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Intervista FRÉDÉRIC DE NARP Da poco più di un anno direttore generale della Cartier Italia, Frédéric De Narp ci ha narrato la sua esperienza professionale, che lo ha portato in brevissimo tempo a dirigere il più importante marchio di gioielleria al mondo, in uno dei mercati di punta della Maison Cartier.
L'idea di questa intervista è nata dal desiderio di raccontare ai nostri lettori la sua esperienza professionale in Cartier, come è iniziata e come si è sviluppata... Nove anni fa mi sono recato
in Giappone, dopo aver conseguito un Master in International Business
e a-vendo sempre sognato di andare a lavorare in Giappone, perché
intimamente convinto che si potesse integrare nel nostro modo di pensare
occidentale, molto individualista, una parte della grande capacità
giapponese a lavorare in gruppo. Quindi a ventidue anni mi sono recato
lì, avendo nel cuore il desiderio di fare un lavoro internazionale,
confrontandomi con diverse popolazioni, parlando diverse lingue (avevo
studiato un po' il giapponese all'università). Per il lavoro
che cercavo, in Giappone, ho voluto mirare alla vendita, che per me
è una cosa essenziale (penso di essere sempre stato venditore
nell'anima), di pietre preziose, di petrolio o di aerei. Questo in fondo
è stato il mio desiderio fino dall'età di diciassette
anni: fare vendita ad altissimo livello (a diciassette anni ci si monta
un po' la testa...). Ci può raccontare di cosa si trattava? Già durante la mia
permanenza in Giappone avevo fondato una piccola associazione per aiutare
i bambini orfani della Cambogia, raccogliendo fondi attraverso l'organizzazione
di manifestazioni in Giappone, naturalmente a spese mie e dei membri
dell'associazione, garantendo l'efficacia del nostro intervento, perché
portavo io personalmente i fondi in Cam-bogia, nelle mani di persone
di mia conoscenza, assolutamente affidabili, che si occupano dei bimbi.
Una piccola associazione, durata tre anni, che ha permesso il raddoppiamento
della struttura di una scuola per bambini ciechi. Così ogni weekend,
o quando avevo una vacanza, andavo in Cambogia a portare questo denaro. E la sua esperienza in Italia quando è cominciata? Nel giugno '98, quando ho assunto la direzione dei negozi Cartier in Italia, che ho seguito per due anni, fino all'anno scorso, quando sono passato alla direzione generale della marca. A questo proposito, sicuramente i nostri lettori si chiederanno quali siano le funzioni di un direttore generale di marca, quali sono i suoi più stretti collaboratori, quali sono i campi su cui agisce maggiormente... I campi su cui agisco sono
principalmente tutte le funzioni commerciali, dalla strategia di distribuzione
alla diffusione nei negozi... Abbiamo sedici boutique monomarca in
Abbiamo
notato dei cambiamenti nell'immagine Cartier, che mostra ora con orgoglio
l'impiego di movimenti forniti da Case di alta orologeria, come la Girard-Perregaux.
Abbiamo sempre indicato la provenienza dei movimenti, fa parte della cultura e della tradizione storica di Cartier di chiamare altri collaboratori e altre manifatture di alta orologeria a collaborare insieme e sviluppare movimenti. Quindi o il movimento è originale, e questo lo abbiamo sempre fatto dal 1907, o è derivato da calibri di altre manifatture. Questo spirito di collaborazione con altre Case di alta orologeria per sviluppare insieme dei prodotti è sempre più forte, ma parte comunque da un nostro input, per realizzare dei movimenti di derivazione che possano essere indicati come calibri Cartier, alla fine. Quindi, ripeto, orientando noi le modifiche da fare sul movimento: questo è il movimento Car-tier. Là dove il movimento è originale non c'è niente da nascondere, lo dichiariamo. Non penso, e ne sono sicuro, che ci sarà mai un passo indietro nella storia del marchio. Cartier va avanti e non guarda al passato, ma al futuro, e non penso che questa sia una filosofia nata oggi: è un processo di continuità. Si potrebbe dire che Cartier è un marchio che fa da ponte tra l'alta orologeria e l'alta gioielleria? Sì. Penso che la Collection Privée Cartier Paris simboleggi l'unione costruttiva tra forme e movimenti, che caratterizza l'orologeria Cartier. Anche se Cartier ha fatto comunque un genere nuovo. Se dal 1853 troviamo tracce di movimenti di alto livello e troviamo nella storia di Cartier partnership con altre manifatture, vuol dire che nella storia della Maison c'è sempre stata questa capacità e necessità di essere inventivi, creatori, non solo a livello estetico ed artistico, ma anche a livello tecnico. Le recenti acquisizioni da parte di Richemont di nuovi marchi di orologeria (Lange, Jaeger-Le Coultre ed Iwc) aprono ancora ulteriori strade adesso... Certamente. Ci saranno nuovamente orologi Cartier con movimenti Jaeger-LeCoultre? Ci saranno effettivamente nuove strade. E questa è una possibilità e una forza in più per il marchio Cartier. |
