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Appuntamenti invernali - Guarigioni più veloci dall'influenza

Importante riconoscimento - Intelligenza artificiale

In volo sulla cordigliera delle Ande

La salvaguardia del leopardo delle nevi - Neuroscienze e vita quotidiana

Ossa biochimiche - Pet-Therapy

Sperimantazione del vaccino italiano contro l'HIV - Vicino ai bambini


 

 

 

 

 

 

 

APPUNTAMENTI INVERNALI

Ritorna anche quest’anno l’appuntamento con il ciclo di conferenze sulla scienza e la tecnologia più famoso d’Europa, promosso da GiovedìScienza in collaborazione con l’Associazione CentroScienza Onlus. Si tratta di una serie di incontri con filmati, dimostrazioni, dibattiti che si terranno tutti i giovedì dal 3 novembre 2005 al 2 marzo 2006 alle ore 17.45 presso il Teatro Colosseo di Torino. Gli argomenti trattati riguardano gli eventi scientifici e culturali della città (come il Premio Peano per la matematica o la Virtuality Conference, la rassegna di tecnologie avanzate dedicate al cinema e alla comunicazione) e si avvalgono del prezioso contributo di ospiti illustri tra cui il noto presentatore Piero Angela ed il geologo Mario Tozzi, conduttore di “Gaia” in onda su RaiTre. Sullo sfondo le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Il calendario degli eventi prevede anche incontri con le scuole nelle giornate del 22 febbraio e 2 marzo 2006 ed il teatro scientifico con Margherita Hack in programma il 27 e 28 marzo prossimi, con uno spettacolo dal titolo “Variazioni sul cielo”, con cui la prestigiosa istituzione scientifica festeggia il suo ventesimo anno di vita.
Per info: Segreteria di GiovedìScienza, Via Mantova 19 – 10153 Torino; tel. 011/83.94.913; fax 011/81.27.736; e-mail: info@centroscienza.it; sito Internet: www.centroscienza.it.

 

 

 

 

 

 

GUARIGIONI PIÙ VELOCI DALL’INFLUENZA

In futuro i fastidi legati all’influenza potrebbero finire o almeno essere ridotti, grazie alla scoperta di un meccanismo immunitario finora sconosciuto, che potrebbe essere potenziato per fornirci uno “scudo” contro i virus. La notizia arriva dagli Stati Uniti, dove i ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis hanno individuato il segreto dei macrofagi, le cellule del sistema immunitario “disegnate” per combattere le infezioni virali, che “divorano” quelle infettate per fermare la diffusione della malattia nel corpo. I ricercatori hanno capito come i macrofagi, facendo il loro lavoro, riescono a non soccombere alle infezioni. Potenziando questo meccanismo di difesa, si legge su una ricerca pubblicata su Nature Medicine on-line, si potrebbe accelerare la guarigione dalle infezioni respiratorie virali. Gli studiosi hanno scoperto che una particolare proteina (la CCL5), prodotta nel corso dell’infezione, serve ai macrofagi come “scudo” e li protegge da una morte prematura.

 

 

 

 

 

 

