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Interviste d'eccezione

Andrea Zagato

Andrea Zagato, Presidente della Zagato.

Pole Position

La Z saettante che ha fatto storia nell’industria automobilistica, carrozzando vetture sportive, dream cars e utilitarie senza tempo, oggi riconosce una filosofia e una pratica progettuali in grado di fare scuola nel proprio settore d’elezione e anche in altri. Ce ne parla Andrea Zagato, terza generazione alla guida di un marchio davvero fuoriserie.

Che metodologie e obiettivi siano estremamente chiari e ben definiti, alla Zagato, è evidente persino varcando la soglia della sede milanese, appena fuori città. Lo stabilimento sembra identificare perfettamente il carattere forte del marchio, tempratosi nel corso di 86 anni di attività al fuoco vivo del progresso. Un luogo fatto di spazi ampi, funzionali ciascuno alla propria destinazione d’uso, dove però si respirano i sentori dei diversi componenti della formula Zagato: memoria e innovazione, creatività e rigore progettuale, tecnologia e artigianato moderno, fierezza delle origini e tensione al futuro. Ci sono la sala della realtà virtuale e le frese a controllo numerico, ma anche l’officina del battilastra che forgia e rifinisce il prototipo come un gioiello eseguito in esemplare unico. Ci sono modelli storici che farebbero la gioia di un appassionato e lavori in corso di nuovissima concezione e tipologia. E poi ci sono professionalità specializzate che nella guida di Andrea Zagato e Marella Rivolta trovano il centro propulsore e collettore di energie, idee, competenze. Loro stessi ci spiegano in che modo: con chiarezza, concisione, risolutezza. In perfetto stile Zagato.

STORIA

Zagato dal 1919: chi sono i protagonisti delle svolte più rilevanti nell’evoluzione della Zagato, quali le tappe salienti, le vicende più significative?

La storia Zagato si snoda attraverso tre generazioni: mio nonno, mio padre e me.
E’ una evoluzione nel vero senso della parola, in quanto ognuno di noi ha dato un’impronta diversa dalle precedenti ma complementare.
Mio nonno Ugo, il fondatore della Carrozzeria Zagato, ha avuto l’intuizione di trasmigrare tecniche e materiali aeronautici alle vetture da corsa. E’partito da zero, ma la validità della sua iniziativa ha fatto crescere in fretta fabbrica e nome. Le Alfa Romeo carrozzate Zagato hanno vinto quasi tutte le gare a cui hanno partecipato.
Mio padre, invece, si è dedicato direttamente alle corse, vivendo in prima persona la figura di Gentleman driver dal 1950 al 1970. Ha contribuito allo sviluppo del concetto di Coupè e di vettura Granturismo in Italia e nel mondo, assicurando continuità al marchio nella tradizione delle vetture sportive.
Nei primi anni ’90, infine ho deciso di orientare il marchio al design, in modo flessibile, abbandonando la produzione e concentrando tutta l’attenzione sul percorso progettuale che va dall’idea al prototipo.
Mia moglie Marella Rivolta, nipote di Renzo Rivolta, ideatore dell’Isetta, prima citycar della storia, mi affianca tutt’oggi in quest’avventura ricca di stimoli e di sfide.

Chissà quanti racconti in tre generazioni…Modelli che hanno fatto storia, personaggi del mito, il privato della famiglia: un mondo favoloso, per un ragazzo. Quale memoria ne conserva? Quali eventi sono rimasti più impressi e quali hanno avuto un ruolo determinante nelle sue scelte di adulto?

Solo sugli aneddoti delle corse mio padre ha scritto un libro!
Sono tante le cose da ricordare e le situazioni vissute… Ciò che tutt’oggi mi stupisce è il fatto che mi ringrazino per non avere lasciato morire il marchio e di averlo traghettato nella terza generazione Zagato. Ciò che ha portato alle mie scelte da adulto è stato proprio il vivere e seguire il cammino della mia famiglia e del marchio. Riflettendo sull’evoluzione dal 1919 ho intuito quale sarebbe stata la fase dl XXI secolo: il design, l’innovazione e la flessibilità.

Quale è stato il suo percorso professionale?

