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Diverse visioni del tempo MARGHERITA HACK
di Flavia Farina
Il tempo per la scienza
è una coordinata: tutti gli avvenimenti avvengono in un dato
posto, a un dato istante. È stato Einstein ad introdurre il concetto
di spazio-tempo: la posizione nello spazio è determinata da tre
coordinate - sulla terra, per esempio, latitudine, longitudine e altezza
sul livello del mare - e qualsiasi corpo ha lunghezza, larghezza e altezza;
in più, qualsiasi avvenimento oltre a trovarsi in un dato luogo
avviene ad un dato istante. Ci sono quindi quattro coordinate, tre spaziali
e una temporale. Il tempo però si differenzia dalle coordinate
spaziali: mentre nello spazio si può andare avanti e indietro,
in alto e in basso, il tempo va solo in avanti. E cos'è il tempo, invece, per Margherita Hack? Beh, è qualcosa di molto soggettivo; può scorrere rapidamente o molto lentamente, dipende da quello che facciamo: se facciamo una cosa che ci piace sembra passi in un baleno, quando ci annoiamo invece non passa mai. Questo dipende probabilmente anche dall'età: è notorio che quando siamo bambini il tempo sembra scorrere molto lentamente - un anno di scuola sembra un'eternità - mentre più si invecchia più il tempo va veloce; questo forse dipende dal fatto che un certo intervallo di tempo lo si conta relativamente alla nostra età, quindi un anno, per un bambino di cinque anni, è un quinto della sua vita, mentre per un ottantenne è un ottantesimo. Ma il suo rapporto con il tempo, negli anni, è cambiato? Studiare la natura fisica degli astri non le fa avere una diversa visione del tempo che passa? No, il mio rapporto con
il tempo non è molto cambiato: ho sempre molto daffare e quindi
il tempo non mi basta mai. Un astrofisico trova che l'impossibilità di seguire - nell'arco della propria vita - l'evoluzione completa di un corpo celeste sia un limite? No, anzi: si stanno facendo
dei grossi passi avanti, oggi si conosce molto bene come si svolge la
vita delle stelle. Si conosce molto meno bene, ma abbiamo i mezzi per
migliorare queste conoscenze, come si formano quei continenti stellari
che sono le galassie, come la nostra Via Lattea; quanto al nostro universo,
sappiamo come si è originato, come si è evoluto, si comincia
a capirlo abbastanza bene e ci sono dati osservativi che confermano
le nostre teorie; siamo ancora lontani dal capire tutto, ma si stanno
facendo dei progressi enormi. Studiare sistemi che esistono e si evolvono senza alcuna influenza da parte dell'uomo le fa avere un occhio più distaccato rispetto a quello che succede sul nostro pianeta? Direi di no, siamo esseri che vivono su questa terra e quindi siamo soggetti agli eventi che avvengono sulla Terra; pensare che quello che succede qui, in fondo, abbia pochissima importanza per l'universo non è molto consolante... È vero, cento anni sono nulla rispetto ai cinque miliardi di anni di età della Terra e ai quindici miliardi dell'universo; di questo universo conosciamo l'età e l'evoluzione, ma siamo sempre immersi nella nostra realtà, in cui soffriamo e godiamo. La nostra vita è quella che è, ed è alla sua durata che ci rapportiamo. Siamo
abituati a misurare ogni cosa secondo il nostro concetto di tempo, ad
assegnare a tutto un inizio e una fine. Ma anche il tempo è cominciato,
e finirà, oppure c'è sempre stato e ci sarà sempre? La vita di ogni persona è scandita da momenti fondamentali: per lei quali sono stati i più importanti? Gli anni di scuola, la fine delle elementari, del liceo, dell'università. È importante quando ci si sposa, quando comincia la carriera e quando si arriva al massimo della carriera...
