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Diverse visioni del Tempo UMBERTO GUIDONI "Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia: che quel paese appresso era sì grande, il quale a un picciol tondo rassomiglia a noi che lo miriam da queste bande; e ch'aguzzar conviengli ambe le ciglia, s'indi la terra e 'l mar ch'intorno spande, discerner vuol; che non avendo luce, l'imagin lor poco alta si conduce". (Orlando Furioso, canto 34).
Sono passati più di trent'anni da quando, in una calda serata di Luglio, Tito Stagno tenne incollati al video milioni di italiani traducendo in diretta la storica frase di Neil Armstrong "È un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità". Il 1969 segnò il primo sbarco dell'uomo sulla Luna; da allora, abbiamo preso dimestichezza con lo spazio. Dal viaggio fantastico di Astolfo, che andava sulla luna a recuperare il senno dell'Orlando Furioso ariostesco, alle emozionanti navigazioni spaziali frutto della penna di Jules Verne, la realtà ha superato la fantasia e l'universo e l'infinito sono divenuti qualcosa di sempre più vicino alla nostra dimensione quotidiana. Dall'anno dell'allunaggio, la ricerca spaziale si è mossa verso altri obiettivi: non la conquista dello Spazio in sé e per sé, ma l'acquisizione di nuove conoscenze. Ne abbiamo parlato con Umberto Guidoni - da oltre dieci anni astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) - primo italiano a salire a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, il più importante ed ambizioso programma di cooperazione a livello mondiale nel campo scientifico e tecnologico, che offrirà ai ricercatori un luogo di lavoro permanente nello spazio, dove si potranno condurre ricerche mediche, mettere a punto materiali inediti e collaudare nuove tecnologie. di Simonetta Suzzi
Qual è il suo rapporto con il tempo? È cambiato negli anni? E se sì, quali sono i fattori che più hanno influito su questo cambiamento (la crescita, le esperienze personali, professionali...)? Le piacerebbe vivere il suo tempo con ritmi diversi?
La mia sensazione è che c'è sempre troppo poco tempo. Il mio rapporto con il tempo è certamente cambiato negli anni, soprattutto, con la crescita dell'esperienza sia personale che professionale. Mi piacerebbe avere più tempo per riflettere e da dedicare alla mia famiglia.
Qual è invece la percezione del passare del tempo durante una missione spaziale e quanti e quali riferimenti temporali vengono utilizzati per scandire le attività?
Ho avuto anche modo di vivere in orbita in una realtà in cui il tempo sembra accelerare: ci vuole circa un'ora e mezza per effettuare un'orbita intorno alla Terra ed in quei novanta minuti è racchiuso un intero giorno terrestre con un alba, un giorno di 45 minuti, un tramonto ed una notte della stessa durata del giorno. Naturalmente, per le operazioni si usa il tempo terrestre, quello di Houston per lo Shuttle e quello universale per la Stazione.
Lei è stato il primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale, nell'Aprile 2001. Ci può raccontare qualcosa di quella missione, come si è svolta?
La missione, designata come STS-100 è stata una delle missioni di assemblaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). È stata davvero molto importante, perché è stato inviato in orbita un nuovissimo braccio meccanico, essenziale per l'ulteriore crescita della Stazione; una "gru spaziale", che sarà necessaria per portare a termine le opere di carpenteria più complesse. Ma per il pubblico del nostro Paese questa missione ha avuto un significato particolare perché, oltre ad un astronauta italiano, a bordo della navetta Endeavour c'era un pezzo di Italia: Raffaello, il Modulo Logistico realizzato dall'Agenzia Spaziale Italiana. Era un cilindro pressurizzato, che è stato agganciato meccanicamente alla Stazione, diventando un altro elemento abitabile. All'interno del modulo erano contenuti esperimenti scientifici già assemblati e parti di ricambio per la Stazione, oltre a materiale di consumo (cibi, vestiario) per gli astronauti che ci abitavano. Il vantaggio del modulo italiano, detto anche MPLM, è che il trasferimento del materiale può essere fatto dall'interno della Stazione senza la necessità di attività extraveicolari, e gli esperimenti sono gia configurati per le operazioni in orbita. Una volta svuotato, il modulo logistico è stato riempito con gli esperimenti che hanno completato il loro ciclo a bordo della ISS e con il materiale da riportare a terra. Completate le operazioni di carico e scarico, abbiamo staccato Raffaello dalla Stazione Spaziale e lo abbiamo trasferito nella stiva dello Shuttle per il rientro a terra.
