EDITORIALE
La
macchina del tempo
A
casa mia, le scene ed i dialoghi di “Ritorno al futuro” sono conosciuti
da tutti i membri della famiglia nei più piccoli particolari. Penso
che se fosse ancora possibile partecipare a “Lascia o Raddoppia“,
portando come materia l’eccezionale film di Robert Zemeckis, molti
di noi potrebbero esser sicuri di raggiungere la domanda finale senza
problemi. Ma, come tutti sanno, la macchina costruita dal mitico Doc
Brown non è che una delle ultime varianti fantastiche sul tema dei
viaggi nel tempo.
Secondo
le leggi della fisica attualmente riconosciute dalla maggioranza dei
più importanti scienziati mondiali, il tempo è una grandezza fisica
che contribuisce, assieme alle tre dimensioni dello spazio, a definire
completamente la realtà in cui viviamo (io sono seduto davanti al
mio computer e sono le 7 della sera…). Mentre, però, quando ci riferiamo
alle coordinate spaziali (le X, Y e Z dei sistemi di riferimento inerziali)
sappiamo di poter considerare la possibilità di muoverci lungo di
esse sia nel verso di un loro aumento che di una diminuzione, nel
caso della coordinata tempo questo non è possibile.
Il tempo,
lo sanno bene tutte le persone che, almeno una volta, avrebbero voluto
poter rivivere un evento particolarmente felice, non può scorrere
al contrario. Va sempre in avanti, come le lancette di un orologio.
Questo però non vuol dire che i viaggi nel tempo non siano possibili,
solo che non si torna indietro… In effetti quando noi, visitando le
nostre belle città storiche, ammiriamo le opere degli artisti dei
secoli passati, realizziamo dei veri e propri incontri ravvicinati
con oggetti che son giunti fino a noi “viaggiando nel tempo”.
A
veder bene, in questo preciso istante, io stesso sto usando una particolarissima
“macchina del tempo”. Il testo che sto scrivendo, in questa piovosa
serata del 26 dicembre 2001, sarà affidato a ciascuna copia de l’Orologio
perché, come una vera e propria macchina del tempo, lo trasporti fino
a raggiungere le vostre mani, che “ora” lo state leggendo. Il problema,
casomai, è che, quand’anche voleste rispondermi, di tempo ne sarà
passato parecchio, ed io sarò in tutt’altre faccende affaccendato
(magari in Germania, per conoscere “de visu” qualcuno dei nostri principali
interlocutori di quel paese).
In
un certo senso, superare i limiti imposti da questa imperfetta macchina
del tempo sarebbe già possibile. Basterebbe che questo testo fosse
pubblicato “in tempo reale” nel nostro sito Internet e tutti voi potreste
leggerlo praticamente mentre io lo sto scrivendo. Questa è uno dei
tanti “poteri” che la moderna tecnologia ci mette a disposizione,
senza far ricorso a nessun intervento soprannaturale, anche se ad
un contemporaneo di Leonardo da Vinci avrebbe potuto facilmente sembrare
opera di magia.

In
questo caso, per un uomo del ’400 non avvezzo a considerare
“normale” l’impiego dell’elettricità e della sua velocità
estrema per trasferire informazioni, il verificare che l’effetto di
una mia azione sui tasti del computer potrebbe raggiungervi ben prima
che qualsiasi cavallo o piccione abbia potuto anche solo esser preparato
per il viaggio, lo convincerebbe facilmente che io abbia potuto agire
in qualche misura sullo scorrere del tempo. Esattamente come un uomo
dei nostri giorni potrebbe credere opera quasi soprannaturale il fatto
che alcuni riescano a vendere, ed altri a comperare, orologi che costano
decine o addirittura centinaia di milioni (scusate, ai miei tempi
si usa ancora la lira, ma voi potete tranquillamente dividere per
1936,27…). In questo, almeno, io so che i lettori de l’Orologio sono
ben diversi da chi è avvezzo solo a letture di massa.
Gli orologi che vi presentiamo hanno spesso costi che per molti comuni
mortali, diciamocelo francamente, sono assolutamente improponibili
(è ancora di forte attualità la straordinaria aggiudicazione di un
calendario perpetuo Patek Philippe, Ref.1591, a circa 4 miliardi di
lire). Nonostante ciò, nessuno dei nostri lettori ha mai dato segno
di travisarne l’origine e scandalizzarsi, esattamente come nessuno
potrebbe mai scandalizzarsi di fronte alla cifra che potrebbe essere
offerta per tentare di acquistare la Pietà di Michelangelo. Infatti
voi sapete bene, cari lettori de l’Orologio, che certe eccezionali
opere delle grandi Case dell’Alta Orologeria contengono un lavoro
ed una conoscenza che solo una macchina del tempo veramente molto
costosa ed esclusiva ha potuto far viaggiare indenne fino ai nostri
giorni: la cura per la propria storia e la conservazione della tradizione
che solo il profondo impegno di intere generazioni ha potuto consentire.
L’intera vita di molte persone eccezionali è stata dedicata ad attivare
e far funzionare una tale macchina del tempo, e vi confesserò che
è stato il mio più recente incontro ravvicinato con il Sig. Philippe
Stern, attuale “custode” della Patek Philippe, ad aver ulteriormente
rafforzato questo mio profondo convincimento.
Renato
Giussani