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Diverse visioni del tempo

GABRIELE LA PORTA

"Occuparsi dei contenuti dell'inconscio forma l'uomo e
determina la sua trasformazione"
(Carl Gustav Jung, "Ricordi, sogni, riflessioni", da "A come Amore").

Gabriele La Porta, scrittore e giornalista, è Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università L.U.D.E.S. di Lugano e direttore di Rai Notte. Editorialista del Radiocorriere Tv, ha pubblicato numerosi testi di filosofia ermetica tra cui Giordano Bruno (Bompiani, 1991), Storia della magia (Bompiani, 1995), Il ritorno della grande madre (il Saggiatore, 1997), La magia (Rai-Eri/Marsilio, 1998), Coincidenze miracolose (Rai-Eri/Idealibri, 1999), A come Anima (Pratiche Editrice, 2001), A come Amore (Pratiche Editrice, 2002). Il popolo dei nottambuli del tubo catodico lo conosce per i suoi programmi della fascia notturna della RAI, in cui alterna dissertazioni a sfondo filosofico a spunti per dibattiti di natura sociologica. Ha avuto grandi ascolti la trasmissione televisiva Anima, dal cui successo è nata la rivista Anima Mundi, mensile di psicoanalisi, filosofia, letteratura, scienza e medicina, in cui le firme più prestigiose del mondo della ricerca e della scienza contribuiscono a delineare un peculiare percorso di conoscenza.

di Simonetta Suzzi

 

 

La televisione, grazie alla sua tecnicità, spesso fa vivere a chi la fa il paradosso di più vite nello stesso momento. Si può essere a casa tranquillamente leggendo un libro, mentre la nostra immagine registrata parla attraverso lo schermo. Lei, che spesso vive questa situazione, sente questo "sdoppiamento mediatico"?

 

Noi registriamo durante il giorno e auguriamo al pubblico la buonanotte. E' uno sfalsamento di piani voluto. I programmi che realizziamo a RAI Notte sono tutti di tipo culturale ma allo stesso tempo anche molto trasgressivi: la cultura stessa viene intesa come trasgressione. Per esempio, indicare che il tempo è soltanto una nostra coordinata e non è una coordinata universale, è una di queste trasgressioni. Il tempo esiste soltanto per gli uomini, nell'ambito della materia, per quello che è caduco: una cosa è il tempo sulla Terra, una cosa è il tempo su Saturno, come diverso sarà il tempo del Sole e di altre galassie che, essendo molto più sviluppate, hanno un tempo più lento.

 

Quindi il tempo esiste solo per la materia?

 

Sì. Per la psiche non c'è il tempo. Nell'interiorità non esiste la dimensione temporale, tutto è "insieme". A volte sono molto più vividi alcuni ricordi dell'infanzia, piuttosto che avvenimenti successi ieri. Il ricordo di un amore perduto tanti anni fa può essere molto lancinante; può bastare un odore, un sapore, un'emozione, ed ecco che ritorna con tutta la sua forza. Invece altri ricordi vanno perduti.
Noi siamo abituati a pensare alla civiltà e al progresso come a una linea retta che prosegue sempre in maniera indefinita. L'universo è sferico, circolare, quindi il sopra è come il sotto, la destra è come la sinistra, non esiste qualcosa che si sviluppa, ma tutto avviene contemporaneamente, o meglio tutto non avviene contemporaneamente. A noi sembra che avvenga perché vediamo il nostro volto che invecchia, vediamo le piante che crescono e che muoiono, il succedersi delle stagioni. Ma tutto è relativo a un piccolo microscopico segmento dell'universo; nel contesto generale tutto è fermo e immobile, non c'è un divenire, ma tutto contemporaneamente è.

 

Allora cosa ne facciamo del tempo?

 

Lo adoperiamo per quello che ci serve, per muoverci e per vivere, perché senza tempo non riusciremmo nemmeno ad orientarci. Il tempo è indispensabile, perché mette ordine. Se c'è qualcosa che angoscia gli uomini da sempre è il caos, il magmatico; è l'elemento indeterminato che mette una grande ansietà. Così abbiamo creato il tempo che scandisce e dentro questo scandire dei giorni, delle ore e dei minuti, ci sentiamo paradossalmente rassicurati, perché abbiamo almeno un parametro.

 

Allora il tempo per gli uomini è rassicurante?