Come viene rispettato il ciclo veglia-sonno sulla ISS? Che difficoltà crea (e soprattutto, che sensazione trasmette) il fatto di vedere sorgere e tramontare il sole ogni novanta minuti?
Il ciclo veglia-sonno è artificiale ed è basato sul tempo terrestre. Normalmente si lavora per 12 ore con un periodo di sonno di 8 ore e le restanti quattro ore, due prima e due dopo il periodo di riposo, vengono utilizzate per le attività personali. Anche se si ha una giornata simile a quella terrestre, il continuo cambio tra luce e buio crea una sfasatura che finisce per aumentare la stanchezza alla fine della giornata di lavoro.
La Stazione Spaziale è il primo tentativo di realizzare in orbita attorno alla Terra un'infrastruttura permanente per la ricerca scientifica e tecnologica. Le condizioni, del tutto speciali, che si trovano nello spazio - l'assenza di peso, l'assenza di atmosfera - unite alla possibilità di avere a disposizione uomini addestrati, dovrebbero garantire passi avanti importanti nelle discipline più avanzate: dalla medicina alla farmacologia, dalla scienza dei materiali all'astrofisica. Un altro aspetto importante è dato dalla possibilità di avere un punto privilegiato per l'osservazione della Terra. Dalla Stazione Spaziale sarà possibile monitorare con continuità l'inquinamento ambientale e le risorse del nostro pianeta.
Che conseguenze ha portato la sua missione per quanto riguarda il ruolo dell'Italia nell'ambito della ricerca spaziale?
Il mio piccolo contributo è stato di effettuare il collaudo in orbita del modulo Raffaello che era al suo volo inaugurale. È stato un battesimo coronato da un grande successo. L'Italia ha svolto e svolge un ruolo di primo piano nella realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale. Da un lato, come membro dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), partecipa alla realizzazione del modulo Columbus - uno dei laboratori orbitanti che faranno parte della Stazione - e alla realizzazione di due dei tre Nodi richiesti per collegare fra loro i vari moduli. Dall'altro, come partner della NASA, l'ASI (Agenzia Spaziale Italiana, n.d.r.) ha costruito tre moduli logistici che faranno la spola fra la Terra e la Stazione. Il successo conseguito con la missione dell'anno scorso è stato un'altra dimostrazione della qualità della tecnologia "Made in Italy" e ha consacrato l'Italia come uno dei partner più affidabili della NASA. Questo impegno del nostro Paese significa anche più esperimenti italiani che voleranno a bordo della Stazione ed altri astronauti italiani che saranno chiamati a far parte degli equipaggi che abiteranno permanentemente la prima base internazionale nello spazio.
Lei ha partecipato a due missioni dello Shuttle, nel 1996 e nel 2001. Quali sono le differenze che più l'hanno colpita fra la tecnologia del 1996 e quella del 2001?
La tecnologia dello Shuttle non è cambiata. Di nuovo ci sono più computer portatili con cui ormai si controllano tutte le attività scientifiche in orbita. Ma le funzioni principali di bordo sono controllate con interruttori e con i quattro computer primari che sono ancora gli stessi del primo volo, del 1982. Discorso diverso per la Stazione, che è stata progettata per essere controllata con i computer portatili. Non ci sono interruttori se non quelli per accendere e spegnere le luci.
Attualmente, che lavoro svolge per l'ESA?