IMPORTANTE RICONOSCIMENTO

La Fondazione Internazionale Eugenio Balzan (grande giornalista artefice, con Luigi Albertini, dell’affermazione del Corriere della Sera come primo quotidiano d’Italia) ha lo scopo di incoraggiare, senza distinzioni di nazionalità, di razza e di religione, la cultura, le scienze e le più meritevoli iniziative umanitarie, di pace e di fratellanza fra i popoli. Vi provvede attraverso l’assegnazione annuale di quattro premi nelle categorie “lettere, scienze morali e arti” e “scienze fisiche, matematiche, naturali e medicina”. Le candidature per i premi nei campi scientifici e umanistici provengono da tutto il mondo, da enti culturali appositamente interpellati, e sono selezionate dal Comitato Generale Premi a composizione europea. Dal 2001 l’ammontare di ciascun premio è di un milione di franchi svizzeri (circa 650.000 euro), di cui la metà dovrà essere destinata dal premiato a un lavoro di ricerca, favorendo preferibilmente i giovani.
Nel 2005 si sono aggiudicati il Premio: per la biologia delle popolazioni, i coniugi Peter e Rosemary Grant, della Princeton University, nel New Jersey, la cui opera sui fringuelli nelle Galapagos è universalmente riconosciuta come il più significativo studio sull’evoluzione degli ultimi decenni; per la storia sociale e culturale delle città dall’inizio del XVI secolo, Peter Hall, dell’University College di Londra, per il contributo alla storia delle idee relative alla pianificazione urbana, la sua analisi dei problemi fisici, sociali ed economici delle città moderne e le sue approfondite ricerche storiche nella creatività culturale della vita delle città; per la fisica dei minerali, Russell J. Hemley e Ho-kwang Mao, della Carnegie Institution di Washington, che hanno portato a realizzare progressi fondamentali nel campo dei minerali sottoposti a condizioni estreme di pressione e temperatura, divenendo i padri della nuova disciplina fisica dei minerali; per la storia dell’arte dell’Asia, Lothar Ledderose dell’Università di Heidelberg, per gli studi sulla storia dell’arte cinese e giapponese e per aver contribuito con idee innovatrici a una nuova interpretazione dell’arte di questi Paesi e alla formazione di una moderna visione del suo ruolo nell’arte mondiale. La cerimonia di assegnazione si è svolta l’11 novembre a Berna nella sede del Parlamento elvetico alla presenza del Presidente del Comitato, Sergio Romano
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Darwin VII è il primo robot dotato di intelligenza artificiale, in grado di seguire i propri istinti e di imparare dalle proprie esperienze. Si tratta di un robot dall’apparenza rudimentale, in quanto ha le fattezze di un piccolo cestino per la spazzatura di latta, dotato di innumerevoli sensori, una telecamera e due ruote. È stato realizzato da Jeff Krichmar e dai suoi colleghi del NSI (Neuroscience Institute di La Jolla, California) e il suo “cervello” elettronico simula 20 mila cellule cerebrali con un software che gli permette anche di controllare il “corpo” metallico. Grazie ad esso, Darwin VII è in grado di “assaggiare” blocchi di plastica multicolori con le sue mandibole di metallo per vedere se conducono elettricità, e nel giro di mezz’ora è stato in grado di imparare da solo che i blocchi di un determinato colore hanno questa caratteristica e ha iniziato così a scartare gli altri senza difficoltà. In questo modo è stato possibile studiare il variare delle connessioni tra le cellule cerebrali durante il processo d’apprendimento, cosa che non è possibile fare con un cervello vero. Dopo la nascita di Darwin VII, alcuni ricercatori, persino all’interno del Ministero della Difesa americano, stanno prendendo in considerazione la possibilità di creare una nuova generazione di intelligenze artificiali nelle quali i “cervelli” imitano le strutture di quelli degli esseri viventi.

 

 

 

 

 

 