No. Vorrei piuttosto andare avanti: il passato più o meno lo conosciamo, magari in maniera imperfetta ma lo conosciamo; il futuro, invece, mi incuriosisce molto di più. Ma sarà mai possibile viaggiare in questa quarta dimensione? Penso proprio di no. Qualcuno, nel mondo della scienza, pensa che si potrà fare, ma io non vedo proprio fisicamente come sia fattibile... Mi sembra solo fantascienza. Eppure, guardando le stelle noi vediamo una luce di milioni di anni fa... Sì, è vero, in astronomia abbiamo una specie di macchina del tempo. Possiamo guardare indietro (e non avanti!); più lontano guardiamo nello spazio, più lontano guardiamo nel tempo, perché la luce viaggia a una velocità molto grande - trecentomila chilometri al secondo - ma finita. Quindi se guardiamo una galassia a dieci miliardi di anni luce, la vediamo com'era dieci miliardi di anni fa, quando l'universo si era appena formato; quando guardiamo invece la galassia di Andromeda, molto più vicina a noi, la vediamo com'era due milioni di anni fa, mentre il Sole lo vediamo com'era otto minuti fa e la Luna poco più di un secondo fa... Quindi, se potessimo superare la velocità della luce potremmo, guardando indietro, vedere il passato della Terra... (Ride, n.d.r.) Beh, sì, se ipoteticamente potessimo osservare la Terra da una galassia lontana cinque miliardi di anni luce, vedremmo il nostro pianeta nel momento in cui si sta formando, nel momento in cui il Sole sta nascendo. Per secoli l'astronomia è stata fondamentale per la misura del tempo: le stagioni, il sorgere e il calare del Sole e della Luna, il movimento degli astri, furono strumenti nelle mani di un uomo bisognoso di "misurare", di creare confini all'interno dei quali far trovare un posto alla vita propria e del mondo che aveva intorno a sé; ma come si è arrivati a definire il tempo di ciò che era stato strumento di misura del tempo, come si è riusciti a misurare l'età dell'universo? L'età dell'universo deriva dalla velocità di espansione dello spazio: intorno al 1920 è stato predetto teoricamente che lo spazio in cui sono immerse le galassie si sta espandendo; le osservazioni negli anni dal 1920 al 1930 hanno dimostrato effettivamente questa ipotesi. Le galassie in realtà non si muovono, ma sono trascinate in questo moto di espansione, un po' come la pasta di un dolce che lievita: le noccioline immerse nella pasta sono ferme, ma sono trascinate dal suo gonfiamento. Lo spazio è in espansione, ma noi possiamo immaginare di fargli fare il cammino a ritroso e la velocità che si misura ci dice che questa espansione deve essere cominciata qualcosa come dodici o quindici miliardi di anni fa: quella che si definisce l'età dell'universo. E che margini di errore si hanno su numeri così grandi? Dipende dalle difficoltà di determinare le distanze delle galassie. Si stima che l'età sia compresa tra dodici e quindici miliardi di anni; potrebbero essere anche undici o dieci, sedici o diciassette, però l'ordine di grandezza non cambia. Sono tanti gli autori che hanno giocato con il cosmo e con il tempo. Italo Calvino, nelle "Cosmicomiche" e in "Ti con zero", e tanti autori di fantascienza... Ho letto "Le Cosmicomiche" tanti anni fa: sì, era un bel libro... Quanto alla fantascienza, certi racconti sono belli e interessanti; non tutti, molta fantascienza è ripetitiva, ma alcuni sono bellissimi: racconti di Asimov, di Bradbury. Quelli di Asimov sono anche scientificamente abbastanza rigorosi, e anche Clarke, con "2001 Odissea nello spazio"...
Guardare il cielo è
sempre uno spettacolo, anche sapendo che cos'è, cosa sono le
stelle, cos'è la Via Lattea; continua ad essere uno spettacolo
molto bello, anche se è sempre più difficile da vedere
per via dell'inquinamento luminoso. Quindi l'emozione c'è sempre... Certo; anche sapendo cosa sono, anzi proprio pensando che si vedono migliaia di stelle e che si sa quanto sono lontane, di cosa sono fatte: sembra sempre straordinario che si sia riusciti a capire tanto. |