Cerco di mettere a disposizione la mia esperienza a bordo della Stazione per contribuire alla definizione degli esperimenti che verranno installati a bordo del laboratorio Columbus, il modulo scientifico europeo che verrà lanciato alla fine del 2004. Questa attività di supporto si svolge in Olanda, dove c'è ESTEC, uno dei centri di ricerca dell'ESA.
Come ci si prepara psicologicamente a una missione spaziale? È una esperienza che presenta maggiori difficoltà dal punto di vista fisico o psicologico?
Entrambi gli aspetti sono molto importanti. Ogni missione dello Space Shuttle richiede una lunga preparazione mirata sopratutto a integrare i singoli astronauti in un equipaggio. Le attività in orbita richiedono competenze in molte discipline, che non si possono trovare tutte in un singolo individuo. Quello che conta è il "team", e il training è mirato a costruire questo rapporto di fiducia all'interno dell'equipaggio. Molte delle simulazioni sono con tutto l'equipaggio impegnato nell'assolvere i compiti previsti in orbita, con l'aggravio di molti guasti, che per fortuna nella realtà non avvengono mai. In questo modo l'equipaggio impara a lavorare gomito a gomito anche nelle situazioni più difficili.
Quali disagi si affrontano in assenza di gravità?
Anche per le attività più comuni come mangiare, dormire o fare sport, ci si trova a dover fare i conti con l'assenza di peso, che rende tutto molto più difficile. Non ci può essere acqua corrente e ci si può lavare solo con sapone senza schiuma che si toglie con panni umidi; per mangiare bisogna utilizzare dei contenitori di plastica e altrettanto per le bevande che si sorseggiano con la cannuccia.
Abbiamo letto che la sua attività preferita nelle rare pause (possiamo chiamarle "tempo libero"?) durante la permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale era guardare la Terra. Quale immagine le è rimasta più impressa del nostro pianeta visto dallo spazio? Sono visibili delle costruzioni umane dalla ISS?
Ci si trova a 300 chilometri al di sopra della superficie terrestre, in orbita nello spazio! Da un lato si è circondati dal nero profondo, trapuntato di stelle, dall'altro lato domina la curvatura della Terra con un alone azzurrino che sembra diffondersi nello spazio. Ammirare la Terra dal di fuori è uno spettacolo affascinante. Ad occhio nudo non si vedono le costruzioni fatte dall'uomo; l'unico indizio della sua presenza è dato dalle luci delle città che si vedono quando si sorvola la terraferma di notte. Un altro aspetto che tradisce l'esistenza degli uomini sono gli incendi dolosi, una caratteristica purtroppo diffusa su tutto il pianeta.
Aver viaggiato nello Spazio è un'esperienza che ha cambiato il suo punto di vista rispetto alla vita sulla Terra?
È cambiata la mia sensibilità verso il nostro pianeta. Guardare la Terra dall'esterno, mi ha provocato un'emozione enorme. Con uno sguardo potevo abbracciare una parte del pianeta delle dimensioni del bacino del Mediterraneo. Alla luce dell'alba si poteva vedere il sottile strato dell'atmosfera che protegge la vita sulla Terra dai rigori dello spazio vuoto e freddo, e questa estrema fragilità mi ha colpito più di qualsiasi discorso sulla conservazione dell'ambiente.
Concludendo, siamo curiosi di conoscere la sua personale visione del futuro. Dove pensa che ci stiano conducendo le ricerche scientifiche e l'esplorazione spaziale?
Dove ci stanno conducendo è difficile dirlo; ci sono ovviamente potenzialità e rischi... Io sono ottimista e credo che lo sviluppo della scienza e della tecnologia, anche in campo spaziale, possa migliorare le condizioni di vita sul nostro pianeta, ma questo non è garantito. Ciascuno di noi deve contribuire affinché ciò avvenga senza troppi rischi. Il destino dell'umanità si gioca anche nello spazio, una frontiera che l'uomo prima o poi dovrà varcare per continuare fra le stelle quell'esplorazione cominciata milioni di anni fa, su un piccolo pianeta di un sistema solare periferico. |
