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Diverse visioni del tempo LUCIANO DE CRESCENZO "La vita si divide in tre momenti: passato, presente, futuro. Di questi il presente è breve, il futuro dubbio, il passato certo. Su quest'ultimo la sorte ha perduto ogni potere: il passato non può più dipendere dal capriccio di alcuno. (...) Il presente è brevissimo, tanto da poter sembrare inesistente; infatti è sempre in movimento, scorre e precipita; cessa di essere prima ancora di arrivare..." (Lucio Anneo Seneca)
...Quando feci la prima comunione zio Luigi mi regalò un orologio; all'epoca era un oggetto poco diffuso tra i ragazzi. Immagino che tu non abbia 74 anni e ti sarà difficile capirlo, ma devi sapere che nel 1938, quando di anni ne avevo 10 e feci la prima comunione, c'era un'abitudine che oggi è quasi scomparsa: quando uno voleva sapere l'ora chiedeva a un passante: "Scusi? Che ore sono?". Adesso non si sente più questa cosa: non c'è quasi più nessuno senza l'orologio e comunque l'ora compare un po' dovunque: sui telefonini, sul cruscotto della macchina, c'è sempre qualcosa che ti dice che ora è. Quando io ero ragazzo invece gli orologi erano rari anche tra le persone adulte e se qualcuno mi chiedeva "Che ore sono?" raggiungevo il culmine della felicità e mi davo molta importanza; ero così desideroso di farmi chiedere l'ora che portavo l'orologio come Agnelli, sulla camicia, al di sopra del polsino: lo ostentavo, lo facevo vedere e con voce molto impostata dicevo compiaciuto: "Sono le dieci e quindici"... Dal primo orologio a oggi, sembra che in un modo o nell'altro il tempo l'abbia sempre affascinato: in molti suoi libri è un tema ricorrente. Infatti, è quasi una fissazione: in fondo le due domande più importanti che possiamo farci sono "dove eravamo prima di nascere" e "dove andremo dopo che siamo morti"; queste due domande nascondono due paroline che sono PRIMA e DOPO, due paroline che hanno a che fare col tempo; questo mondo che alcuni chiamano "al di qua" ha quattro dimensioni: tre dimensioni di spazio e una dimensione di tempo; ma chi ti dice che nell'Aldilà ci siano queste quattro dimensioni? Dove finiremo: in un giardino? Seduti? Pensa, la noia di stare seduti accanto a Santa Maria Goretti per tutta l'eternità! In realtà andremo in un luogo che non ha le quattro dimensioni: può averne ventisette, oppure quindici, o forse nessuna e comunque non ha la dimensione del tempo, quindi non ha senso dire "dopo" perché non c'è un dopo, come non ha senso dire "prima"... Dov'eri tu quando io ricevevo il mio primo orologio? In un mondo che non aveva il tempo, quasi, si può dire, contemporaneo ad oggi. La fissazione, in fondo, non è solo sua: fior di filosofi si sono divertiti a discutere di questo argomento...
"Panta rei" è un altro dei suoi titoli... In "Panta Rei" si parla del tempo che scorre, di questo fenomeno terribile che si chiama "entropia"; che cos'è? Una legge scientifica che, con parole terra terra, si potrebbe enunciare così: "Prima o poi tutto si scassa". Tu oggi sei molto diversa da quando avevi cinque anni o da quando ne avevi sedici; sei cambiata, eri diversa da come sei adesso e diversa da come sarai quando avrai novant'anni. Di fronte a casa mia - vicino ai Fori Imperiali - c'è una casetta, "La casa degli anziani", dove ottantenni e novantenni e si riuniscono tra loro: camminano, uno si appoggia al braccio dell'altro, e guardandoli ho la sensazione di che cos'è il tempo. Non molto tempo fa una bella ragazza - molto bella! - mi ha fermato e mi ha detto: "Sono una volontaria, sa dirmi dove si trova la casetta degli anziani?" "Signorina - le ho detto - oggi è chiusa; però io sono anziano, se lei intanto si vuole allenare con me..." Non ha voluto... Evidentemente non le sono sembrato troppo anziano!
