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EDITORIALE

Fusione calda

Il progetto ITER (ITER è l’acronimo per International Thermonuclear Experimental Reactor, ma, in latino, significa anche “il cammino”) è stato sviluppato per dimostrare la applicabilità scientifica e tecnologica della energia di fusione, la stessa in gioco nella bomba H (che non è la più “comune” bomba atomica funzionante per fissione) per scopi pacifici. Prendendo le mosse dai più importanti esperimenti sulla fusione realizzati a tutt’oggi in tutto il mondo, ITER vuole fornire le conoscenze necessarie per poter successivamente costruire la prima centrale elettrica basata sul confinamento elettromagnetico di plasma ad alta temperatura (sono già stati raggiunti ben 510.000.000 di gradi centigradi, venti volte la temperatura presente al centro del Sole!), in altre parole, catturare ed usare sulla Terra la stessa energia che mantiene in vita il Sole e le altre stelle...

Alla base della decisione di impegnarsi in un progetto di ricerca per lo studio di fattibilità di centrali a fusione termonucleare, c’è innanzi tutto la certezza che tali centrali sono intrinsecamente sicure. Qualsiasi interferenza con il processo di fusione degli atomi di deuterio e di trizio usati come combustibile in tale centrale (nella quale la reazione di fusione fra gli atomi di deuterio produce nuclei di elio, un poco di trizio e una enorme emissione  di neutroni capaci di cedere moltissima energia), avrebbe come sola inevitabile conseguenza lo spegnimento della centrale stessa. Quindi, come gli scienziati esperti in materia hanno già ampiamente dimostrato, il funzionamento di una centrale basata sul principio della fusione avverrebbe senza pericolo di emissione di radiazioni all’esterno o produzione di scorie radioattive, grande tallone d’Achille delle attuali centrali a “fissione” funzionanti ad uranio arricchito.
Fatto sta che sono ormai molti anni che il progetto ITER è stato deliberato ed ha preso il via, grazie alla collaborazione di numerosi Paesi. I partecipanti della prima ora (il 1985/89) erano: Unione Sovietica, Stati Uniti, Europa (attraverso l’Euratom), Canada e Giappone. Ad oggi, fine 2003, l’Unione Sovietica è stata sostituita dalla Federazione Russa, gli Stati Uniti a febbraio 2003 sono rientrati nel gruppo, dopo esserne usciti dal 1999 a tutto il 2002, (portando con sé anche i risultati del loro esperimento NSTX, condotto dal Princeton Plasma Physics Laboratory), il Canada a fine 2003 ha rinunciato, mentre a gennaio 2003 ha sottoscritto invece l’accordo la Repubblica Popolare Cinese seguita a giugno dello stesso anno dalla Repubblica della Corea del Sud (che ha già in corso esperimenti molto importanti in questo campo, propedeutici alla realizzazione del reattore Iter, giunti ad una fase molto avanzata. Vedi ad esempio il progetto KSTAR).
Attualmente la decisione più importante che deve essere ancora presa riguarda il luogo nel quale sorgerà il Reattore. Dei quattro siti individuati inizialmente come quelli tecnicamente più adatti, ne sono rimasti in lizza due, uno in Francia (a Cadarache) ed uno in Giappone (a Rokkasho-mura), con la Russia, la Cina e l’Unione Europea che propendono per il sito francese e il Giapppone e gli Stati Uniti per quello Giapponese. Ovvio che ciascuno voglia portare l’esperimento a casa propria, vista la ricaduta economica, di conoscenze e di prestigio internazionale che deriverà in massimo grado per la nazione ospitante. Ed infatti il Canada, guarda un po’, si è ritirato dal progetto subito dopo la bocciatura del suo sito... La fase della costruzione vera e propria del reattore sperimentale Iter, che avverrà sotto la direzione ed il controllo di un apposita autorità internazionale (la International Fusion Energy Organization), inizierà nel 2014 e durerà circa 20 anni, per terminare con lo smontaggio del reattore e, si spera, l’accumulo “nel cassetto” di tutte le conoscenze necessarie per poter progettare la costruzione di una vera centrale di produzione di energia elettrica a fusione termonucleare. Lo scopo ultimo dell’ITER infatti è proprio quello di poter finalmente avere a disposizione una fonte di energia intrinsecamente pulita e a basso costo, capace di sostituire il petrolio: almeno entro la fine di questo secolo. Ed eccoci arrivati al punto che qui più ci interessa. Pensate: quando Iter sarà nato, avrà fornito il suo contributo alle conoscenze umane, e sarà anche definitivamente morto e sepolto, il bel calendario perpetuo che alcuni di voi portano in questo momento al polso, erede di una tradizione secolare e alimentato da una semplice molla, sarà sicuramente ancora in grado di segnalare la fine del secolo e l’inizio di una nuova era...

A me vengono i brividi solo a pensarci, a voi no?

Renato Giussani