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EDITORIALE

Il Salone dell’Orologio 2001... 2002...

L’editoriale del numero 97 de l’Orologio (giugno 2001) era intitolato “Il Salone dell’Orologio si fa!”.
Quello di questo numero avrebbe potuto quindi essere facilmente intitolato: “Il Salone dell’Orologio si è fatto”, rischiando di convalidare la tesi che la formula adottata sia completa e definitiva in tutti i suoi aspetti. La nostra opinione invece è che, pur ricca di molte idee estremamente valide e degna di molti elogi, questa prima edizione sia stata solo di “presentazione”, ed avesse soprattutto lo scopo di rompere il ghiaccio frappostosi negli ultimi tempi fra gli operatori italiani dell’orologeria e le manifestazioni fieristiche. All’indomani di un Salone dell’Orologio ottimamente organizzato e considerato molto bello dalla maggior parte degli operatori intervenuti alla consegna del Premio Argò (vedi anche la rubrica Lettere a pag.12), ora la cosa più importante è che tutti partecipino “subito” costruttivamente al lavoro necessario a farlo diventare una matura realtà di riferimento nel panorama fieristico mondiale dell’orologeria.
Una frase pronunciata da un operatore del settore e colta al volo da uno di noi durante la consegna dei Premi Argò, lunedì 10 settembre a Vicenza, (“...finalmente un bel Salone, non per nulla è stato organizzato dall’Argò...”) mi dà lo spunto per sottolineare un aspetto che ritengo importante: la Argò si è senz’altro prodigata oltre ogni limite ragionevole (mettendo quindi in campo anche una buona dose di passione...) perché gli interessati si impegnassero al meglio a favore del Salone dell’Orologio, ma non esageriamo: il Salone, anche se si chiama “dell’Orologio”, non è certo stata la Argò ad averlo organizzato.
Il compito che, peraltro, ci siamo assunti con convinzione è stato quello di tenere informati tutti gli interessati dell’evolvere delle varie fasi dell’organizzazione da parte dell’Ente Fiera di Vicenza e di richiedere alle Case la loro disponibilità a fornire gli esemplari degli orologi necessari per allestire, all’interno del Salone, la Mostra del Premio Argò per l’Orologeria.
Tutte le Case ed i Distributori di orologeria svizzera ai quali abbiamo richiesto gli orologi per la “nostra” mostra hanno risposto positivamente (anche quando ciò comportava problemi non indifferenti a causa della rarità e/o dell’elevatissimo valore degli esemplari richiesti) e di questo li ringraziamo sentitamente. Una tale plebiscitaria adesione da parte di tutte le Case interpellate (che hanno messo a disposizione orologi per un valore complessivo ampiamente superiore ai tre miliardi di lire) può essere interpretata anche come una dichiarazione di fiducia nella Fiera di Vicenza e di grande interesse perché il Salone dell’Orologio fosse in grado di rispondere adeguatamente anche alle attese degli appassionati.
Le richieste in questo senso da parte dei nostri lettori e della maggioranza degli operatori con cui siamo in contatto, per le necessità poste dallo svolgimento del nostro lavoro, ci hanno condotto a credere che solo la proposta di un Salone aperto al pubblico ed allestito con la massima cura, da un Ente di grande esperienza nella esposizione di oggetti preziosi, avrebbe potuto consentire al settore di uscire dalla “astinenza mostre” nella quale era di fatto caduto per cause diverse negli anni scorsi. Al punto cui si era giunti, nessun importante progetto espositivo riguardante gli orologi che non fosse in grado di proporsi agli operatori con mezzi autonomi avrebbe mai potuto avere molte probabilità di essere accettato e condotto a termine con successo. Le “delusioni” (giustificate o meno che fossero e chiunque potesse esserne ritenuto “responsabile”) che i distributori avevano sofferto nell’ancor recente passato (compresi i tentativi condotti in porto a suo tempo a Milano e le ultime edizioni della Mostra dell’Orologeria nel piccolo padiglione “I” a Vicenza) costituivano un ostacolo troppo importante, sulla via della rinascita di una nuova importante mostra di orologeria, per poter essere rimosso con la sola forza della buona volontà e della fiducia, in chiunque fosse richiesto di riporla.
E, a questo proposito, vorrei rilevare che uno degli aspetti che più giocano a favore di un rapido e felice sviluppo del Salone negli anni a venire è da ricercarsi proprio nel prevedibilmente ridotto numero di espositori di questa prima edizione. Sono infatti i numerosi “assenti giustificati” che, consentendo di superare il già notevole risultato conseguito dalla Fiera di Vicenza e dai meritevoli espositori della prima ora, potranno aiutare ad arricchire e completare quel dialogo fra gestore e fruitori del servizio, che solo può consentire di affrontare al meglio tutti gli aspetti che ancora necessitino di una ulteriore messa a punto.