Nelle sue lettere a Lucilio, Seneca esorta l'amico a fare un buon uso del tempo: "Tieni stretto il tuo tempo ora per ora, dipenderai meno dal futuro se avrai in pugno il presente". "È troppo tardi fare economia quando si è arrivati al fondo". In un suo libro - "Il tempo e la felicità" (1998) - lei immagina di trovare, scavando nella cantina di casa sua, le risposte di Lucilio alle lettere di Seneca; queste risposte in realtà sono frutto della sua fantasia, e spunto per riflessioni, battute e dibattiti tra i due protagonisti: il tempo passa, ma l'uomo si trova sempre di fronte agli stessi dilemmi: cogliere l'attimo? Vivere il presente? Abbandonarsi al rimpianto del passato o alla speranza per il futuro? Le lettere di Seneca a Lucilio sono di grande attualità. Nella prefazione del mio ultimo libro è citata una frase di Aristotele che 2350 anni fa diceva: "Abbiamo inventato tutto quello che c'era da inventare". Se adesso fosse qui con noi io gli potrei dire: "Aristotele, hai detto una fesseria: l'aeroplano, il telefono, la televisione, se permetti li abbiamo inventati noi...", ma lui mi risponderebbe: "Che cos'è il telefono? Una prolunga dell'udito; che cos'è la televisione? Una prolunga della vista. Ma l'uomo, l'uomo con le sue tremende verità, con la vita e la morte, c'era ai tempi miei ed è rimasto oggi: tutto quello che c'è da dire sulla vita e sulla morte l'abbiamo già detto, non sarà un orologio a poter cambiare questo mistero".
È vero: nel terzo
episodio un professore dimostra al protagonista, che non ha i soldi
per fronteggiare le spese dei fuochi, che a seconda di dove si nasce
si festeggia il Capodanno in un giorno diverso. Se uno nasce maronita
festeggia il 27 gennaio mentre se uno nasce balinese festeggia il 18
giugno; il tempo è relativo: noi crediamo di vivere nel 2002,
ma stiamo vivendo nel 2008; Erode morì nel 4 a.C., gli astronomi
dicono che l'unica cometa molto visibile sia passata nel 6 a.C., Gesù,
quindi, è nato nel 6 a.C. Relatività del tempo e relatività del nostro modo di viverlo: come si vive a Napoli? Il rapporto con il tempo è molto diverso al nord e al sud? Ti racconto una cosa: a
Napoli quando si dà un appuntamento si dice: "Ce verimm'
'a via re' sei", che vuol dire "Ci vediamo intorno alle sei";
l'ora esatta per un napoletano non esiste. Una volta invece sono andato
a Stoccolma; in aereo capitai vicino a una ragazza molto carina; facemmo
amicizia e lei quella sera mi invitò a una cena; mi fece vedere
il biglietto d'invito e c'era scritto "Ore 19.28". Io mi meravigliai
"Ma come ventotto?!" e lei mi disse: "Perché i
Von Straten - che erano i padroni di casa - per essere carini con i
loro ospiti hanno sfalsato di due minuti l'arrivo di ogni coppia: noi
arriviamo alle 19.28, qualcun altro alle 19.26, qualcuno alle 19.30".
Io mi preoccupai: "Ma allora bisogna essere precisissimi!".
"Sì" - rispose lei; e così con la macchina arrivammo
cinque minuti prima; stavamo lì, in attesa del nostro turno,
e alle 19.27 andammo verso l'ascensore, ma un maledetto signore - era
calvo - mi ricordo, prese l'ascensore prima di noi. "Questo ci
frega! Andiamo a piedi" "Ma è il quarto piano!",
disse lei; "Corriamo!" le risposi. |
