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Diverse visioni del tempo ALFREDO CASTELLI Per un lettore di fumetti, entrare nella sede milanese della Sergio Bonelli Editore è l'equivalente di una sorta di Giubileo laico. Presente in edicola da molte decine d'anni, Bonelli è rimasto a tutti gli effetti l'unico baluardo del fumetto italiano. Ma si tratta di un baluardo tutt'altro che difensivo, e che anzi continua attivamente a produrre ogni mese una mole crescente di tavole scritte e disegnate dai migliori autori del nostro paese...
Fra questi autori, Alfredo Castelli è senza alcun dubbio il più versatile, vulcanico ed esperto: attivo nell'industria del fumetto da trentasei anni, Castelli ha creato personaggi avventurosi come Gli Aristocratici, L'Ombra e Chico e Basco, ma anche serie comiche come Gli Astrostoppisti, Zio Boris e Otto Kruntz; ha realizzato storie per personaggi altrui come Diabolik, la banda Disney, Cucciolo, Tiramolla, Pedrito el Drito, Nick Carter, Mister No e Ken Parker; ha fondato o diretto un numero imprecisato di riviste a fumetti e sui fumetti, esplorandone, fra i primi, le infinite possibilità collaterali (in termini di merchandising ma anche di ramificazioni in altri media). Il marchio distintivo di Castelli - oltre alla sua profondissima conoscenza della teoria del linguaggio e della Storia del fumetto - è la sua capacità di trasformare in storie appassionanti gli argomenti più disparati e di comunicare al lettore un'inesauribile e multiforme curiosità. Tutte qualità presenti da sempre nel personaggio di Martin Mystère che Castelli ha ideato per Bonelli nel 1982 e in cui da allora ha potuto concentrare la sua poliforme energia creativa. Non esiste praticamente storia di Mystère che non includa almeno una brillante idea di base che sia la scelta di un tema ancora inedito, una variante narrativa mai sperimentata, una scommessa creativa. Senza mai dimenticare che il lettore vuole prima di tutto divertirsi.
A dir la verità non metto l'orologio perché alla bella età di 50 anni mi è venuta un'allergia ai cinturini. Ma mi sono reso conto che sul computer, su cui lavoro parecchie ore al giorno, l'orologio c'è, così come in macchina e per la strada: averlo anche al polso non mi serve più di tanto. Il fatto che questa allergia mi si sia sviluppata così tardi mi fa pensare che in realtà sia un'allergia al tempo - il tempo inteso come impedimento, fatto di schemi e di orari, ma anche il tempo che passa, il che mi scoccia molto.
Ho cercato di parlarne sempre meno, ma i lettori non dimenticano e continuano a mandarmi gli auguri per il suo compleanno. Avevo fatto un personaggio con una data di nascita, anche perché non ero molto ottimista sulla continuità della serie: pensavo che Martin Mystère sarebbe durato tre anni al massimo. Invece, per fortuna è durato molto di più: tra poco si celebra il ventennale. Fa quasi ridere, il Ventennio Misterista! I lettori lo consideravano già vecchiotto quando, appena nato, aveva 40 anni, perché, per un ragazzino, un quarantenne è già ormai sull'orlo della tomba: figuriamoci un personaggio che ha superato i sessanta. Io sto zitto e cerco di dimenticare questa età, ma mi viene ricordata continuamente. E' una specie di monito perenne, anche per il sottoscritto.
Per esempio, il Principe Valentino di Hal Foster è bambino all'inizio della saga. Poi diventa grande e si blocca intorno a 30 anni: non invecchia più. Blondie e Dagoberto hanno avuto dei figli che sono cresciuti e se ne sono poi andati di casa, e da allora la situazione si è congelata. Una serie che ha compiuto un ciclo abbastanza lungo è quella di Gasoline Alley, poco nota in Italia: la serie inizia nel 1919, e nel 1921 c'è un bambino che viene adottato e che adesso è un vecchietto. Ma anche lì certi personaggi si sono fermati a metà serie. I personaggi del fumetto avevano una speranza di vita superiore a quella dell'uomo, ma ora le parti si sono invertite: l'uomo vive più a lungo, mentre i personaggi nuovi durano sempre meno. C'è un tale bombardamento di media che lettori e spettatori perdono il senso di affezione nei confronti di una serie. Pensa al telefilm Melrose Place: per un anno o due lo guardavano tutti, ma adesso se si chiede ad uno dei ragazzini che ne andavano pazzi non se lo ricorda già più. Ciò accade a partire dai tardi anni Settanta, quando il proliferare delle televisioni ha prodotto palinsesti che proponevano i prodotti tutti i giorni invece che settimanalmente, cominciando da Furia cavallo del West. I personaggi dei fumetti nati entro un certo periodo, diciamo Tex, Diabolik e così via, forse sono sopravvissuti a questa malattia infettiva e vivranno ancora a lungo.
Lo svolgimento del tempo per fumetto e cinema non è soltanto descritto, ma anche visivo. Nel cinema avviene senza soluzione di continuità, nel fumetto è formato dal continuo spezzamento tra vignetta e vignetta. In fondo il bravo sceneggiatore non è tanto quello che sa cosa bisogna raccontare, quanto chi sa cosa si può tralasciare, lasciandolo negli spazi bianchi fra tra una vignetta e l'altra.
