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INTERVISTA

Prof. Alessandro Frigiola

Primario della I Divisione di Cardiochirurgia del Centro Edmondo Malan, dell’Ospedale Policlinico di San Donato Milanese

Prof. Frigiola, come è nata l’Associazione?

L’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo è nata nel 1992, è entrata ufficialmente in azione nel 1994, e si propone di favorire il progresso nel trattamento delle cardiopatie congenite, che rappresentano la prima causa di morte fra tutte le malformazioni congenite, e la seconda causa di morte nella prima infanzia, dopo le malattie infettive, nei Paesi in via di sviluppo. Ogni anno nel mondo nascono oltre 600.000 bambini cardiopatici, di cui 500.000 non hanno speranza di sopravvivere. L’associazione quindi si occupa di organizzare delle missioni operatorie, inviando gruppi di medici nei Paesi più poveri, che provvedono anche a fare scuola al personale locale, in modo che possa in seguito eseguire autonomamente questo tipo di interventi. Altro obiettivo è quello di formare con un programma educativo medici, tecnici e infermieri offrendo borse di studio. Finora, insieme al Policlinico di San Donato, sede operativa dell’Associazione, abbiamo offerto 393 borse di studio a medici provenienti da tutto il mondo. Inoltre, ci occupiamo della costruzione di centri di cardiochirurgia pediatrica. Attualmente stiamo costruendo un ospedale in Camerun, uno a Damasco, e abbiamo già completato tre reparti di terapia intensiva al Cairo, a Lima e in Palestina.

In quali altri Paesi operate?

Siamo presenti tra gli altri in Perù, Camerun, Siria, Egitto, Tunisia, Romania, Yemen, Kossovo. Sono molti i Paesi dove stiamo operando e con i quali collaboriamo.

Come avviene il reclutamento del personale volontario?

Avviene su contatto nostro o su richiesta volontaria da parte di colleghi. Per il 2006 abbiamo un programma operativo con circa dieci missioni da effettuare e suddividiamo il personale per le varie missioni. Tutto questo dà sicuramente un’immagine positiva dell’Italia nel mondo.

Come avvengono le raccolte di fondi?

Come tutte le associazioni si cerca di organizzare degli eventi sportivi, musicali, e altri di vario genere. Poi c’è il contributo annuo dei soci, le donazioni… La via di ricerca dei fondi è legata alla generosità delle persone. Più si è a conoscenza di questo tipo di iniziative, più la risposta della gente è positiva.

Come è nata la sua scelta per il volontariato?

Già dal 1970, quando ho cominciato ad occuparmi di cardiochirurgia, ho sempre trattato le cardiopatie congenite e ho visto nel corso degli anni bambini provenienti da tutto il mondo con queste problematiche. Perciò mi sono sempre ripromesso di aiutarli. In seguito, con un gruppo di colleghi ho partecipato a delle missioni in Vietnam, con un’associazione francese, e da allora ho avuto sempre questo desiderio di istituire un’associazione autonoma, che si occupasse solo di curare le cardiopatie congenite.

C’è un episodio che ricorda particolarmente?

Sono veramente tanti, ma mi ricorderò sempre in particolare un bambino che si chiamava Amadù: dopo otto ore di intervento, purtroppo il suo cuore non ripartiva. Avevano tutti abbandonato la sala operatoria, ma io e l’anestesista abbiamo voluto riprovare un’ultima volta: abbiamo fatto il massaggio cardiaco per mezz’ora e il suo cuore ha ripreso a battere. Tre giorni dopo era in corridoio che camminava. Questo è un episodio che dimostra quanto la costanza e l’impegno sono premiati…