Mi sono laureato in economia alla Bocconi con una tesi sul rapporto tra marketing e design. Il corso di studi mi stava facendo avvicinare al mondo della finanza. Dopo la laurea ho seguito l’azienda di famiglia per poi riconvertirla nell’attuale Centro Design.

Nell’accogliere un testimone tanto impegnativo, non ha esitato a fare cambiamenti radicali nell’assetto della società, a ristrutturare, a dare maggior impulso alla tecnologia nella progettazione, a valorizzare l’immagine…come ha agito allora e come è orientato oggi?

In pratica sono ripartito da zero. Erano i primi anni ’90 quando ho deciso di puntare sul design, sulla tecnologia e sulla flessibilità, abbandonando la produzione, Con pochi collaboratori abbiamo introdotto le tecnologie Cad-Cam nel settore dell’automobile, poi la realtà virtuale. Ho agito con molta determinazione intravedendo processi oggi largamente diffusi, ma non allora.
Oggi siamo orientati a proseguire la strada intrapresa e a consolidarci nei settori allargati del transportation e del product design.

So che considera basilare il sodalizio con Marella Rivolta, partner in affari e nella vita: come condividete questa comunione assoluta di attività professionale e di privato?

E’ bellissimo: come vivere due volte. Si diventa amici e soci. Ci si capisce senza parlare. Oggi stiamo sperimentando una maggiore divisione dei compiti. Complementari.

Senza venir meno alla riservatezza che sottende il vostro rapporto con clienti eccellenti, qualche richiesta curiosa o qualche sfida particolarmente ardua, tra le committenze recenti?

Direi la rinnovata collaborazione con Lancia sulla Ypsilon Sport. La vettura, presentata allo scorso Salone di Ginevra, si proponeva di rispolverare la sportività del marchio Lancia, orientato invece su classe ed eleganza. Una sfida ardua, se consideriamo che la Ypsilon di produzione nasce con una vocazione classica, ma la versione Zagato è stata molto apprezzata da pubblico e appassionati.

Lancia Ypsilon Sport.

Il fiore all’occhiello della Zagato di questi anni?

Direi il Compasso d’Oro per l’Eurotram nel 2001. Un progetto a cui sono molto legato, non solo per i contenuti stilistici, ma per ciò che ha rappresentato per la città di Milano in tema di vivibilità, ecologia e rapporto col trasporto urbano. Un prodotto innovativo e di rottura, apprezzato in diversi ambiti ancora oggi. Per lo stesso cliente, la Bombardier, abbiamo da poco realizzato alcune proposte di stile per il nuovo treno super veloce Cinese, lavoro altrettanto stimolante per la funzione e il contesto operativo del prodotto richiestoci.

DESIGN

Corse e aerodinamica negli anni Venti e Trenta, fuoriserie negli anni Sessanta, edizioni lusso negli Ottanta, campo d’azione esteso a transportation e product design nell’ultimo decennio: segni di riconoscimento e punti di forza del design Zagato, ieri e oggi.

Uno dei principali punti di forza di Zagato è la coerenza. Per questo motivo i caratteri distintivi del marchio di ieri e di oggi sono praticamente gli stessi, ovviamente con l’adeguata trasposizione temporale.
Mi riferisco, ad esempio al funzionalismo, la filosofia secondo la quale il design segue la funzione del progetto; se quest’ultimo raggiunge il suo scopo, quindi un buon risultato, vorrà dire che si è applicato un buon design. L’innovazione, poi, resta una delle nostre prerogative, sia nell’ambito stilistico che nella funzione di prodotto.

Il vostro sistema di lavoro è estremamente evoluto, particolarmente nell’uso dei sistemi Cad-Cam, che, tra l’altro, hanno significativamente aumentato la vostra flessibilità progettuale e reso più agile la realizzazione di modelli e prototipi. Quali sono esattamente le fasi che portano dal progetto al prototipo?

All’ interno della struttura della Zagato di oggi si realizza il ciclo integrato di sviluppo di un prodotto, dall’idea al prototipo funzionante. Abbiamo i reparti di stile, di modellazione Cad-Cam, la realtà virtuale, l’ingegneria, la modelleria (con due frese a controllo numerico) e la realizzazione prototipi.
Grazie a queste attività siamo stati i primi a passare dallo scketch al master per i prototipi senza modelli intermedi ottimizzando enormemente tempi e costi.