IN VOLO SULLA CORDIGLIERA DELLE ANDE

Angelo D’Arrigo, sportivo che percorre con gli uccelli le loro rotte migratorie, è il primo uomo ad aver volato nel 2004 sull’Everest con un deltaplano, raggiungendo il record del volo libero più alto della storia, fino a un’altitudine di circa 9.000 metri. “L’uomo uccello”, così come è stato chiamato, si prepara ad affrontare, a dicembre, la sua prossima avventura: sorvolare l’Aconcagua, la vetta più alta del Sudamerica. L’idea per questa nuova impresa è nata dall’avvistamento in quella zona di un condor, da parte di un Jumbo Jet, a 11.500 metri di quota, che ha indicato l’esistenza di condizioni meteorologiche che permettono di salire con le correnti ascensionali fino alla stratosfera e di sopravvivere a quell’altezza. Il Condor delle Ande rappresenta nel mondo dei rapaci l’uccello veleggiatore più avanzato della specie, in quanto la tecnica di volo e la caratteristica aerodinamica delle sue ali gli consentono di volare e di sfruttare condizioni meteorologiche estreme. Il volo libero di D’Arrigo sulle Ande insieme a una coppia di condor è in parte un’avventura aerea e in parte una sfida sportiva: prevede infatti di volare senza scorta di ossigeno più in alto di quanto qualsiasi essere umano abbia mai volato. Ma assume anche una connotazione di carattere scientifico che potrebbe contribuire a scongiurare l’incombente estinzione dei condor andini.
Il Centro Ricerche Fiat, in collaborazione con la Icaro 2000, ha realizzato appositamente per questa impresa un deltaplano dalle prestazioni altamente tecnologiche che simula il volo dei condor, elaborato in base alla ricerca aerodinamica condotta dalla Elasis e dall’Università Federico II. Per migliorare le prestazioni e per poter contrastare i forti venti d’alta quota provenienti dal Pacifico, è stata realizzata una speciale imbragatura testata nella galleria del vento climatica di FIAT Auto. Un’innovativa strumentazione riporterà i dati di volo e per la prima volta i parametri fisiologici raggiunti da D’Arrigo in alta quota saranno monitorati. Per raggiungere e superare i limiti fisiologici legati all’ipossia in alta quota (mancanza di ossigeno parziale nel sangue che porta alla perdita di conoscenza e quindi alla morte in un minuto a quota superiore ai 10.000 metri), Angelo ha elaborato e sperimentato una particolare respirazione, chiamata Pranayama, presso il Centro di Medicina Aerospaziale dell’Aeronautica Militare Italiana. Questo test è seguito da tutti i piloti da caccia in attività, che vivono l’alta quota in ambiente anche non pressurizzato. Al test, spinto fino a 14.000 metri, sono stati sottoposti anche tutti i materiali che accompagneranno il piolota di deltaplano nell’impresa, compreso l’orologio C-Type di Paul Picot (che registrerà e cronometrerà tutti i tempi relativi al volo), che ha superato brillantamente la prova in camera ipobarica, come ci ha informato personalmente D’Arrigo.
Dal progetto verrà tratto un documentario realizzato da DocLab, diretto da Marco Visalberghi, per il National Geographic Channel. M!ND seguirà in tempo reale l’impresa e ne darà gli aggiornamenti su queste pagine e sul sito www.argoeditore.net.

 

 

 

 

 

 

LA SALVAGUARDIA DEL LEOPARDO DELLE NEVI

“Vanishing tracks ont the roof of the world” è il progetto di tutela del leopardo delle nevi nepalese, promosso dal Comitato Ev-K2-Cnr, e lanciato dal Ministro delle Politiche agricole e forestali Gianni Alemanno durante la sua visita in Nepal ai primi di novembre, insieme al locale Dipartimento dei parchi nazionali, al WWF e ad altri enti internazionali. Il leopardo delle nevi è classificato come specie “gravemente minacciata”, nella lista rossa dell’IUCN (International Union for the Conservation of Nature) e gli esperti sostengono che sia a rischio di estinzione se non ci saranno interventi di tutela immediati. Oltre a calcolare le ricadute sulla fauna locale, il progetto punta a realizzare una stima numerica precisa del numero di leopardi presenti sulle montagne nepalesi. Attualmente si parla di 1-3 esemplari ogni 100 chilometri quadrati. La campagna di ricerca scientifica, coordinata da Sandro Lovari - docente dell’Università di Siena e collaboratore del Comitato Ev-K2-Cnr - durerà tre anni. Lo studio si svolge in un’area compresa fra i villaggi di Namche (a 3.400 metri d’altezza) e Phortse (a 3.850 metri d’altezza), e il lago di Gorkyo (a 4.750 metri d’altezza). Prevede, fra l’altro, la cattura di 3-4 esemplari a cui verranno applicati dei radio-rilevatori. Attraverso il tracciamento satellitare, i leopardi saranno seguiti nei loro movimenti e nelle loro abitudini. Sarà così possibile studiarne il comportamento e l’habitat e sviluppare iniziative che rendano il ritorno del predatore accettabile anche agli allevatori - creazione di rifugi in pietra nei quali proteggere il bestiame dalle incursioni dei leopardi - e compatibile con la presenza degli altri animali della regione.