 

Assolutamente sì. Senza tempo vivremmo nel caos più assoluto. Il tempo, invece, nella nostra interiorità non c'è. Spesso continuiamo a vivere in una situazione "atemporale": ad esempio, per alcune persone che hanno avuto un'infanzia infelice e che sono stati poco amati da bambini, quello è il tempo che conta per tutta l'esistenza. Vivranno sempre quel "non amore" come elemento cardine della loro vita.

 

Quindi il tempo che abbiamo vissuto condiziona la nostra vita?

 

Sì, ma solo il tempo interno, non quello esterno. Internamente non ci sono orologi che tengano, non ci sono giorni o ore: in realtà c'è purtroppo solo il dolore, poiché la vita è fatta prevalentemente di impegni e di affanni. Pene e affanni che cerchiamo di rendere meno "mordaci", con i denti meno aguzzi, tentando in qualche modo di distrarci. Ma sono sempre distrazioni. E allora abbiamo bisogno di rassicurazioni e lo facciamo mettendo limiti ad ambiti dai quali il caos psichico, della sofferenza, viene tenuto fuori.

 

Le sue parole televisive sono rivolte ad un popolo della notte, spesso composto da persone che in quel momento lavorano. Pensa che ci sia una sorta di affinità elettiva tra il suo pensiero, le sue trasmissioni e questa umanità che vive "controtempo"?

 

Certo. Mi piace molto lavorare a RAI Notte, perché rappresenta il tempo della luna, dove tutto viene diluito e rallentato. Si avvicina in qualche modo al tempo psichico. E questo mi consente di poter fare dei programmi impensabili durante il giorno, che anzi di giorno non avrebbero ascolto. Il pubblico della notte è lo stesso pubblico del giorno, la differenza è che sta sveglio mentre gli altri dormono. C'è chi sta sveglio una volta al mese, chi (pochi per fortuna) quasi sempre. Che cosa li unisce? Li unisce in quel momento un bisogno di consolazione. Ed è proprio quello che noi cerchiamo di dare, affrontando problemi sociali in chiave propositiva, ma senza edulcorare e soprattutto occupandoci dei problemi dell'interiorità. Tentiamo di fare una sorta di psicoterapia attraverso le immagini e attraverso la proposizione di testi che aiutano l'approfondimento. Gli ascolti in questo ci premiamo molto.

 

E la sua vita contempla anche il tempo notturno?

 

Io sono un animale estremamente diurno. Vado a letto presto e mi alzo presto la mattina. In realtà sono molto lunare, solo che di giorno devo per necessità lavorare. Se avessi la possibilità di andare in diretta notturna (cosa impossibile, perché i costi sarebbero altissimi), lo farei. Ma non posso. La notte è il mio vero tempo, come credo lo sia per tutti noi, in quanto ci riappropriamo in qualche modo della nostra autonomia o, per lo meno, di una parziale autonomia. E' il momento della riflessione.

 


Quale importanza ricopre la nozione del tempo nell'organizzazione di un lavoro televisivo?

 

I tempi televisivi sono massacranti, celeri. Bisogna fare il massimo nel minor tempo possibile per abbattere i costi. Negli ultimi anni, poi, si sono molto accelerati. Se guardiamo un telefilm di dieci anni fa ci rendiamo conto che ha dei ritmi totalmente diversi da un telefilm di oggi. Gli spettacoli di quindici o venti anni fa oggi sono improponibili. C'erano quelli che noi chiamiamo adesso tempi morti e che invece erano tempi di riflessione. Basta vedere anche i tempi della pubblicità, che ha accelerato la forza e la quantità dei suoi messaggi almeno quattro volte negli ultimi cinque anni.

 

Quanto è importante il tempo nella sua vita privata?

 

Io non ho una vita privata. Sarebbe molto importante se ce l'avessi, ma tra l'insegnamento e la RAI, di tempo per me non ne rimane molto. Non ho una vita privata nel senso che non ho una vita con qualcuno; la mia vita con qualcuno la faccio nel lavoro, quando sono nel privato sono solo, almeno volontariamente.

 

Tornando indietro, ripercorrerebbe tutte le strade che ha seguito in questi anni?

 

Non rifarei quasi niente. Se avessi la macchina del tempo per tornare indietro molte cose le cambierei. D'altro canto sono accadute, quindi vuol dire che erano nel mio karma.