Esiste, ma è molto diverso che al cinema. In un film il regista può decidere che una certa scena duri cinque minuti, mentre nel fumetto questo non si può fare; nessuno può imporre al lettore di stare inchiodato in poltrona per il tempo che è stato scelto: magari salta alcune pagine ed ecco che il ritmo che ho cercato di dare alla storia va completamente perduto. Io, come trucco personale, utilizzo didascalie inutili: se è fatta bene e ben camuffata, la didascalia attrae lo sguardo del lettore dandogli materialmente qualcosa da leggere e gli fa perdere quegli istanti che io voglio fargli perdere.
Tempo Zero era una storia abbastanza carina, secondo me. Il cattivo era Mister Jinx, una specie di diavolo tecnologico che esaudisce i desideri delle persone. Uno dei più diffusi è avere più tempo, per lavorare ma soprattutto per riposare. Per esempio, in questi giorni sono abbastanza stanco e stressato: ma se mi dicessero pìgliati quindici giorni di tempo per riposarti, so che non riposerei volentieri, perché penserei a tutto quello che non sto facendo in quel momento. Ci vorrebbe un misterioso limbo, in cui per tutti passa una giornata ma per me ne passano quindici: un giorno senza farmi vedere me lo posso permettere, ma quando torno è come se fossi stato in vacanza due settimane. In questa storia si immagina una specie di droga che accelera il metabolismo, ma ha certi terrificanti effetti collaterali. E' una storia che è piaciuta molto ai lettori, perché evidentemente questo problema del tempo è sentito da tutti. Un'altra storia di Martin Mystère era in realtà una scusa per poter raccontare i vari sistemi di misurazione del tempo. Noi diamo per scontato che un anno sia composto da dodici mesi, ma già se andiamo a vedere cosa succede nel Mondo Islamico, o in Israele o altrove, vediamo che è costruito in maniera diversa.
C'è una storia che non ho mai scritto perché non sono mai riuscito ad ambientarla bene. Immaginiamo una grande compagnia che regala a tutti un orologio e fa in modo che tutti quelli vecchi vengano buttati via. Nella realtà questo nuovo orologio rallenta o allunga le ore a seconda dei bisogni della comunità - non di tantissimo, di 5 o 10 minuti. Poniamo che occorra più lavoro: l'ora lavorativa viene aumentata di 10 minuti. L'operaio non se ne accorge perché il tempo è soggettivo, e le ore successive vengono invece automaticamente diminuite per riprendere i tempi con il sorgere e il tramontare del sole: la gente vive senza accorgersene in un tempo variabile. E' quasi impossibile riuscire a sviluppare questa storia in modo credibile: verrebbe molto tirata per i capelli e a me piace essere realistico. Però quest'idea della soggettività del tempo è un elemento che trovo affascinante: in effetti l'ho utilizzata sotto altre forme in due brevi storie poliziesche per Il Giornalino ed Eureka!; in entrambe un alibi veniva truccato proprio grazie alla manomissione di un orologio.
Perché Martin Mystère vive in un mondo che tra virgolette, molte virgolette, è realistico: il viaggio nel tempo è ancora irreale e sarebbe contraddittorio utilizzarlo. C'è solo una storia che mi sono divertito a fare contravvenendo ai miei principi di non usare le macchine del tempo: il mio viaggiatore del tempo veniva dal futuro, quindi si poteva anche immaginare che nel futuro questa macchina fosse stata inventata. Il bello è stato trovare una soluzione - ovviamente non valida dal punto di vista scientifico - per tutti i paradossi temporali: l'idea è che i viaggiatori del tempo sono già stati nel tempo fin qui trascorso. Diciamo che nel 3104 qualcuno inventerà la macchina del tempo, e tutti andranno a visitare i grandi momenti della Storia: ci saranno milioni di persone alla crocifissione, altrettanti a vedere Mosè che attraversa il Mar Rosso e così via. Bene, di queste persone la traccia storica esiste già adesso...
No, non esiste il paradosso temporale perché il passato è già accaduto. Se ci fosse stato un immaginario registro dei visitatori della crocifissione, ci sarebbe già da allora la firma del Sig. Guruguff III che vivrà nel 3124. In questo caso, quindi, il paradosso temporale non esiste... Ma siccome potrebbe esistere, avevo inventato una serie di regole naturali per cui la natura si ribella a determinati meccanismi, e chi sta commettendo il paradosso viene direttamente eliminato secondo certe modalità che a loro volta sono costruite in modo tale da creare paradossi narrativi.
No, sono anzi abbastanza anarchico: non sono il tipo che decide "da quest'ora a quest'ora lavoro, a quest'ora faccio il pisolo, o faccio questo e quest'altro". Come capita, capita: sono sempre stato così e ormai mi sono arreso. Forse non è il sistema più comodo per vivere, ma è quello a cui sono abituato e tutto sommato mi destreggio abbastanza bene.
Beh, è chiaro che ognuno scarica in un personaggio elementi personali - non per fare della biografia, ma semplicemente perché gli è comodo per caratterizzarlo. Ovviamente si scelgono caratteristiche universalmente curiose - non sto a utilizzare il dettaglio che io uso il deodorante pincopallino, che non interessa a nessuno. Ma questa storia delle consegne può essere una gag comprensibile anche a chi non mi conosce. Effettivamente è abbastanza vero: io ho scaricato nel fumetto molti miei problemi col tempo - che sono quelli dei ritardi, di fare tutto all'ultimo minuto, che è un mio classico, ma persino un pochino quello dell'invecchiare, che tutti prima o poi affrontano per forza di cose. E' chiaro che si preferirebbe fermarsi ai 25-35 anni e non dover salire oltre i 50. Però, visto che all'invecchiamento non vengono offerte molte alternative, allora preferisco invecchiare. |