 

 

 

 

 

 

NEUROSCIENZE E VITA QUOTIDIANA

Il 23 gennaio 2006, a Bruxelles, un gruppo di cittadini “comuni” provenienti da nove Paesi Europei (14 solo dall’Italia) presenterà una lista di richieste al Parlamento Europeo su quelli che hanno individuato come “temi caldi” in materia di neuroscienze. È la prima volta che i cittadini della Comunità Europea hanno la possibilità di influenzare direttamente le scelte politiche dell’Unione su questioni che riguardano la scienza e la ricerca contemporanea, ma anche la società e la vita quotidiana dei singoli. L’incontro con i parlamentari europei costituisce il momento culminante di un ambizioso progetto di partecipazione pubblica internazionale chiamato Incontro di Menti – Dibattito Cittadino Europeo sulle Neuroscienze, finanziato dalla Commissione Europea e dalla Fondazione Re Baldovino del Belgio. Si tratta di un’iniziativa avviata nel 2004 che coinvolge 126 cittadini “comuni”, con diversi background culturali e linguistici. Il gruppo italiano, selezionato tra le persone che hanno risposto a una lettera di invito mandata a un campione random, è equamente suddiviso tra uomini e donne e comprende persone tra i 22 e i 73 anni, di professioni varie (dal cuoco all’assicuratore, all’impiegato, allo studente universitario). Le richieste che sottoporranno a Bruxelles, che collegano le neuroscienze alla vita quotidiana, sono di strettissima attualità: qual è il valore e quali sono i limiti della ricerca; come fare fronte all’impatto sempre maggiore che malattie come il morbo di Alzheimer avrà sulla nostra società; che cosa significa nell’era tecnologica essere normali; come tutelare la privacy in un’epoca di paure sempre più diffuse, e via dicendo. Dodici importanti organizzazioni dotate di una competenza specifica nella consultazione pubblica, tra cui si contano enti di valutazione tecnologica, musei scientifici, istituzioni accademiche e fondazioni pubbliche di nove Paesi europei, collaborano dal 2004 a questo progetto innovativo. Il progetto è coordinato dalla Fondazione Re Baldovino del Belgio, mentre la Fondazione IDIS - Città della Scienza si occupa del coordinamento per l’Italia.

 

 

 

 

 

 

OSSA BIOCHIMICHE

Grazie ad un materiale ceramico biointegrabile fino ad imitare la struttura e la funzione del tessuto osseo, messo a punto dall’Istituto di Scienza e Tecnologie dei Materiali Ceramici (ISTEC) del Cnr di Faenza, fratture e traumi ossei saranno guaribili senza fenomeni di rigetto. “Il composto è già distribuito dalla Codman di Johnson & Johnson per l’utilizzo in campo neurologico”, spiega la dott.ssa Anna Tampieri, coordinatore del Dipartimento Bioceramici dell’ISTEC del Cnr, “dove nel caso di traumi cranici l’opercolo asportato dal chirurgo difficilmente può essere riutilizzato per chiudere il difetto, poiché subisce un processo di riassorbimento tale da non consentire più una perfetta chiusura del foro. Per risolvere il problema si ricorreva all’utilizzo di resine acriliche responsabili non solo del rigetto, nel 25% dei casi, ma anche della necrosi delle cellule cerebrali a contatto diretto. Ora invece il chirurgo invia la tac del cranio con il difetto da riparare a Finceramica che, su questa immagine tridimensionale, costruisce il ‘pezzo osseo custom made’, ossia fatto su misura, perfettamente compatibile”. Il composto poroso ottenuto ricalca perfettamente, mimandola, la componente minerale dell’osso, in particolare il tessuto spongioso, dove avviene la rigenerazione delle cellule ossee in caso di fratture, e nel caso di impianto non genera crisi di rigetto. Il prossimo passo dei ricercatori sarà l’ingegnerizzazione della struttura ossea nella sua complessità, comprendente l’elemento minerale e quello polimerico naturale (il collagene). Presto gli impianti artificiali saranno coltivati con cellule staminali per produrre articolazioni personalizzate, sfruttando la capacità dei materiali di laboratorio di indurre una differenziazione cellulare in grado di riparare anche contemporaneamente più tessuti, come nel caso dei siti articolari, dove occorre ripristinare la cartilagine e, nei casi gravi, anche l’osso.

