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Diverse visioni del tempo

PIERGIORGIO ODIFREDDI

“Il buon cristiano dovrebbe stare attento ai matematici e a tutti i falsi profeti. C’è il pericolo che i matematici abbiano stretto un patto col diavolo per annebbiare lo spirito, e mandare l’uomo all’inferno.” (Sant’Agostino)

Piergiorgio Odifreddi è docente di logica matematica presso le Università di Torino e di Cornell negli Stati Uniti. Divulgatore scientific, giornalista e collaboratore de La Repubblica, recentemente ha pubblicato “Il Vangelo secondo la scienza” (Einaudi, 1999), “La Matematica del Novecento” (Einaudi, 2000) e “Il computer di Dio” (Cortina, 2000). Facciamo quattro chiacchere con lui per sfatare i pregiudizi che la maggior parte di noi ha nei confronti della matematica, incubo dei giorni di scuola, materia astrusa, fredda e lontana dalla vita concreta. Odifreddi ci fa cambiare idea mostrandoci i legami che la matematica ha con la filosofia, la letteratura e l’arte fino ad arrivare alla vita di tutti i giorni. Non solo: Odifreddi ci presenta la matematica come una disciplina in grado di superare il secolare contrapporsi tra scienza e umanesimo.

di Simonetta Suzzi

 

 

Può spiegare a noi “profani” di cosa si occupa la logica matematica?

 

Detto con un gioco di parole, la logica matematica è lo studio matematico del ragionamento matematico. Studia le forme del ragionamento corretto. Da Aristotele al secolo scorso la logica è stata impiegata in campo filosofico nelle argomentazioni di tipo essenzialmente metafisico. A partire dalla seconda metà del XIX secolo è andata progressivamente liberandosi dei legami con psicologia e metafisica per avvicinarsi sempre più alla matematica. Anche la tecnologia ha beneficiato della logica. Il computer, ad esempio, che è l’innovazione più radicale dei nostri giorni, fu inventato da Alan Turing nel 1936 per risolvere un problema di logica: una macchina che sapesse fare ragionamenti matematici. A prima vista sembra uno studio un po’ esoterico, che si interessa di cose astratte e lontane dal mondo, invece comporta applicazioni pratiche più di quel sembra.

 

Da tempo si occupa del difficile compito di divulgare la matematica. Soprattutto di far intendere che della scienza dei numeri se ne possono e se ne devono occupare tutti, non solo gli addetti ai lavori. Qual è secondo lei il modo migliore per diffonderne la conoscenza?

 

La prima cosa da fare è smitizzare il fatto che la matematica sia una materia incomprensibile. E’ semplicemente una forma di ragionamento. Certo, noi siamo poco abituati a ragionare. Agiamo più di istinto, ma ragione e istinto non sono altro che due emisferi del nostro cervello, il destro e il sinistro. La natura ci ha fornito di entrambi questi strumenti. Non è vero che la gente non può capire il ragionamento o la matematica; basta solo un po’ di buona volontà sia da parte di chi impara che di chi insegna. Sicuramente, la divulgazione scientifica è più facile in materie quali la fisica o la biologia, che sono legate al mondo esterno e si possono esemplificare con immagini, dalle stelle agli animali. La matematica è più difficile da divulgare, perché più astratta. E poi ci sono parti base della matematica che si differenziano fra loro, come ad esempio la geometria e i numeri. È più semplice divulgare gli aspetti geometrici della matematica, perché si possono fare figure, rappresentazioni, immagini, che non quelli aritmetici, sicuramente più astratti e meno legati alla contingenza pratica.

 

Lei propone nei suopi scritti il dualismo fra scienza e cultura umanistico-letteraria: che interazioni ci sono o ci dovrebbero essere fra le due discipline e com’è nata l’idea di scrivere un saggio (il computer di Dio) in cui presentare la matematica come chiave di lettura per l’arte, la politica, la filosofia, la letteratura?

 

Il nostro mondo tecnologico viene sempre descritto in modo umanistico-letterario; sui giornali la scienza è ignorata o trattata in maniera imprecisa. Bisogna invece creare collegamenti tra le due culture restituendo importanza anche all’aspetto scientifico. Il mondo tecnologico va descritto da persone che lo capiscono veramente. I letterati e i filosofi devono oggi possedere una cultura scientifica, indispensabile per rendere conto del mondo in cui viviamo, così come nel Medioevo era necessaria la teologia per vivere e descrivere la propria epoca. Non è un caso che i risultati migliori nella letteratura siano stati raggiunti da scrittori con una formazione scientifica o che si sono avvicinati, in un secondo momento, alla scienza. Gadda era un ingegnere. Lo stesso Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, è un architetto. Saramago, che a mio avviso è uno degli scirttori più grandi del nostro tempo, non ha nemmeno una laurea. Ha solo il diploma dell’Istituto Tecnico. Nella pittura troviamo Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Leonardo da Vinci, che utilizzano un linguaggio matematico per descrivere e rappresentare la natura sulla tela.

