home >> l'Orologio >> archivio >> Sommario >> intervista


Diverse visioni del tempo

LUCIANO DE CRESCENZO

"La vita si divide in tre momenti: passato, presente, futuro. Di questi il presente è breve, il futuro dubbio, il passato certo. Su quest'ultimo la sorte ha perduto ogni potere: il passato non può più dipendere dal capriccio di alcuno. (...) Il presente è brevissimo, tanto da poter sembrare inesistente; infatti è sempre in movimento, scorre e precipita; cessa di essere prima ancora di arrivare..." (Lucio Anneo Seneca)


"Se avete tempo, vi spiego il tempo" si intitola una conferenza tenuta recentemente da Luciano De Crescenzo al Salone del Libro di Torino. Il tempo fisico, che " ... è stato spiegato da Einstein nella teoria della relatività ristretta nella quale si dimostra che il tempo non passa nello stesso modo in ogni punto dell'universo: l'intervista che stiamo facendo durerà alcuni minuti, ma nella galassia di Andromeda potrebbe durare tre ore... È il tempo degli orologi"; quello psichico, della mente, riguardo al quale "... tutto quello che c'era da dire l'ha detto Bergson: il tempo non si deve chiamare tempo ma si deve chiamare durata; una cosa è passare un'ora abbracciati con il proprio grande amore - il tempo sembra che voli -, una cosa è passarla dal dentista"; infine quello teologico, "... Il più complicato da capire perché quando noi parliamo di eternità non parliamo però di un tempo infinito...".
De Crescenzo con il tempo gioca da anni, facendone fulcro di molti suoi libri, occasione di riflessione per il suo cinema, indagandolo attraverso la storia della filosofia; risponde volentieri alle nostre domande in tono ora serio e ora dissacrante, nella più radicata tradizione della napoletanità e comincia lui, scavando - con una certa nostalgia - nei ricordi di un tempo non troppo lontano in cui chiedere l'ora era occasione di socializzazione...

...Quando feci la prima comunione zio Luigi mi regalò un orologio; all'epoca era un oggetto poco diffuso tra i ragazzi. Immagino che tu non abbia 74 anni e ti sarà difficile capirlo, ma devi sapere che nel 1938, quando di anni ne avevo 10 e feci la prima comunione, c'era un'abitudine che oggi è quasi scomparsa: quando uno voleva sapere l'ora chiedeva a un passante: "Scusi? Che ore sono?". Adesso non si sente più questa cosa: non c'è quasi più nessuno senza l'orologio e comunque l'ora compare un po' dovunque: sui telefonini, sul cruscotto della macchina, c'è sempre qualcosa che ti dice che ora è. Quando io ero ragazzo invece gli orologi erano rari anche tra le persone adulte e se qualcuno mi chiedeva "Che ore sono?" raggiungevo il culmine della felicità e mi davo molta importanza; ero così desideroso di farmi chiedere l'ora che portavo l'orologio come Agnelli, sulla camicia, al di sopra del polsino: lo ostentavo, lo facevo vedere e con voce molto impostata dicevo compiaciuto: "Sono le dieci e quindici"...

Dal primo orologio a oggi, sembra che in un modo o nell'altro il tempo l'abbia sempre affascinato: in molti suoi libri è un tema ricorrente.

Infatti, è quasi una fissazione: in fondo le due domande più importanti che possiamo farci sono "dove eravamo prima di nascere" e "dove andremo dopo che siamo morti"; queste due domande nascondono due paroline che sono PRIMA e DOPO, due paroline che hanno a che fare col tempo; questo mondo che alcuni chiamano "al di qua" ha quattro dimensioni: tre dimensioni di spazio e una dimensione di tempo; ma chi ti dice che nell'Aldilà ci siano queste quattro dimensioni? Dove finiremo: in un giardino? Seduti? Pensa, la noia di stare seduti accanto a Santa Maria Goretti per tutta l'eternità! In realtà andremo in un luogo che non ha le quattro dimensioni: può averne ventisette, oppure quindici, o forse nessuna e comunque non ha la dimensione del tempo, quindi non ha senso dire "dopo" perché non c'è un dopo, come non ha senso dire "prima"... Dov'eri tu quando io ricevevo il mio primo orologio? In un mondo che non aveva il tempo, quasi, si può dire, contemporaneo ad oggi.

La fissazione, in fondo, non è solo sua: fior di filosofi si sono divertiti a discutere di questo argomento...


C'è un libro che sconsiglio a tutti di leggere: è stato scritto da Heidegger ed è intitolato "L'essere e il tempo". Heidegger vi spiega i rapporti tra le due cose che costruiscono la felicità: appunto, l'essere e il tempo. Nel mio ultimo libro invece, "Storia della filosofia medievale", il primo filosofo che viene affrontato è S. Agostino che spiega il tempo dicendo delle cose bellissime: "Il passato non esiste; il futuro non esiste; come fa ad esistere il presente, che è separazione tra due cose che non esistono?". E poi aggiunge: "Invece di chiamarli passato, presente e futuro, diciamo che il passato si chiama "il presente del passato" ed è una memoria; il futuro è "il presente del futuro" ed è la speranza, e il presente è il "presente del presente" ed è l'intuizione"... Alla fine S. Agostino conclude dicendo: "Io so che cos'è il tempo, ma se qualcuno me lo chiede, non glielo so spiegare".

