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EDITORIALE
Dody
Mentre l’inizio della collaborazione
giornalistica di Dody Giussani a l’Orologio
risale al n.1 (settembre 1992), è solo con il n.90 che, con l’editoriale
intitolato“Crescita”, potevo orgogliosamente
annunciare la sua nomina a vicedirettore
di questa rivista.

In
chiusura del mio editoriale del n. 90 de l’Orologio, in poche righe, dichiaravo
la mia convinzione che Dody, non appena avesse condotto a compimento la
fase più “calda” della realizzazione del sito Argò (www.argoeditore.net),
si sarebbe senz’altro autonomamente impegnata in una importante opera
di miglioramento qualitativo della rivista che state leggendo. Anzitutto,
mi preme sottolineare che la qualifica “vice” anteposta alla parola direttore,
in questo caso, significa solo che il direttore responsabile (cioè io),
oltre ad essersi riservato il diritto di offrire i suoi consigli editoriali
sullo sviluppo a lungo termine della pubblicazione, vorrebbe anche avere
l’ultima parola in ogni discussione che riguardi questa rivista.
In realtà (fin da quell’ormai lontano fascicolo di novembre 2000), la
vera responsabile di tutto ciò che appare sulle pagine de l’Orologio,
anche in considerazione del fatto che legge tutto, ma proprio tutto quello
che viene pubblicato, è solo lei. Dal numero 90, di fascicoli de l’Orologio,
Dody Giussani ne ha sviluppati ed accompagnati in edicola nel suo nuovo
ruolo ben 18.
E, ad oggi, i miglioramenti qualitativi introdotti sono ormai numerosi.
Fondamentale, anzitutto, il “reclutamento” di molti nuovi collaboratori
di ottimo valore, capaci di offrire una visione più eterogenea degli argomenti
trattati. Quindi, la introduzione di numerose rubriche del tutto nuove,
che stanno ottenendo, grazie anche all’aumento della paginazione media
da 164 a 180 pagine, una progressiva evoluzione degli aspetti culturalmente
appaganti trattati dalla rivista, ben oltre la specifica prospettiva orologico-temporale.
Da non sottovalutare, poi, la maggiore attenzione dedicata alla filosofia
delle riprese fotografiche, dell’impaginazione e della grafica in generale,
che ha consentito di migliorare la gradevolezza e la fruibilità dell’informazione
offerta, al di là della cresciuta attenzione alla attendibilità ed all’approfondimento
dei suoi “contenuti”.
E così, a un anno e mezzo dal debutto nell’ importante ruolo che attualmente
ricopre, mentre scrivo questo editoriale, Dody si prepara a una presenza
a Basel 2002 e al prossimo SIHH di Ginevra (in attesa dell’ormai tradizionale
trasferta di settembre a Hong Kong) che le dovrebbe consentire di presentarsi
anche a quei pochi protagonisti dell’orologeria mondiale che ancora mancano
al suo invidiabile elenco di incontri ravvicinati.
Da parte mia, non posso evidentemente esimermi dal constatare che mai
titolo di editoriale fu più fortunato di quello del già citato n. 90.
La crescita c’è stata: di Dody, de l’Orologio e, in definitiva, di tutti
noi della Argò, lettori compresi.
Renato
Giussani
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