 

Non si rischia un aridimento di una società basata sui numeri?

Non credo che nessuno studioso pensi che la società – ma nemmeno il pensiero -  debba essere basata esclusivamente sulla matematica, sull’aspetto razionale. Uno dei modi per divulgare la conoscenza matematica è proprio quello di raccontare quello che fanno i matemetici, le loro vite. Infatti, nell’immaginario collettivo lo studioso di questa materia è visto come una persona totalmente razionale, un po’ asettica. Invece, anche i matematici sono uomini, hanno le loro manie, i loro sentimenti. Evariste Galois, ad esempio, che ha cambiato la storia della matematica (fondatore della moderna alegebra astratta, 1811-1832, n.d.r.) è morto a 21 anni in un duello per amore.
Si può tranquillamente vivere anche senza la matematica. La società medievale ne è un esempio: la Scolastica si basava sulla religione e sulla teologia, l’uomo di cultura doveva sapere di filosofia, scrivere, e via dicendo. La vita però oggi è diversa. Facciamo parte di una società altamente tecnologica, non più “naturale” come poteva essere fino a pochi secoli fa. Il rischio di essere immersi nella tecnologia è quello di diventare, per così dire, degli “idioti tecnologici”, che usano strumenti eccezionali senza sapere né come funzionano né a cosa servono. I telefonini, usati più o meno come i selvaggi usavano le sveglie (mettendosele al collo), sono solo l’ultimo esempio dell’abuso della tecnologia provocato dall’ignoranza dei suoi mezzi e dei suoi fini.

 

La tecnologia può diventare uno strumento di potere?

Certamente. Sono le varie tecnologie, la televisione, i media, l’elettronica, che determinano il potere politico e il controllo delle masse.

 

Nel suo libro, “Il Vangelo secondo la Scienza”, tocca argomenti quali il mistero di Dio, l’infinito e il nulla, l’origine e il destino del cosmo, la coscienza dell’uomo, attraverso l’ottica della logica della fisica e della matematica e viceversa. Come si conciliano religione e scienza?

Si conciliano solo in alcuni aspetti, che riguardano la risposta a certe domande che tutti noi ci poniamo, alle quali la scienza può dare una risposta. Quando però la religione diventa superstizione, è allora che non vi sono più punti di contatto. Ma come si fa, di fronte ad un cristianesimo dogmatico e pieno di aspetti superstiziosi, come la credenza nei miracoli, a conservare la razionalità?

 

Parlando dell’argomento base dei nostri incontri mensili, il tempo, siamo abitutati a misurare ogni cosa secondo il nostro concetto di tempo, ad assegnare a tutto un inizio e una fine...

 

Si possono distinguere vari tipo di tempo. C’è il tempo fisico, il tempo psicologico, il tempo storico. Sarebbe bene non confonderli e cercare di comprendere le proprietà caratteristiche di ognuno. Ad esempio, a livello microscopico, il tempo è reversibile, non esiste differenza fra passato e futuro e le particelle vanno avanti e indietro nel tempo. A livello macroscopico c’è un tempo lineare che va solo in una direzione, dal passato al futuro. A livello psicologico abbiamo un tempo ciclico, basato su fenomeni periodici che vanno dal battito cardiaco all’anno solare. Sono cose molto diverse fra loro e usare per tutte lo stesso nome non aiuta a tenerle distinte, e provoca grande confusione.

 

Che rapporto c’è tra il tempo e l’infinito? E’ possibile parlare di un tempo senza inizio e senza fine?

 

Prendiamo in considerazione la teoria del big bang. Oggi il big bang viene considerato, nella maggior parte delle interpretazioni, come il momento in cui non soltanto nasce l’universo, cioè la materia, ma addirittura nasce lo spazio e il tempo. Allora se il tempo nasce col big bang è chiaro che non ha senso chiedersi che cosa è successo prima, perché è nato in quel momento. Però non tutti sono d’accordo su questo fatto. Qualcuno sostiene che il big bang è solo l’esplosione iniziale di qualche cosa che in realtà c’era già prima. E una delle possibilità è per l’appunto questa: che il tempo sia infinito, all’indietro e in avanti, cioè che prima del big bang ci sia stato qualche cosa. Qualcuno sostiene che il big bang sia solo una delle possibili esplosioni di universi che ci sono al mondo e che in realtà queste esplosioni siano tante e molteplici, addirittura infinite, e che il nostro universo sia come una bolla in una schiuma, in cui ve ne sono tante altre, ciascuna delle quali è un universo a sé stante.

 

Cos’è il tempo per Piergiorgio Odifreddi?

 

Mi adeguo al trascorrere del tempo, cercando però di non farmene condizionare.