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EDITORIALE

Cento!

Il traguardo dei 100 numeri, per una rivista, è sempre stato molto importante, come i primi 100 giorni di un presidente o di un capo di governo, ma sarebbe estremamente sbagliato fare confronti di questo tipo. Nel nostro caso si tratta di ben 9 anni, da settembre1992 a settembre 2001, compresi.

Quando l’Orologio, nel 1992, iniziò a mettere in discussione le posizioni acquisite dalle altre tre riviste concorrenti di allora, queste avevano potuto metter da parte ben cinque anni di vantaggio.
Appariva quindi giustificato il nostro timore di allora di non riuscire nell’impresa.
Fra l’altro, mentre la fine degli anni ’80 era stata caratterizzata in Italia da un boom di interesse per l’orologio veramente eccezionale, proprio a partire dalla fine del 1992 abbiamo assistito invece alla nascita ed all’approfondimento di una forte crisi del settore, che solo da un anno a questa parte sembra avere finalmente invertito la rotta.
l’Orologio, però, non è stata penalizzata più di tanto dalla crisi degli anni ’90. L’interesse dei suoi lettori per la nuova formula che stava via via realizzando, la ha aiutata a svilupparsi con continuità, fino a quando (nel 2000), grazie alla buona reputazione raggiunta anche in Svizzera, ha potuto addirittura tenere a battesimo un Annuario che porta il suo stesso nome, prima in Italia e poi, in rapida successione, in Spagna ed in Germania. Considerando che l’Orologio ha avuto fra i suoi concorrenti anche un altro mensile di casa Argò (Chrono World) , non possiamo non valutare ancor più positivamente i risultati conseguiti.
Ed è proprio grazie a questi risultati che oggi l’Orologio può annoverare fra i suoi collaboratori tante persone nuove. I contenuti della rivista sono stati ampliati ed estesi ad altri argomenti che riteniamo di buon interesse per molti degli affezionati lettori.
A cominciare dall’intervista, a sfondo temporale, a personaggi pubblici di rilievo, proseguendo con le nuove rubriche del settore collezionistico, oltre a quelle con base culturale più variegata, come quella sui siti Internet di interesse orologiero o la rubrica “Il Tempo e l’Uomo” curata dall’Ing. Roberto Vacca.
Recentemente, poi, l’Orologio ha riservato ancora più attenzione agli argomenti maggiormente cari ai suoi appassionati lettori. Ad esempio, mettendo a disposizione un ampio spazio per la pubblicazione gratuita delle foto degli orologi di seconda mano posti in vendita o, anche, con un impegno eccezionale per affiancare l’Ente Fiera di Vicenza nella messa a punto di una prima edizione del Salone dell’Orologio che potesse offrire sufficienti argomenti di interesse anche per gli appassionati.
Tutti gli anniversari e le ricorrenze rappresentano da sempre un’ottima occasione per la dichiarazione di buoni propositi per il futuro. Quali sinceri estimatori delle migliori tradizioni, non pensiamo di dover fare eccezione. Nel caso de l’Orologio, le intenzioni dell’Argò sono di continuare a lavorare sodo, per proseguire nel lavoro di maturazione e di miglioramento che, siamo sicuri, non mancherete di sollecitare, garantendo al contempo il supporto dei vostri sempre utili e graditi consigli.
Un esempio?
Sono molti anni che ci chiedete di pubblicare, una volta l’anno, un indice degli articoli de l’Orologio, sia pure a costo di aumentare in modo congruo il prezzo di copertina del fascicolo con l’allegato, per rientrare delle spese. A conti fatti, avremmo dovuto aumentare il prezzo di quel mese di almeno 4/5000 lire solo per consegnarvi un elenco che sarebbe rapidamente invecchiato.
Abbiamo considerato il vostro consiglio senz’altro degno di esser preso in considerazione ed avevamo tutta l’intenzione di accontentarvi, ma abbiamo atteso di poterlo fare nel modo più efficace possibile.
Oggi, chiunque sia in grado di connettersi ad Internet e visitare il sito Argò, (avendo mantenuto una promessa che vi avevo fatto nell’editoriale del n°90) può effettuare del tutto gratuitamente una ricerca per marchio sullo stesso archivio di tutti i numeri de l’Orologio che usiamo noi in redazione (e che viene aggiornato quasi ogni mese).
E’ stato un bel gioco di squadra.
O no?

Renato Giussani