"Panta rei" è un altro dei suoi titoli...

In "Panta Rei" si parla del tempo che scorre, di questo fenomeno terribile che si chiama "entropia"; che cos'è? Una legge scientifica che, con parole terra terra, si potrebbe enunciare così: "Prima o poi tutto si scassa". Tu oggi sei molto diversa da quando avevi cinque anni o da quando ne avevi sedici; sei cambiata, eri diversa da come sei adesso e diversa da come sarai quando avrai novant'anni. Di fronte a casa mia - vicino ai Fori Imperiali - c'è una casetta, "La casa degli anziani", dove ottantenni e novantenni e si riuniscono tra loro: camminano, uno si appoggia al braccio dell'altro, e guardandoli ho la sensazione di che cos'è il tempo. Non molto tempo fa una bella ragazza - molto bella! - mi ha fermato e mi ha detto: "Sono una volontaria, sa dirmi dove si trova la casetta degli anziani?" "Signorina - le ho detto - oggi è chiusa; però io sono anziano, se lei intanto si vuole allenare con me..." Non ha voluto... Evidentemente non le sono sembrato troppo anziano!


Ma da questo si capisce un'altra cosa: il comportamento conta più dell'età.

Nelle sue lettere a Lucilio, Seneca esorta l'amico a fare un buon uso del tempo: "Tieni stretto il tuo tempo ora per ora, dipenderai meno dal futuro se avrai in pugno il presente". "È troppo tardi fare economia quando si è arrivati al fondo". In un suo libro - "Il tempo e la felicità" (1998) - lei immagina di trovare, scavando nella cantina di casa sua, le risposte di Lucilio alle lettere di Seneca; queste risposte in realtà sono frutto della sua fantasia, e spunto per riflessioni, battute e dibattiti tra i due protagonisti: il tempo passa, ma l'uomo si trova sempre di fronte agli stessi dilemmi: cogliere l'attimo? Vivere il presente? Abbandonarsi al rimpianto del passato o alla speranza per il futuro? Le lettere di Seneca a Lucilio sono di grande attualità. Nella prefazione del mio ultimo libro è citata una frase di Aristotele che 2350 anni fa diceva: "Abbiamo inventato tutto quello che c'era da inventare". Se adesso fosse qui con noi io gli potrei dire: "Aristotele, hai detto una fesseria: l'aeroplano, il telefono, la televisione, se permetti li abbiamo inventati noi...", ma lui mi risponderebbe: "Che cos'è il telefono? Una prolunga dell'udito; che cos'è la televisione? Una prolunga della vista. Ma l'uomo, l'uomo con le sue tremende verità, con la vita e la morte, c'era ai tempi miei ed è rimasto oggi: tutto quello che c'è da dire sulla vita e sulla morte l'abbiamo già detto, non sarà un orologio a poter cambiare questo mistero".


Anche "32 Dicembre", un suo film del 1988, è incentrato sulla relatività del tempo.

È vero: nel terzo episodio un professore dimostra al protagonista, che non ha i soldi per fronteggiare le spese dei fuochi, che a seconda di dove si nasce si festeggia il Capodanno in un giorno diverso. Se uno nasce maronita festeggia il 27 gennaio mentre se uno nasce balinese festeggia il 18 giugno; il tempo è relativo: noi crediamo di vivere nel 2002, ma stiamo vivendo nel 2008; Erode morì nel 4 a.C., gli astronomi dicono che l'unica cometa molto visibile sia passata nel 6 a.C., Gesù, quindi, è nato nel 6 a.C.
Noi misuriamo il tempo con l'orologio, ma come faceva Dante a dare appuntamento a Beatrice? Non poteva dirle "Ci vediamo alle 4:20", quindi si regolava con il suono della campane: un tempo c'erano dei monaci che si davano il turno capovolgendo una clessidra ogni quarto d'ora. All'ora e alle mezz'ore segnate dalla clessidra, suonavano le campane...

Relatività del tempo e relatività del nostro modo di viverlo: come si vive a Napoli? Il rapporto con il tempo è molto diverso al nord e al sud?

Ti racconto una cosa: a Napoli quando si dà un appuntamento si dice: "Ce verimm' 'a via re' sei", che vuol dire "Ci vediamo intorno alle sei"; l'ora esatta per un napoletano non esiste. Una volta invece sono andato a Stoccolma; in aereo capitai vicino a una ragazza molto carina; facemmo amicizia e lei quella sera mi invitò a una cena; mi fece vedere il biglietto d'invito e c'era scritto "Ore 19.28". Io mi meravigliai "Ma come ventotto?!" e lei mi disse: "Perché i Von Straten - che erano i padroni di casa - per essere carini con i loro ospiti hanno sfalsato di due minuti l'arrivo di ogni coppia: noi arriviamo alle 19.28, qualcun altro alle 19.26, qualcuno alle 19.30". Io mi preoccupai: "Ma allora bisogna essere precisissimi!". "Sì" - rispose lei; e così con la macchina arrivammo cinque minuti prima; stavamo lì, in attesa del nostro turno, e alle 19.27 andammo verso l'ascensore, ma un maledetto signore - era calvo - mi ricordo, prese l'ascensore prima di noi. "Questo ci frega! Andiamo a piedi" "Ma è il quarto piano!", disse lei; "Corriamo!" le risposi.
Arrivammo appena in tempo...