A questo proposito, per aiutare chi non c’era a valutare correttamente tutti i perché della nostra fiducia nel futuro di questo Salone, ecco alcune brevi note che credo potranno interessare anche i lettori non “addetti ai lavori”.
Il Salone dell’Orologio di quest’anno si è tenuto a Vicenza, dall’8 al 13 settembre, nel padiglione “L” della struttura espositiva della Fiera di Vicenza e, per la prima volta al mondo, ha visto anche il libero ingresso dei privati, per tutta la sua durata.
Il padiglione “L” è un fabbricato di 6.000 metri quadrati di recentissima costruzione, che dispone quindi di impianti e servizi moderni e funzionali. E’ costato circa 800 milioni e, prima di essere adibito a sede settembrina del Salone dell’Orologio, era stato già utilizzato con successo per due edizioni del Salone delle Macchine, a gennaio e a giugno di quest’anno. La sua ubicazione è distaccata dal corpo principale della Fiera, più vicino, rispetto a quest’ultimo, alla uscita Vicenza Ovest dell’autostrada Milano-Venezia, in direzione di Milano. Il parcheggio auto è molto ampio e facilmente raggiungibile a piedi da parte dei più mattinieri (che trovano posto più vicino all’entrata), ma anche i ritardatari possono spostarsi dall’auto all’ingresso e viceversa usufruendo delle frequentissime corse di numerose navette No-Stop. Le stesse consentono anche di muoversi rapidamente (noi abbiamo sempre cronometrato un tempo di “viaggio” non superiore ai 3 minuti), e comodamente, fra l’ingresso al Padiglione “F” di Orogemma (dove è esposta la gioielleria) e quello del padiglione “L” del Salone dell’Orologio. All’interno del Salone c’è un bar-ristorante che, conditi da una buona dose di cortesia, offre cibi buoni e non costosi e che abbiamo personalmente utilizzato con piacere tutti i giorni della Mostra.
Allo stand della nostra casa editrice nel Salone dell’Orologio era possibile acquistare in anteprima il numero 100 de l’Orologio (che ha poi raggiunto le edicole di tutta Italia il 18 dello stesso mese) e il numero 73 della rinnovata Chrono World, dialogare con i componenti dello staff presenti, sottoscrivere abbonamenti e ordinare arretrati. L’allestimento del nostro spazio comprendeva anche due grandi schermi al plasma che hanno consentito a tutti i visitatori di assistere alla proiezione di diversi video di soggetto orologiero: molto apprezzati quello di Patek Philippe sullo Star Caliber 2000 (che vede nell’inusuale ruolo di “attore” anche il presidente della stessa Casa: Philippe Stern) e quello Zenith che, su uno sfondo a tratti storico, illustra tutte le fasi di produzione di un orologio da parte della Manifattura.
La Mostra del Premio Argò era stata allestita con grande eleganza dalla Fiera di Vicenza su uno spazio di circa 100 metri quadrati, dove 19 vetrine blindate piramidali, ottimamente illuminate, accoglievano oltre settanta orologi e due Scatole del Tempo. Chi non ha potuto visitare la Mostra e vedere dal vivo gli esemplari esposti, potrà effettuare una “visita virtuale” sfogliando le pagine di questo numero de l’Orologio. Avendo potuto verificare di persona quanto il Catalogo della Mostra sia stato apprezzato dai suoi visitatori, abbiamo pensato bene di ristamparlo ed inserirlo fra le pagine di questo numero 101, mantenendone così la paginazione allo stesso numero record di 200, come il precedente specialissimo n.100.
Ed ora, due parole su un argomento che non c’entra nulla con le lancette e gli ingranaggi degli orologi.
Le esprimo quindi a titolo totalmente personale, in quanto uomo... e giornalista. Un nostro amico e collaboratore, Alberto Farina, si trovava a New York quando è avvenuto l’attentato alle Twin Towers. Ci ha mandato alcune E-mail scritte di getto, per renderci partecipi dell’atmosfera che stava respirando in quei drammatici giorni. Abbiamo deciso di pubblicarle come nostro modestissimo contributo alla causa della civiltà.
Ovviamente non abbiamo nessuna intenzione di trarne speculazioni politiche di qualsiasi segno e non ce ne importa niente se l’azione di contrasto contro il terrorismo viene chiamata guerra o con qualsiasi altra parola, purché si faccia, in modo intelligente, da parte di persone che siano convinte di voler essere considerate giuste ed intelligenti anche dalle generazioni che verranno, a qualsiasi “civiltà” appartengano.
Oggi, 1° ottobre 2001, mentre completiamo il numero de l’Orologio che state leggendo, apprendiamo con immenso dispiacere della scomparsa di una persona cui l’orologeria del Novecento deve moltissimo, Günter Blümlein, Presidente del Consiglio di Amministrazione della IWC, nonché autore della rinascita della A. Lange & Söhne e per anni alla guida della Jaeger-LeCoultre. È grazie a lui che alcuni tra i pezzi più belli di alta orologeria oggi esistono. Quanti, come noi, abbiano conosciuto Mr. Blümlein, non possono fare altro che unirsi al cordoglio dei familiari e dei più stretti collaboratori e colleghi per la sua prematura scomparsa.

Renato Giussani