I materiali di nuova generazione, o le tecnologie più all’avanguardia, sono di stimolo in un progetto: quali, secondo voi, i più “rivoluzionari” e quali i più promettenti ?

La tecnologia dell’oleogramma è sicuramente interessante e fornirà spunti e stimoli per ulteriori ottimizzazioni dei processi. Le propulsioni ibride, poi, supereranno i problemi dell’inquinamento, tipici dei motori a scoppio, e dell’autonomia limitata, caratteristica dei motori elettrici di prima generazione.

Quanto artigianato e quanto pragmatismo in un progetto Zagato?

Abbiamo la fortuna di poter coniugare tecnologie leader di settore alla sapiente maestria dei battilastra di un tempo. Per esempio un prototipo di una vettura viene realizzato in digitale, verificato in virtuale, fresato a controllo numerico, ma anche realizzato a mano sul master di riferimento, battendo a mano pannelli di alluminio.

Che relazione c'è tra la progettazione di un’automobile e di un oggetto, sia pure hi tech, come un videotelefono?

La flessibilità del Centro Design ci consente di applicare lo stesso processo e le medesime tecnologie progettuali a un’automobile, un’imbarcazione o un telefono. Ci occupiamo di Case design, del guscio di qualsiasi mezzo di trasporto o oggetto nell’ambito “product”. Le differenze ovviamente sono nella realizzazione materiale del prodotto finito.

È utile essere aggiornati sugli stili di vita dominanti e sul costume sociale?

Certamente. Crediamo molto nel rapporto marketing/ design. Inoltre siamo in una location estremamente favorevole in quest’ottica: Milano, crocevia di design, moda, arte e cultura.

Il design di un’auto deve innovare, interpretare il proprio tempo, o tradurre le esigenze della Casa produttrice?

Credo dipenda dalla missione del produttore e dal posizionamento del prodotto.Fondamentalmente potremmo trovare marchi che assolvano tutte le funzioni elencate.
Se lo scopo è comunicare la missione del marchio, il design traduce la missione stessa della casa produttrice.
Se lo scopo è conquistare quote, meglio innovare (design innovativo).
Se lo scopo è difendere quote è opportuno interpretare il proprio tempo.

MERCATO

Che cos’è il lusso, oggi, in un’automobile?

Tutto quello che supera la mera funzione di trasporto ed entra nell’emozione di chi guida.

Come giudicate il mercato automobilistico, alla luce della situazione attuale?

Maturo, all’alba di una rivoluzione che ripenserà il prodotto, il suo ruolo, la sua percezione.

Voi lavorate sempre con un occhio al futuro: quale ritenete possa essere il domani dell’auto, in rapporto all’economia e alle questioni urbane e ambientali?

Un alieno che cada sulla terra penserebbe oggi che sia popolata di esseri metallici a quattro ruote. Dobbiamo ripensare al rapporto uomo-auto, a seconda dei singoli utilizzi: tempo libero, città, viaggi.

Mai accostato un progetto di veicolo a carburante alternativo?

Si. Siamo stati i primi a realizzare un veicolo elettrico negli anni ’70. Prodotto nel ’72 fu anche esportato in USA. Stiamo allestendo qualcosa di estremamente innovativo in ambito di propulsioni alternative che potrebbe rivoluzionare il modo di vivere la città ed il proprio mezzo di trasporto.

Oltre alle automobili, vi occupate anche di veicoli industriali, mezzi di trasporto pubblico, barche. Dopo il capitolo telefonia, prevedete di ampliare ulteriormente il campo d’azione ?

Si, la valenza del nostro marchio può farci interloquire in ambiti pressochè illimitati: moda, arredamento, design per l’abitare…

Quale può essere il settore più stimolante?

Tutti sono ugualmente stimolanti.

Stimoli e prospettive nuove: in Italia o all’estero?

In Italia puntiamo a fronteggiare i mercati emergenti, aiutando le aziende a proteggersi con idee e brevetti. All’estero siamo orientati a proporre l’eccellenza e il lusso del “designed in Italy”.

di Giulia Macrì

Intervista apparsa sul numero 115 di Argento! di Giugno/Luglio 2005