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EDITORIALE

Fiat

Cari amici, confesso che anch'io, quando leggo un articolo di una rivista specializzata, difficilmente mi sento particolarmente coinvolto dalle argomentazioni dell'autore,
ove non siano attinenti al suo campo di specializzazione riconosciuto.
Dato che su queste pagine sono tentato talvolta di affrontare argomenti apparentemente molto distanti dall'orologio, mi sento quindi in obbligo di chiarire a chi mi legge quali sono le "credenziali" che posso personalmente esibire e che reputo sufficienti
per potermi avventurare su tale viscido terreno.
Chi scrive è nato nel 1947 ed ha iniziato a scrivere articoli nel 1972. Laureato nel 1973 in ingegneria meccanica con una tesi su un motore a scoppio innovativo, tanto che tutt'ora
i tecnici delle principali Case motoristiche stentano ad adottarne le soluzioni più interessanti (ma non la Mercury, ad esempio, che ha applicato ad una intera serie di motori
fuoribordo - la Optimax - la "nuova" tecnologia), ha rivestito ruoli dirigenziali in tre diverse aziende, prima di quella attuale.
Gli incarichi sui quali penso sia utile mettere l'accento, allo scopo di conferire maggiore credibilità a quanto sto per scrivere, sono due. Quello di responsabile della evoluzione
e della gestione tecnica della rivista di alta fedeltà Stereoplay (allora molto importante,
tanto da riuscire ad imporre i suoi giudizi tecnici anche ad aziende del calibro di Philips
e Sony...) e quello di responsabile ricerca e sviluppo della ESB SpA di Aprilia (casa produttrice di casse acustiche Hi-fi e professionali), dal 1979 al 1985.

L'argomento Fiat mi interessa da molto tempo. Da ben prima che gli avvenimenti di cocente attualità lo catapultassero su tutti i giornali, cartacei e non. Esattamente da quando, recandomi per lavoro negli USA tre volte all'anno (anni '80), mi sentivo dire (come, purtroppo, mi sento dire ancora) che Fiat significa, tra l'altro: "Fix It Again Tony", ovvero "Riparala ancora, Tony".
Anche se questo non è molto più di un gioco (dato che gli stessi americani per FORD usano, ad esempio, sia la frase: "Fix Or Repair Daily" (Riparala tutti i giorni) che "Found On Road Dead" (Trovata per strada morta), tutto ciò lascia intuire che il problema viene comunque da molto lontano...
Oggi, visto che le capacità tecniche ci sono, io credo che l'unico metodo serio a
disposizione della Fiat per riacquistare la fiducia dei consumatori sia quello di accrescere sostanzialmente la qualità e l'innovazione tecnologica dei suoi prodotti.
Un sistema a portata di mano potrebbe essere proprio quello di porsi a capo di una rivoluzione tecnologica di portata mondiale, fondata sullo sviluppo di una famiglia di motori particolarmente innovativi.
Oggi che sia la Mercury che la Aprilia hanno deciso che alcune delle soluzioni
già prospettate nella mia tesi (convenientemente aggiornate e promosse dalla australiana Orbital www.orbeng.com.au) erano l'uovo di Colombo, che avrebbe consentito di produrre motori a benzina estremamente meno inquinanti e più parchi nei consumi, entrambe le Case hanno cominciato a sviluppare prodotti che ne fanno un ottimo uso, mentre le Case automobilistiche (e la Fiat con le altre) ancora latitano.
Comincio ad avere addirittura il dubbio che qualcuno abbia potuto convincerle a non ridurre i consumi più di tanto. Non sono molto pratico dei metodi di "convincimento" che possono essere messi in atto dalle multinazionali, del petrolio, ad esempio.
Ricordo solo che in un momento storico (gli anni '70), nel quale le compagnie petrolifere hanno attraversato un breve periodo di grande "debolezza" a causa della crisi energetica voluta dai Paesi produttori, in pochissimo tempo il consumo delle auto è passato da una media di circa 10-12 litri per 100 chilometri a circa 7-8 (un bel 30% in meno... Un miglioramento non da poco, realizzato in pochi mesi!).
Dunque, convinto che lo sviluppo di una piccola famiglia di motori a benzina a "due tempi" ad iniezione diretta in camera di scoppio (capaci di un rendimento eccezionalmente più alto ed un inquinamento estremamente contenuto rispetto alle soluzioni convenzionali; il tutto con una complicazione meccanica, un peso ed un ingombro sicuramente più contenuti) potrebbe costituire una evoluzione tecnico-commerciale di notevolissima importanza, appena ho avuto sentore dell'insorgere di una "crisi Fiat", ho provato a fare il mio dovere di "buon cittadino" ed ho inviato un completo messaggio sull'argomento (comprendente anche i link ai siti Internet sui quali si possono trovare le prove di quanto andavo asserendo, vedi www.mercurymarine.com, ad esempio) agli indirizzi e-mail di tutti i ministri dell'attuale governo, al sito del governo stesso, all'agenzia di stampa ANSA, al Dott. Aldo Forbice di Rai-Uno (conduttore della trasmissione "Zapping"), nonché alla Orbital, all'Aprilia ed alla stessa Fiat.
Bene, volete sapere chi mi ha risposto immediatamente e chi non ha dato alcun segno di vita?
L'unica e-mail che ho ricevuto (contenente peraltro valutazioni molto positive sulle mie proposte "salva Fiat", in sostanza: produrre "belle auto italiane" dai motori "tecnologicamente innovativi", capaci fra l'altro di essere alimentati sia a benzina che ad idrogeno) proveniva dall'Australia. Tutti gli altri: niente. Il silenzio più assoluto. Ma come pensano che si possano vendere più automobili (uno dei dispositivi meccanici di grande diffusione tecnicamente più complessi che esistano), se non prendendo in attenta considerazione tutte le proposte "tecniche" degne di questo nome?
Comincio a temere che sia gli interessi che "hanno determinato" la crisi Fiat che quelli che la "risolveranno" possano essere di natura molto meno confessabile di quella "di mercato".
O no?

Renato Giussani