza con stazioni più a carattere giovanile, improntate esclusivamente su quel target. Ma la maggior parte dei suoi programmi sono indirizzati verso un pubblico più d'elite. Come riesce a conciliare queste due anime?

 

Lillo - Radio 2 ha un pubblico se vuoi più colto e più attento, ma ora sta cercando di catturare anche i giovani, che per lo più sono diretti verso altre stazioni, tentando nuove sperimentazioni. Per questo ci hanno dato fiducia, si sono resi conto che facciamo trasmissioni un po' diverse. Il nostro programma ci rispecchia molto, per la comicità surreale che abbiamo sempre sostenuto, che delle volte può essere anche giudicata un po' sofisticata ma che allo stesso tempo può anche avere un approccio più che popolare. Quindi siamo un po' per tutti i gusti. Si va dal surreale a delle cose semplici - e per semplici intendo “antiche” nel senso giusto del termine, che si rifanno alla radio degli anni '60, al varietà. A volte trovi anche un umorismo se vuoi più demenziale, recepito soprattutto dai giovani. La nostra comicità è un mix delle due cose e il nostro programma può piacere a chiunque.

 

Ritornando al tema principale dei nostri incontri, qual è il vostro rapporto personale con il tempo?

 

Greg - Per me è orribile.

Lillo - Sì è vero: Claudio (Greg n.d.r.) ha un rapporto orribile con il tempo. Lui è un ritardatario cronico. E' migliorato negli anni, ma rimane comunque un ritardatario. Una volta riusciva ad accumulare addirittura quattro ore di ritardo. Io sono diventato più ritardatario negli ultimi anni.

Greg - Però adesso almeno ci incontriamo...

 

E con questo tempo, il 2004 per intenderci, che rapporto avete?

 

Greg - Io mi ci trovo bene per alcune cose: per le innovazioni tecnologiche che ci sono state, i computer o i sistemi di registrazioni musicali che sono senz'altro ottimi; e poi per le scoperte scientifiche, specialmente nel campo della medicina. Però, a parte questo, per il resto io continuo a prediligere gli anni ‘50/'60, sia dal punto di vista musicale, che del design, dell'arredamento d'interni, della moda, delle automobili. Ho il mio gruppo musicale con cui suono musica anni ‘50 e il rock and roll. Mi vesto anche in stile anni ‘60.

Lillo - Casa sua è tutta arredata stile anni '60... Io per certe cose sono abbastanza d'accordo con Claudio. Però c'è una cosa che per me vale il 2004: il computer. L'ho scoperto da tre anni. Fino ad allora per me il computer era solo “salva con nome”, al massimo “taglia e incolla”. Poi ho cominciato a scoprire i vari programmi, Internet, i file che puoi scaricare. E per me è una cosa pazzesca, fantastica. Da scettico, da snob del computer sono diventato un fan accanito.

 

Per quanto riguarda la musica, l'avete messa un po' da parte?

 

Lillo - “Latte e i suoi derivati” esistono tutt'ora e facciamo concerti evento soprattutto d'estate.  Il gruppo è ancora vivissimo, soprattutto dal punto di vista del pubblico. Certo, non è più come una volta: purtroppo non riusciamo più a incidere i dischi perché ci vuole tempo e non ne abbiamo.

 

Musica, teatro, televisione. E il cinema?

 

Greg - Sì, lui c'è andato l'altro ieri...

Lillo  - ...No ieri. Ho visto “Big fish”. E' bellissimo. (Ride). A parte gli scherzi, abbiamo scritto un film che però non è stato mai prodotto. Però, proprio in questi giorni ci hanno chiesto di scrivere un film, in base a un'idea di cui abbiamo parlato...