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Diverse
visioni del tempo
LAURA BIAGIOTTI Uno dei più grandi nomi della moda italiana, più volte premiata per il suo impegno nell’esportazione del gusto italiano all’estero, amante della cultura e del bello, Laura Biagiotti ci ha parlato di se stessa, del suo rapporto con il tempo e, naturalmente, della moda, cui ha dedicato trenta anni di carriera, festeggiati nel 2002.
di Mauro D’Alonzo
Qual è il suo rapporto personale con il tempo? È un amico o un nemico? Un complice o un avversario?
La mia vita è come un foglio bianco sul quale domani disegnerò il mio vestito più bello. Ma in questa progettualità si perde la misura della vita quotidiana, ci si negano delle piccole cose che possono sembrare anche banalissime, come andare a prendere un cioccolato caldo al Caffè Greco o andare a rivedere il mio caro Marco Aurelio prigioniero nei Musei Capitolini… Io credo che il grande sogno o la grande “illusione” siano proprio la clonazione del tempo. Vivo dentro un mestiere che insegue sempre il futuro, dove oggi è già domani e spesso dopodomani. Per compensare questa fuga nel futuro, nella quale mi esercito da oltre trent’anni, sono venuta a vivere in un posto assolutamente anacronistico: il castello di Marco Simone, con la torre, con tante bellezze naturalistiche, ma anche tante incongruenze. Ciò mi porta a ripensare al passato, alle tante vite che sono trascorse qui, in più di mille anni di storia. E quindi a riflettere sul senso del tempo. Questi pensieri, che non mi angosciano, si affacciano la sera. Il tramonto è il momento in cui alzi gli occhi dalla scrivania, memorizzi che un altro Sole è calato all’orizzonte e ti chiedi: “Di questa ricchezza, di questo Sole, di questo tempo che cosa ho goduto? Qual era lo spazio che mi sarei potuta ritagliare…” Poi un meraviglioso tramonto romano tutto in porpora cardinalizia mi incanta e mi smaga.
La moda, per definizione, va e viene. Come si impara a “sentire” quando è il momento per una scelta o un’altra? In che modo si sposa l’ispirazione artistica con il momento storico?
La moda è una modalità del gusto che riflette la quintessenza della contemporaneità. E’ dunque effimera, sfuggente e di per sé indefinibile. Nasce dall’atteggiamento di alcuni leader nel comportamento o nella scala sociale come ad esempio lo stile impero di Napoleone, il dandismo inglese o piuttosto le ricerche dei creatori di moda che ora si chiamano stilisti e che, quando io ho cominciato a lavorare, si chiamavano con più semplicità “sarti di Alta Moda”.
La moda indicatore di tendenza o specchio del tempo in cui viviamo? Quanto le creazioni degli stilisti influenzano il gusto del pubblico e quanto, invece, sono influenzate dai tempi che cambiano?
“Di moda” è qualcosa che coniuga voglia di novità e senso dell’attimo fuggente. È un gioco meraviglioso di specchi, nei quali un creatore “inventa” e progetta, attingendo a quel meraviglioso, infinito repertorio che è la vita quotidiana.
Il tempo come fonte di ispirazione. Ci può parlare della sua collezione ispirata al futurismo?
Il
mio rapporto con l’arte inizia sin dall’infanzia, ricordo l’amore per
il bello che mi ha insegnato mio padre Giuseppe. L’amore per l’arte
(Roma ne è la culla da millenni) mi è stato instillato sin da bambina:
con mio padre, che era appassionato di musica, d’architettura, di pittura,
giravamo nella bella, poco popolata, Roma degli anni ’50 con la gioia
di carpire con gli occhi e con il cuore tante bellezze e certe indimenticabili
atmosfere metafisiche del dopoguerra. Poi ho cominciato molto giovane
a viaggiare per l’Italia e per il mondo intero. Ma di quegli anni iniziali
mi sono portata dietro intatta la curiosità e la sete di cultura e di
bellezza. L’amore per il bello che mi hanno insegnato si riferisce anche
e soprattutto alla natura, nei suoi spettacoli continui e in eterno
divenire.
Il mestiere della moda e il tempo. Che tempi richiede e che ritmi segue la preparazione di una nuova collezione?
Il lavoro dello stilista ha sempre dei progetti a breve scadenza. Io dunque sono sempre impegnata e proiettata nel futuro prossimo. In questo momento sto studiando nuove tendenze stilistiche e tecniche per le prossime collezioni che saranno sul mercato nel 2005, dunque con 24 mesi di anticipo nella fase di progettazione. Preparare una collezione richiede moltissimo tempo da dedicare alla ricerca e concentrazione costante per non perdere il filo di Arianna...
Lei e’ stata la prima stilista italiana (e la sua una delle primissime aziende) a scoprire il mercato cinese (negli anni ’80, se non sbaglio). Puo’ raccontarci di questa sua esperienza?
Laura
di Cina ovvero “LO.LA.PI.CIO.TI.” Così infatti si pronuncia il mio nome,
secondo la fonetica cinese. L’ideogramma del mio nome, tradotto, significa
letteralmente lavoro duro, l’amore dei fiori, competizione, orgoglio,
donna elegante. Una sintesi colorita e calzante della mia personalità.
Le donne e il tempo. È sempre un rapporto amore/odio. Cosa pensa della difficolta’ che hanno oggi le donne ad affrontare la vecchiaia e gli inevitabili cambiamenti del proprio fisico?
Cerco di creare una moda per donne che chiedono di sentirsi a proprio agio nell’abito che indossano. Ho inventato la monotaglia dell’abito bambola affinché le donne “più” non si sentissero condizionate o scartate dalla moda. E proprio per questo la scelta della maglieria in cashmere è stata determinante. La donna ha con il proprio corpo un rapporto complesso e incostante: ingrassa, dimagrisce a seconda delle fasi della propria vita, oppure ha il problema del rapporto con il cibo. Nell’uno e nell’altro caso non va criminalizzata. Per molte donne un abito troppo sottile rappresenta un “memento mori” ghettizzante e dunque mia madre, che amava molto la buona cucina, mi ha insegnato che la dieta migliore è un abito ben proporzionato! |