 

 

 

 

 

 

 

PET-THERAPY

Realizzata nel 1993 dall’ingegnere giapponese Takanori Shibata del National Institute of Advanced Industrial Science and Technology di Tokio, e già utilizzata in Francia, Svezia, Giappone e Stati Uniti per la riabilitazione di bambini con disturbi del linguaggio e dell’apprendimento (tra cui Down e autistici), la foca robot Paro, un peluche bianco morbidissimo, sarà impiegata all’interno di un importante esperimento italiano, condotto nell’ambito del progetto europeo Palcom (Palpable Computing), che coinvolge l’unità di Interaction design del dipartimento di Scienze della comunicazione dell’Università di Siena, insieme all’unità operativa di Riabilitazione funzionale dell’Azienda ospedaliera universitaria senese. Due cloni di questo tipo di automa, in grado di muoversi, emettere suoni e reagire agli abbracci e alle carezze dei bambini, saranno utilizzati per stimolare le reazioni di piccoli pazienti affetti da sindromi che coinvolgono ritardi e disfunzioni nell’ambito cognitivo, della relazionalità, del movimento e dei sensi.

 

 

 

 

 

 

 

SPERIMENTAZIONE DEL VACCINO ITALIANO CONTRO L’HIV

Comincerà con l’inizio del 2006 la fase 2 della sperimentazione del vaccino italiano contro l’Hiv, il virus dell’Aids. È stato annunciato a Cernobbio il 7 novembre, a margine del Forum Sanità Futura, da Barbara Ensoli, artefice del vaccino nei laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità. Conclusa la fase 1 della sperimentazione clinica, che ha riguardato la non nocività del vaccino, “la fase 2 - ha spiegato la professoressa Ensoli - riguarda l’immunogenicità e darà i dati preliminari sulla sua efficacia. Gli sperabili buoni risultati della fase 2 renderanno poi più facile avere le risorse per la fase 3, che è quella che stabilirà l’efficacia del vaccino e precederà la sua registrazione e distribuzione”. La sperimentazione è suddivisa in due parti: quella italiana, finanziata dal Ministero della Salute, e quella sudafricana, finanziata dal Ministero degli Esteri e dalla Cooperazione allo Sviluppo. La parte italiana della fase 2, che durerà dai due anni e mezzo ai tre, si articolerà in una piccola sperimentazione sull’utilizzo preventivo e in una grande sperimentazione sull’utilizzo terapeutico. La parte in Sudafrica durerà tre anni: il primo anno per far partire la macchina organizzativa, i successivi due per il lavoro vero e proprio.

 

 

 

 

 

 

 

VICINO AI BAMBINI

Abbiamo avuto il piacere di intervistare il Prof. Alessandro Frigiola, Primario della I Divisione di Cardiochirurgia del Centro Edmondo Malan, dell’Ospedale Policlinico di San Donato Milanese, fondatore dell’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo, che si occupa senza fini di lucro di effettuare interventi su bambini affetti da cardiopatie congenite nei Paesi più poveri. Per sostenere l’Associazione è possibile versare il proprio contributo tramite il conto corrente bancario n° 6880/90, ABI 3512, CAB 1601, CIN Z del Credito Artigiano, sede di Milano, Piazza San Fedele 4, Milano; oppure tramite conto corrente postale n° 28507200 intestato a Bambini Cardiopatici nel Mondo, Via Olmetto 5, 20123 Milano.

INTERVISTA