 

Lei ha scritto un interessante libro sui luoghi magici di Roma. Pensa che questa città, sempre più soffocata dalle macchine e dalla disattenzione, possa riuscire ancora a rivelare della magia?

 

Noi abbiamo della magia un'idea distorta. La magia in realtà è una disciplina interiore, un dialogo tra l'esterno e l'interno, per tentare di equilibrare le nostra parte inconscia con quella conscia. Poi ha assunto dei valori diversi. Oggi, quando si parla di magia si parla di incanti. Roma è senza dubbio una città di incanti. Certo, a tutto questo si sono sovrapposti i mezzi tecnologici. Pensare a Roma senza macchine sarebbe un paradiso.
Gli incanti a Roma si possono ritrovare nei suoi punti cosiddetti "morti", quando l'accelerazione si acquieta e quando tutto si ferma. C'è un detto latino molto importante "Omnis festinatio ex parte diaboli est" (tutta la fretta viene dal demonio). Essendo sempre tutti di fretta abbiamo come una sorta di spirito demoniaco, di devastazione, che si impadronisce di noi. Quando recuperarlo? Appunto, la notte. Anche Roma è straordinaria di notte.

 

La natura dell'anima, come funzione dell'inconscio che ha per obiettivo la ricerca di un equilibrio interiore, è stata da lei ampiamente trattata: dal libro "A come anima", alla trasmissione condotta sulla RAI sempre nel palinsesto notturno, fino alla rivista "Anima Mundi", di cui è direttore. Da dove nasce questo interesse?

 

Io non sono affatto una persona equilibrata. L'esigenza dei miei studi su questi argomenti (mi sono laureato in filosofia e ho iniziato a insegnare come attività parallela alla RAI) nasce dalla necessità di tentare di trovare un equilibrio, un po' come tutti, credo. Però questa esigenza io la sento in modo particolare. E penso che tutta la vita vada spesa per creare un equlibrio tra ciò che è interno, che è inconsapevole e che è rimosso, e la nostra parte esterna, l'io razionale. La mia parte rimossa non la conosco perché è inconscia, e allora spendo buona parte del mio tempo per tentare un contatto. Questo gli antichi lo facevano sempre, noi purtroppo non più, perché siamo convinti che ci sia solo il mondo esterno.

 

Una bella metafora degli Scolastici dice: "Gli angeli, che sono fuori dal fiume del tempo, di quando in quando vi immergono un piede. Quando avvengono coincidenze è come se scorgessimo un'orma angelica nel nostro mondo". Lei crede nella simultaneità inspiegabile delle coincidenze?

 

Questa è una frase che ha riproposto il filosofo Elémire Zolla in Aure. Sì, ci credo moltissimo. Questi due mondi che sembranon comunicare, in realtà comunicano, coesistono; ogni tanto si rompe l'intercapedine che li separa e una parte affiora nell'altra. E' il caso delle coincidenze: le coincidenze esistono perché non esiste il tempo e ci colpiscono così tanto proprio perché dimostrano praticamente che il tempo non c'è.

 

Una leggenda narra che Alessandro Magno, attinta l'acqua dalla fonte dell'immortalità, invece di berla la versò in terra. Aveva superato la sua angoscia di vivere, e al contempo aveva vinto la sua battaglia più importante, quella contro se stesso. Che ne pensa?

 

In realtà sappiamo che non è così, perché Alessandro Magno non era affatto in pace con se stesso. Tutto quel suo andare, fare, agire, nascondeva un'angoscia terribile. Un po' come Achille, che però è un personaggio mitico, che aveva l'ansia del tempo. Achille è figlio di una dea, Teti, e di un uomo, Peleo, ma rifiuta la sua parte mortale. Perciò ha fretta, gli manca il tempo, come succede ad Alessandro Magno. L'elisir di lunga vita è questo: si finisce di essere uomini e si diventa immortali. Il problema è che noi sottovalutiamo sempre cosa vuol dire diventare immortali. Diventare immortali è una punizione orribile. Intanto bisognerebbe diventare immortali restando sempre giovani, perché altrimenti ci ritroveremmo di fronte a una vecchiaia senza limite, quasi spaventosa. Ammettiamo comunque che si possa diventare immortali restando giovani. Si andrebbe incontro a dei dolori spaventosi perché fatalmente ci si sposa, si hanno degli amori, degli affetti, ma si vedrebbe morire tutti, incessantemente. Io non conosco punizione peggiore che perdere sempre le persone care.